Genova Anno V - n°31 - 23.11.2007 Pagine Nazionali

del 30/11/2007

Malattie respiratorie: in Italia è emergenza


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«Per i Pronto soccorso sarà una vera tragedia, saranno presi d'assalto - dice Antonio Corrado Presidente dell'Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO) - soprattutto se l'inverno sarà rigido come previsto e se la vaccinazione non sarà stata massiccia. Ma le malattie respiratorie sono un'emergenza sociale tutto l'anno. Sembrano inarrestabili. Aumentano soprattutto tra le donne che, di voler smettere di fumare, non ci pensano proprio. Prepariamoci, in un domani molto prossimo, ad un'Italia di invalidi».

«Sono nove milioni gli italiani che soffrono di allergie respiratorie e di questi quattro milioni finiscono ricoverati in ospedale - dice Antonio Corrado, Direttore della Terapia Intensiva Pneumologica di "Careggi" Firenze e Presidente del Congresso Nazionale AIPO e UIP con la co-presidenza di Cesare Saltini che si apre a Firenze il 4 dicembre - Le malattie dei bronchi e dei polmoni colpiscono circa dieci milioni di italiani e otto di questi soffrono di una malattia respiratoria cronica. In Italia sono quasi tre milioni le persone che soffrono di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) che, nel nostro Paese, il dato è veramente preoccupante, provoca 50 decessi al giorno. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità la BPCO attualmente è la quarta causa di morte nei Paesi industrializzati: nel 2020 sarà la terza causa di morte e la quinta causa di invalidità nel mondo. Ed è proprio l'invalidità che preoccupa i pneumologi ospedalieri. Se non si corre ai ripari- soprattutto nei confronti del fumo e dell'inquinamento- l'Italia rischia di avere un esercito di invalidi. Secondo l'OMS, le 5 più importanti malattie respiratorie non solo causano il 17 per cento di tutte le morti, ma sono anche responsabili del 13 per cento di tutti gli anni di vita in buona salute persi per invalidità. Le malattie respiratorie, in Italia, sono la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Questo è lo scenario sul quale il Congresso di Firenze discute per dare risposte all'emergenza non solo in chiave medica ma anche sociale dal momento che il nuovo Piano Sanitario ha incluso le malattie respiratorie fra le grandi patologie, insieme a quelle cardiovascolari, ai tumori e al diabete. Una decisione storica».

Inverno & Influenza: iniziato il conto alla rovescia
«I meteorologi prevedono un inverno molto rigido e con frequenti sbalzi di temperatura -
spiega Antonio Corrado - E questo non può che preoccupare. Ci aspettiamo quindi una tragedia per i pronto soccorso che saranno, anche quest'anno, presi d'assalto e sarà difficile riuscire a fronteggiare le richieste. La situazione potrebbe precipitare se dovesse risultare che la vaccinazione non è stata così generalizzata come ci si auspica e se si dovesse constatare che il virus previsto per il vaccino non è esattamente quello che arriva in Italia. Un inverno particolarmente rigido può rendere l'influenza particolarmente aggressiva. La bassa temperatura corporea favorisce, infatti, la replicazione virale. La temperatura molto bassa facilita l'insorgenza del raffreddore, che crea problemi dato che disattiva sistema della termostatizzazione naturale. In pratica, ai polmoni dovrebbe giungere un'aria priva di batteri e comunque la più depurata possibile e questo viene garantito dalle prime vie aeree. Ma se per colpa del raffreddore il naso viene messo fuori uso ecco che il sistema di termostatizzazione naturale salta. Si respira con la bocca e l'aria che inaliamo non è più "filtrata" e adeguatamente umidificata. Gli sbalzi termici sono ugualmente pericolosi perché si corre il rischio di sudare e poi raffreddarsi repentinamente. Un'alternanza che non fa certo bene all'organismo che diventa così più vulnerabile».

