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Emmanuele A. Jannini |
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La Consexus, la <<Consensus Conference sulla Sessualità degli italiani>>
che ho avuto l’onore di coordinare un paio di anni fa è stata
un’esperienza affascinante: io, andrologo e sessuologo, uno scienziato
legato al mondo dei numeri e dell’accademia, mi ero trovato a discutere
con un’icona del femminismo, Shere Hite e con un giornalista come
Maurizio Costanzo. C’erano con noi un antropologo impegnato sul campo,
Alberto Salza e un grande semiotico, Ugo Volli, per capire come era
cambiata la coppia e il rapporto degli italiani col sesso. Individuammo
subito un parallelismo: cinquant’anni fa era stata la pillola
anticoncezionale a permettere la liberazione della donna e la
rivoluzione sessuale. Una tesi sposata da Giampiero Mughini
nell’elegante e nostalgico Sex Revolution (Mondadori, 2007). Ma
giusto dieci anni fa qualche cosa di simile era avvenuto anche per il
maschio, e ancora una volta era stata una pillola, quella blu, il Viagra.
Abbiamo immaginato un maschio liberato prima di tutto da se stesso, dai
suoi fantasmi (il primo dei quali –atavicamente- è proprio perdere
l’erezione). Abbiamo ipotizzato che la Viagra Revolution
(1)
non fosse
stata solo la fine dell’incurabilità di una patologia diffusissima come
la disfunzione erettile, ma molto di più. Abbiamo immaginato che
l’affidabilità, la sicurezza di Viagra avessero reso i sessi meno
distanti. Una vera e propria Seconda Rivoluzione Sessuale. Il Viagra man
è chi non deve più concentrarsi su ciò che succede tra le proprie gambe
e che ha imparato a guardare chi ha di fronte…
Si trattava ora di cercare delle conferme proprio nei numeri. La ricerca
di uno dei più autorevoli istituti di sociologia, Giampaolo Fabris
(finalmente uno studio rigoroso sul piano metodologico, dopo tanti
sondaggini senza valore scientifico) ci ha detto: sì, è vero, gli
italiani sono profondamente cambiati. E in meglio.
Ci hanno raccontato in tutte le lingue che la coppia è in crisi, che il
maschio è in fuga, che non si fa più l’amore. Ci hanno spiegato che la
rivoluzione femminista ha trasformato le donne in esigenti compagne di
letto, subito pronte a criticare le prestazioni maschili. La grande
ricerca dell’Istituto GPF dice che è vero che la rivoluzione femminista
ha seminato e che ora raccoglie i frutti: 88.6% degli italiani pensa che
<<oggi nell’ambito sessuale la donna non ha più un ruolo passivo, ma
esprime anche i propri desideri e bisogni>>. Nel 1978 solo il 4% delle
donne prendeva autonomamente l’iniziativa per avere un rapporto
sessuale. Ora, per il 70% degli intervistati non è necessario che sia il
maschio a fare il primo passo. Una radicale inversione di tendenza.
L’ansia da prestazione maschile, una vera malattia sociale di qualche
decennio fa, è ora un fantasma solo per alcuni.
Ma il sociologo deve anche registrare le luci e le ombre: <<portare
avanti un rapporto di coppia è faticoso perché il ruolo maschile è
sempre più incerto, non chiaro>>. Lo pensano soprattutto le donne, il
65%, contro il 55% dei maschi (evidentemente assai meno dubbiosi): è
un’accusa al maschio “effeminato” o il timore di perdere potere nei
territori tradizionalmente femminili? In effetti la rivoluzione c’è
proprio stata. I maschi sono presenti nelle cure parentali come non mai
dall’inizio della società patriarcale (<<un uomo che cambia i pannolini
al figlio non perde forza e virilità>>: è d’accordo un plebiscitario
83.3%). Ma c’è di più. Dov’è finito il maschio genitocentrico, quello
per cui, come si diceva, “basta che respiri”? Dov’è il macho teso solo a
ghermire il piacere penetrativo per poi sparire alla ricerca di nuove
avventure, il bavero alzato, avvolto nella nuvola dell’eterna sigaretta?
