 |
|
Francesco
Cecconi
* |
|
Individuato uno dei
meccanismi in grado di controllare la capacità delle cellule di
sopravvivere e di dividersi dopo aver subito un grave danno del loro
DNA: la scoperta è frutto di una collaborazione italo-francese tra l’IRCCS
Fondazione Santa Lucia di Roma e l’Istituto Gustave Roussy di Parigi. Ad
essere evidenziata è stata una nuova funzione di una proteina già nota
denominata Apaf1: questa è risultata coinvolta sia nel cosiddetto
suicidio della cellula (apoptosi) sia nel blocco della sua suddivisione.
La scoperta ha importanti implicazioni per la medicina: infatti, alcuni
tipi di tumori al polmone presentano nel nucleo cellulare alti livelli
di questa proteina, già in passato associati ad una prognosi più
favorevole della malattia.
Tutte le cellule del nostro organismo sono esposte quotidianamente ad
una gran quantità di agenti tossici o cancerogeni, quali le radiazioni
ionizzanti o sostanze chimiche presenti nell’aria: ciò produce danni al
DNA, con drammatiche conseguenze per l’equilibrio dei tessuti quando la
singola cellula non è in grado di prendere adeguati provvedimenti. Per
fronteggiare tali attacchi esiste un meccanismo naturale di protezione,
una sorta di “controllo di qualità” che monitorizza continuamente il
DNA. Quando un danno è troppo grave per essere riparato in tempi brevi,
una cellula ha due possibilità: interrompere le sue divisioni, evitando
che il danno sia ereditato dalle cellule figlie, oppure suicidarsi.
Apaf1 è importante per entrambe le soluzioni. Se il danno è
irreparabile, la proteina determina il suicidio cellulare. Invece se il
danno è difficile ma non impossibile da riparare, Apaf1 si trasferisce
nel nucleo della cellula dove, a contatto con il DNA, blocca ogni
divisione successiva. In altre parole, la presenza di Apaf1 a contatto
col DNA garantisce il perfetto funzionamento del controllo di qualità e
impedisce alle cellule di “impazzire”, quindi di duplicare il loro DNA
danneggiato e di trasformarsi in altre cellule tumorali.
Il nuovo ruolo che Apaf1 gioca in questo controllo è descritto nello
studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Molecular
Cell e porta la firma del professor Guido Kroemer, francese, uno dei
massimi esperti mondiali nello studio dell’oncogenesi. Coautore è il
dottor Marcello D’Amelio della Fondazione Santa Lucia; un contributo
essenziale è venuto dal dottor Roberto Amendola dell’Enea. Il lavoro dei
ricercatori italiani è stato diretto da Francesco Cecconi, professore
ordinario di Biologia dello Sviluppo alla Facoltà di Scienze
dell’Università di Roma Tor Vergata e responsabile del Laboratorio di
Neuroembriologia Molecolare della Fondazione Santa Lucia.
“La nostra ricerca ha duplice rilevanza - chiarisce Cecconi -
individua una molecola con un ruolo decisivo nella genesi dei tumori e
ne definisce molteplici funzioni. Apaf1 era già stata da noi studiata
come molecola chiave nello sviluppo embrionale e nel mantenimento in
buone condizioni del sistema nervoso. Le nostre scoperte ci fanno anche
pensare che le molecole coinvolte nel suicidio cellulare possano, in
generale, esercitare altre funzioni, più difficili da individuare ma più
sofisticate; se così fosse, modulare tali molecole potrebbe
potenzialmente consentire il trattamento di un gran numero di malattie,
dalle neurodegenerazioni ai tumori.”
“Quando Apaf1 viene inattivata in laboratorio – sottolinea
D’Amelio - le cellule sfuggono ad ogni controllo. Non solo non si
suicidano come dovrebbero, ma crescono indisturbate, tramandando la loro
follia alle cellule figlie, rese così capaci di proliferare enormemente.
Il fatto poi che Apaf1 svolga questo ruolo in moltissime specie viventi,
dai vermi piatti all’uomo, lo fa aggiungere alla lista delle molecole
più rilevanti nelle terapie antitumorali”.
Ricerca della Fondazione Santa Lucia