Fibrosi polmonare: un killer che avanza
«La fibrosi polmonare idiopatica è un vero killer - dice Cesare Saltini, co-presidente con Antonio Corrado del Congresso dell'Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO) e dell'Unione Italiana per la pneumologia (UIP). Cesare Saltini è Ordinario all'Università di Tor Vergata e Responsabile dell'Unità Malattie Respiratorie del Policlinico "Tor Vergata" di Roma - La più pericolosa fra le malattie interstiziali respiratorie. Basti pensare che la sopravvivenza dopo la diagnosi, che purtroppo è tardiva nella gran parte dei casi, è mediamente intorno ai tre anni. Un problema nel problema è infatti l'individuazione della malattia nel paziente, perché i sintomi sono spesso sottovalutati. Della fibrosi polmonare idiopatica non si conosce la causa. L'evoluzione della malattia è inizialmente molto lenta. Non esiste, ad oggi, una cura efficace, ma sono in corso di sperimentazione diversi nuovi farmaci, efficaci almeno nell'arrestare la progressione della malattia ».

Tumore del polmone. Una buona notizia: c'è una TAC che lo "stana" prima
«La grande novità, in assenza di terapie mediche risolutive e con la chirurgia che rimane l'unica arma - dice Saltini - è rappresentata dalla possibilità di individuare tumori di cinque millimetri nel polmone del soggetto 3-4 anni prima che si manifesti la malattia con un sintomo preciso. E' una tecnica cinque volte più sensibile della radiografia del torace. Questa metodica è in fase sperimentale: utilizza una TAC multistrato. Conoscendo la gravità del tumore del polmone, l'assenza di farmaci "curativi" ed i limiti della chirurgia, questo passo in avanti rappresenta la possibile svolta davanti ad un grande killer. L'incidenza del tumore del polmone è stazionaria: è al terzo posto in termine di frequenza tra le neoplasie diagnosticate negli uomini (14,2 per cento di tutti i tumori) mentre è al quarto posto tra le donne (4,6 per cento di tutti i tumori). E' invece la prima causa di morte per tumore tra i maschi e la terza tra le donne. Nel 2005 i nuovi casi di tumore del polmone sono stati 32730 ( 25791 negli uomini e 6939 nelle donne). Il fatto che l'incidenza sia rimasta stazionaria, in minimo declino fra gli uomini e in aumento tra le donne, non è una bella notizia»

Fumo: il sorpasso delle donne
Fumo, ultimo rapporto. Le donne ad un passo dagli uomini. Sette milioni gli uomini che fumano, cinque le donne. Sulla prima sigaretta il sorpasso è già avvenuto. Sul numero totale dei fumatori che accendono la prima sigaretta il distacco si è ridotto a cinque punti percentuale. «E' questa la più preoccupante realtà dell'epidemiologia del fumo - dice Sandra Nutini, Responsabile del Gruppo di Studio Prevenzione fumo di tabacco e ambiente dell'AIPO e Direttore dell'Unità Operativa di Pneumologia 2 Azienda Ospedaliera Universitaria "Careggi", Firenze - Sono i giovani ma soprattutto le donne che non vogliono sentir parlare di smettere o di evitare di cominciare. Iniziano prima, fumano molto e sono refrattari ai divieti e alle raccomandazioni della Legge Sirchia. Ma il quadro diventa ancor più grave se si pensa che un giovane su dieci fuma mentre guida la moto e tre su dieci alla guida dell'auto. Il sorpasso delle donne sugli uomini è già avvenuto per l'età della prima sigaretta. Prima dei 15 anni sono quasi 28 su cento le adolescenti che accendono la prima sigaretta, i maschi sono quasi 26. Un sorpasso impensabile solo una decina di anni fa».

Una speranza dal Parlamento
«La FIMPST, in collaborazione con AIPO, SIMeR e Associazioni di Pazienti- dice Antonino Mangiacavallo, Presidente della Federazione Italiana contro le Malattie Polmonari Sociali e la Tubercolosi (FIMPST) ha presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge che prevede nuove norme per il trattamento delle malattie croniche dell'apparato respiratorio, con particolare riguardo per la Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). La proposta di legge, che vede firmatari rappresentanti di tutti i gruppi Parlamentari presenti alla Camera, prevede una serie di interventi a favore dei pazienti affetti dalle suddette patologie, in particolare il riconoscimento per la BPCO di "malattia sociale" così come avvenuto in passato per l'asma bronchiale. Oltre ai benefici previdenziali ed assistenziali, ciò permetterebbe ai milioni di pazienti affetti da BPCO di rientrare fra gli esenti dalla partecipazione alla spesa sanitaria, cioè non graverebbero sui pazienti i ticket su esami e farmaci».


 






 
 
 

  



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