Oltre i ¾ dei maschi italiani rifiuta oggi, incredibilmente, il sesso
senza passione amorosa: un veramente rivoluzionario 76.6% è
abbastanza/molto d’accordo che <<non è possibile avere rapporti sessuali
soddisfacenti senza un coinvolgimento affettivo
(2)
>> mentre l’88.3%
condivide l’affermazione <<Oggi l'uomo nel rapporto sessuale è attento
anche alle esigenze della donna, in passato era interessato solo al
proprio piacere>>. La dimensione sentimentale e affettiva è divenuta una
costante universale del sesso-pensiero italico: <<l’uomo oggi, per
riuscire a sedurre una donna, deve saper parlare con lei e ascoltarla>>
(90.2% di consenso, l’<<uomo-che-non-deve-chiedere-mai>> è morto e
sepolto!). Quindi una scoperta da parte maschile (le donne l’hanno
sempre saputo) del ruolo della tenerezza
(3 a
b )
.
Insomma, un maschio diversissimo da come ce l’eravamo immaginato. Tutto
ciò è stato intuito da tre socio-giornalisti newyorkesi che descrivono
il nuovo maschio e lo battezzano Übersexual. Sono rimasti in pochi,
perlopiù emarginati a scimmiottare il cowboy alla Marlboro Country, o il
più moderno macho alla Beckham. Ma sta anche tramontando il fatuo e
vacuo compagno delle quattro amiche di Sex & the City, il metrosexual
<<attento allo stile, alla cura del proprio corpo e più incline allo
shopping di quanto lo siano le donne>>. È invece un nuovissimo Clooney-like, <<curato nell’aspetto, ma non fa Il sesso al Tempo del
Viagra è dunque cambiato radicalmente. Ma alcune previsioni sono state
disattese. Quando uscì Viagra ci fu chi chiese di indicare tra gli
effetti collaterali: “può indurre il tradimento”. Non era vero: il
maschio italiano del nuovo millennio tradisce assai meno che 20 anni fa.
Siamo passati dal 27% di fedifraghi del 1978 a un misero 18% del 2000
(Censis 2000). Certamente non è solo opera della Pillola blu: Riflusso e
AIDS hanno giocato un ruolo tutt’altro che marginale. Nell’insieme
quindi si intravede una coppia più unita, più tenera: lei più capace di
chiedere sia il sesso sia l’amore, e lui finalmente capace di
rispondere. Chi può ancora sostenere che la coppia è in crisi?
I soloni
(4 a
b
c )
della sessuologia avevano da tempo sentenziato: non si fa più
l’amore. La crisi del desiderio sarebbe il vero male della sessualità
contemporanea. Ma è veramente così? In realtà, gli italiani, seppur più
fedeli, fanno l’amore tanto quanto lo facevano in piena rivoluzione
sessuale (si è passati, in media, da 6.8 a 6.1 rapporti al mese,
confrontando i dati di GPF del 1978 con quelli attuali). E questa è una
notizia importante, che smentisce la volgata di una società sempre più
iposessuale, anestetizzata.
In conclusione, la Viagra Revolution
(5)
non era dunque una proiezione della
nostra Consexus del 2005, ma un fenomeno sociale reale: il 61% pensa che
<<come la pillola anticoncezionale in passato ha rappresentato una
rivoluzione, così oggi e domani lo sarà il Viagra>>. Certo, ci sono
tanti chiaroscuri: ancora per troppi le pillole dell’amore sono un
sconfitta (il 60.8% non le userebbe, se ne avesse bisogno ). Ma una
percentuale quasi uguale (i contrasti sono la dimostrazione che il
sondaggio riflette la realtà), il 57.3%, considera il Viagra <<una via
per ritrovare l’armonia di coppia>>: gli italiani stanno sempre più
comprendendo che la vera sconfitta non è una medicina, ma il silenzio
sessuale.
Viagra revolution
(1)
è chiaramente una sineddoche. Si prende il
capostipite (Sildenafil, cioè Viagra) per rappresentare la famiglia
degli “inibitori della fosfodiesterasi 5” (Vardenafil, Levitra e
Tadalafil, Cialis). Si tratta non già di afrodisiaci, ma di
“condizionatori” della risposta erettile maschile. Inibendo l’enzima
inibitore (la fosfodiesterasi 5), permettono alle naturali erezioni di
manifestarsi. Il maschio da sempre terrorizzato di perdere l’erezione,
per definizione capricciosa e incostante (quello stesso maschio che ha
costruito, non appena ha potuto, menhir, obelischi, scettri, campanili e
grattacieli per rappresentare se stesso e il potere, da cui il binomio
potenza-impotenza) è stato per la prima volta liberato.
Note (1) (2) (3) (4) (5) per visualizzarle
posizionare il mouse sul relativo numero all'interno del testo.
* Emmanuele A. Jannini
Coordinatore del Corso di Laurea in Sessuologia – Università dell’Aquila