Schering-Plough ha annunciato oggi l’approvazione, lo scorso 30 ottobre,
da parte della Commissione europea, della terapia standard di
associazione per 48 settimane con peginterferone alfa-2b (1,5 mcglkg una
volta la settimana) e ribavirina (800-1.400 mgldie) per il ritrattamento
dei pazienti adulti con epatite C cronica in cui una precedente terapia
di associazione con interferone alfa (pegilato o non pegilato) e
ribavirina o con solo interferone alfa non aveva prodotto una risposta
sostenuta. Il trattamento con peginterferone alfa-2b e ribavirina è la
prima e unica terapia di associazione approvata nell’Unione Europea (UE)
per il ritrattamento dei pazienti con epatite C che non hanno risposto
alla terapia o che hanno avuto una recidiva clinica.
L’approvazione della Commissione europea di questa estensione delle
indicazioni per l’associazione peginterferone alfa-2b e ribavirina si
traduce in un’autorizzazione all’immissione in commercio a scheda
tecnica unificata valida per gli attuali 27 membri della UE più Islanda
e Norvegia.
«Questa approvazione rappresenta un’opzione per i numerosi malati di
epatite C che sono andati incontro ad un precedente fallimento
terapeutico, in quanto dà loro una seconda possibilità di successo»
ha dichiarato Nadine Piorkowsky, presidente della European Liver Patient
Association (ELPA). «Questi pazienti desiderano eradicare il virus e
ora, dopo 12 settimane di ritrattamento con la terapia di associazione
con peginterferone alfa-2b e ribavirina, possono capire se hanno buone
probabilità di raggiungere la risposta sostenuta al termine di un ciclo
terapeutico di 48 settimane».
L’approvazione si basa sui risultati di uno studio clinico non
comparativo tuttora in corso (EPIC3)1, in cui 1.336 pazienti con fibrosi
da moderata a grave o cirrosi, che non avevano avuto beneficio da una
precedente terapia di associazione con interferone alfa e ribavirina,
sono stati ritrattati con l’associazione di peginterferone alfa-2b e
ribavirina.
In questo studio, la risposta virologica alla 12a settimana di
trattamento si è dimostrata un importante fattore predittivo della
probabilità di ottenere la risposta virologica sostenuta (SVR —
Sustained Virological Responso): il 57 per cento dei pazienti che alla
12 settimana di trattamento avevano I’RNA virale (HCV-RNA) non
rilevabile, avevano raggiunto la SVR al termine del ciclo terapeutico di
48 settimane. All’interno di questo sottogruppo, le percentuali di SVR
sono state del 59 e del 47 per cento, rispettivamente, nei pazienti in
cui non avevano avuto successo precedenti terapie con interferone non
pegilato o pegilato.
Nel complesso, circa il 37 per cento dei pazienti arruolati nello studio
era caratterizzato da virus non rilevabile alla 12a settimana. Altro
dato rilevante: i pazienti che avevano raggiunto una significativa
riduzione del virus (superiore a due logaritmi), ma che non riuscivano
ad azzerare la carica virale alla 12a settimana, avevano scarse
probabilità (6 per cento) di ottenere la SVR. Nel complesso, il 23 per
cento dei pazienti arruolati nello studio ha raggiunto la SVR, incluso
il 16 per cento di coloro che avevano fallito un precedente trattamento
di associazione con peginterferone e ribavirina. La SVR è definita come
HCV-RNA non rilevabile a 24 settimane dalla fine del trattamento.
«Sulla base della storia della terapia del paziente, questi risultati
con peginterferone alfa2b permettono ai cImici di identificare quali
pazienti, in questa popolazione così difficile da trattare, siano
candidati al ritrattamento e abbiano maggiori probabilità di raggiungere
una risposta virologica sostenuta» ha dichiarato il clinico medico
francese Thierry Poynard, docente all’Università di Paris VI — Hòpital
Pitié-Salpétrière e coordinatore dello studio. «La predittività della
risposta a pegmnterferone alfa-2b significa che i pazienti con virus non
rilevabile alla 12a settimana hanno un’ulteriore possibilità di
successo, indipendentemente dal fatto che abbiano fallito una precedente
terapia con interferone pegilato o non pegilato, e possono essere
motivati a continuare la terapia, mentre nei pazienti che non riescono a
ottenere una risposta precoce, la terapia può essere interrotta con
sicurezza».
Nello studio, il fallimento di una precedente terapia era definito come
recidiva o non- risposta a uno o più cicli di cura con interferone alfa
associato a ribavirina (HCV-RNA positivo dopo almeno 12 settimane di
trattamento). I pazienti che erano HCV-RNA negativi alla 12a settimana
di terapia l’hanno proseguita per un totale di 48 settimane e sono stati
seguiti per 24 settimane dal termine della terapia.
In base ai risultati di questo studio clinico, la durata raccomandata
della terapia di associazione con pegmnterferone alfa-2b e ribavirina
nel ritrattamento dei pazienti con un precedente fallimento terapeutico
e che hanno il virus non rilevabile alla 12a settimana è di 48
settimane, indipendentemente dal genotipo di HCV.
EPIC (Evaluation of Eeg!ntron in Control of hepatitis O Cirrhosis) è un
grande studio clinico multicentrico che si propone di valutare in circa
140 paesi nel mondo i benefici di peginterferone alfa-2b nei pazienti
con fibrosi e cirrosi.