Genova Anno V - n°31 - 23.11.2007 Pagine Nazionali

Informare i pazienti e non solo


Linda Mariantoni - redazione@clicmedicina.it

La notizia
Per i medici italiani a ormai una parola d'ordine: informare i pazienti. Almeno 8 camici bianchi su 10, infatti, distribuiscono materiale informativo ai loro pazienti, saziando così la 'fame' di conoscenze medico-scientifica che investe ormai la maggioranza dei cittadini del Belpaese. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato fra i camici bianchi da 'Quotivadis', quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis. Solo l’11% dei dei medici dichiara di distribuire "raramente" materiale informativo, mentre solo il 5% afferma di non farlo "mai.


Commento

Molti pazienti vogliono conoscere tutto: la malattia, le possibilità di cura, le incertezze della terapia. Non si tratta però solo di curiosità. L’impressione è quella che, giustamente, si soggetti ricoverati vogliono avere un ruolo attivo nelle decisioni da assumere. Nell'informare il paziente o la famiglia, il medico assume un ruolo importante che, da quel momento, diventa l’unico referente: lui deve consigliare ed intervenire in merito alle modalità di cura. A volte l’impatto diventa drammatico qualora si tratti di malattie invalidanti o di prognosi incerta sia nell’interessato che nei loro familiari. Sintomi di ansia e paura sono comuni e comprensibili, il paziente deve affrontare delle cure pesanti per combattere una malattia grave o accettare inerme un’invalidità, deve fare - o subire - delle scelte importanti, deve affrontare interventi chirurgici, esami di controllo, terapie impegnative, sarà soggetto ad effetti collaterali, a menomazioni funzionali, temporanee o croniche, deve convivere con la paura della morte.

 

Il medico è in grado di assumersi anche il ruolo di supporto? O forse in questi casi lo psicologo potrebbe valutare la capacità del paziente e della famiglia, di sopportare e superare simili scogli? Nonostante le direttive solo il 40% dei medici, come risulta dal sondaggio, informano sempre il paziente e il 44% a volte. Allora, cosa succede? Sono medici che non sono preparati a questo compito o , non conoscendo un linguaggio semplice e comprensibile capace di arrivare al paziente come un’iniezione di coraggio, riescono, nonostante gli sforzi, a comunicare poco? Oggi disponiamo di sanitari eccellenti, capaci di risolvere i casi più complicati ma forse non di buoni comunicatori…perché non hanno tempo, perché sono stressati dal lavoro e dalla burocrazia. Semplicisticamente potremmo dire che non si può avere tutto e che sarebbe meglio guarire, anche se si comprende poco. Ma il problema non è questo. A volte si capisce poco ma pazienti e familiari si fidano del medico. Oggi però la necessità, oltre all’informazione è un’altra: i pazienti voglio parlare, con il medico delle cure e delle malattie, ma con gli altri di tanti altri problemi, che dovranno affrontare anche quando saranno dimessi. Per questo riteniamo che una o più figura di psicologo, nei reparti di medicina o chirurgia, dovrebbe essere la regola…anche per aiutare il medico a comunicare meglio.


 






 
 
 
 
 
 
 

  



Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati