Signora, Signore,
quale presidente dell’associazione in intestazione, creata il 16 giugno
2007 a Strasburgo, nonché medico e io stessa paziente operata dal
Professor Maitrot neurochirurgo all’ospedale CHU de Hautepierre di
Strasburgo Vi scrivo a nome di tutte le persone affette da questa
malattia rara, orfana Le Cisti Meningeo-Sacrali di Tarlov.
Si tratta di una malattia che riguarda le radici nervose situate
all’interno del SACRO. Le guaine, continuazione delle meningi, che
circondano i nervi interessati al bacino (zona pelvica) e agli arti
inferiori, si dilatano per ragioni a tutt’oggi sconosciute riempiendosi
di liquido cerebro-spinale. Il liquido cerebro-spinale si accumula
progressivamente in queste cisti e non riesce più ad uscirne. Le cisti
si ingrossano poco a poco provocando la compressione di uno o più nervi
che le attraversano. L’osso del sacro subisce una pressione interna e
spesso viene eroso e assottigliato all’estremo. Questo triplo danno:
osseo, meningeo e neurologico (che comporta alla lunga una degenerazione
evidenziata dall’elettromiografia) è estremamente doloroso. Conosciamo
bene i dolori scatenati dalla compressione di un nervo nel caso di ernia
discale. Qui si tratta spesso della sofferenza di più nervi che danno
origine a dolori di tipo nevralgico alle gambe talvolta anche con
difficoltà alla deambulazione, problemi urinari e più in generale a
tutta la zona pelvica. Si incontrano spesso intense cefalee dovute
probabilmente ai problemi di circolazione del liquido cerebro-spinale.
E’ ben nota l’intensità dei dolori nei casi di meningite che altro non è
se non una infiammazione di queste guaine che sono fortemente innervate.
Nel nostro caso la dilatazione delle guaine può ugualmente generare
dolori intensi. A questo si aggiungono i dolori ossei legati alla
pressione delle cisti situate all’interno del sacro, elemento rigido
(non estensibile). I dolori profondi e lancinanti al lato esterno delle
anche che sono irradiati dal sacro, molto tipici di questa malattia come
anche delle lombalgie recidivanti, rendono velocemente insostenibile la
posizione da seduti. La deambulazione spesso si presenta difficoltosa.
Immaginate dunque la sofferenza di queste persone:
1. Sofferenza fisica derivante dal triplo danno sopradescritto e dalla
lungaggine dei medici (spesso poco informati) nell’ arrivare a una
diagnosi e poi nello stabilire la terapia adatta ad alleviare i dolori.
C’è poi una maggiore attesa dovuta al fatto che il Professor Maitrot è
attualmente l’unico in Europa a realizzare questo tipo di intervento.
2. Sofferenza psicologica anche: poiché alla lunga c’è una forte
ripercussione sul morale di queste persone sofferenti incessantemente
malgrado l’impiego di un “arsenale terapeutico” pesantissimo tra cui
spesso anche la morfina. D’altra parte questa malattia poco conosciuta è
spesso negati dagli stessi medici, compresi gli specialisti che la
inquadrano spesso come psicosomatica, leggi anche isterica. Soffrire
senza che la proprio sofferenza venga riconosciuta è demoralizzante e
perfino distruttivo!
3. Ripercussione economica e sociale: infine aggiungo che, da quanto
emerge dalle storie dei nostri associati, non di rado i Tarloviani
arrivano anche alla perdita del lavoro poiché la posizione seduta è
molto penosa, l’intensità dei dolori impedisce di riposare
sufficientemente la notte e dunque diminuisce la resa sul lavoro.
Essendo questa patologia poco o addirittura non riconosciuta dai servizi
sanitari non vengono concesse sospensioni dal lavoro di lunga durata,
l’assistenza mutualistica rifiuta il suo aiuto, le ditte non
predispongono posti di lavoro debitamente attrezzati e le persone
affette si ritrovano nella precarietà intesa come indigenza totale dopo
aver perso il loro impiego. Il futuro è nero poiché l’handicap e la
sofferenza non permettono certo di cercare un nuovo lavoro.
Ecco la realtà vissuta da queste persone, sia pure a diversi livelli a
seconda della gravità della malattia. In seno all’Associazione noi
stiamo lavorando alla diffusione di informazioni per arrivare ad una
migliore conoscenza di questa malattia ed alla presa in carico dei
pazienti da parte dei vari enti mutualistici.
La diagnosi viene fatta essenzialmente sulla base di una RMN DEL SACRO e
la soluzione è chirurgica, ben evidente dopo una serie di esami
necessari alla valutazione dei danni già subiti (elettromiografia,
bilancio uro-dinamico in caso di risentimento urologico), alla
definizione dei differenti aspetti delle cisti (radiculosaccografia a
lastre differenziate – ritardate). Se queste cisti non sono comunicanti
con gli spazi meningei corrispondenti al sacro si può considerare un
“test della colla”. La colla, in effetti, sparisce progressivamente dopo
circa 6 settimane e i dolori ricompaiono. L’intervento neurochirurgico
porta un sollievo definitivo
Attualmente in Europa il Professor Maitrot, neurochirurgo di Strasburgo,
è l’unico ad essersi dedicato veramente a questo problema mettendo a
punto tecniche specifiche al fine di sollevare questi pazienti, talvolta
disperati a causa della lentezza nella diagnosi e di conseguenza
l’interminabile calvario. Io posso affermare, per averlo vissuto
personalmente, che la vita cambia davvero dopo l’intervento. Questo che
io descrivo, ma anche i riscontri oggettivi rilevabili con l’elettromiografia
e la ripresa post operatoria dovrebbero mettere a tacere tutti gli
increduli che negano l’esistenza di questa patologia. Inoltre è
attualmente in corso in France uno studio, di un rigore scientifico
irreprensibile, che mira al riconoscimento senza possibile contestazione
di questa malattia primariamente nel nostro paese ma progressivamente in
tutti gli altri paesi. Vi informeremo senza dubbio.
Potete trovare informazioni sul blog: http://tarlov-arac.populus.ch/
creato da Mme Goze-Weber, non medico ma paziente lei stessa.
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