“Dopo i casi di
Cagliari e Firenze, dove dei giudici hanno emesso sentenze contrarie
alla Legge 40, ora il Tar del Lazio ha disapplicato di fatto le linee
guida di una legge tutta da rifare”.
Non hanno dubbi il dottor Alessandro Di Gregorio, alla guida dell’equipe
del centro ARTES di Torino che opera nel campo della riproduzione
assistita dal 1982, e il dott. Luca Gianaroli, direttore scientifico del
Centro Sismer (Società Italiana Studi di Medicina della Riproduzione) di
Bologna che commentano la sentenza del Tar del Lazio che ha giudicato
illegittime per eccesso di potere le linee guida della Legge 40.
“E’ molto importante il fatto che già in tre occasioni dei giudici
abbiano deciso di emettere sentenze contrarie ad una legge dello Stato –
spiega il dott. Di Gregorio – La cosa più evidente, che
spieghiamo da anni ma che nessuno aveva finora percepito, è che si
tratta di una legge in netto contrasto con il diritto alla salute della
donna previsto dalla Costituzione stessa. E ciò mette in discussione la
costituzionalità della Legge 40. Centinaia di pazienti mi stanno
mettendo al corrente del fatto che sono decise a chiedere un rimborso e
a portare i loro casi in tribunale. Visto che la sentenza del Tar ha
annullato di fatto le linee guida della Legge, già da domattina alcuni
gruppi partiranno con la diagnosi preimpianto”.
Secondo il Tar del Lazio la contestazione degli articoli della legge e
delle linee guida non può che passare attraverso un’eventuale questione
di costituzionalità della norma, che ne costituisce il fondamento.
L’articolo 14 (commi 2 e 3) della Legge 40 sarebbero quindi in contrasto
con gli articoli 3 e 32 della Costituzione. Per questo il rinvio a
giudizio alla Corte Costituzionale.
“La predeterminazione del numero degli embrioni producibili e
impiantabili e il divieto della diagnosi preimpianto – aggiunge il
dott. Gianaroli – sono in netto contrasto con il diritto alla salute
sancito dalla Costituzione. Spero che la coalizione al governo e tutti i
politici italiani comprendano l’importanza di rivedere e superare quanto
prima i limiti di una legge che ha reso più difficile il percorso
terapeutico sia per i pazienti che per i medici”.
Se l’Europa detiene attualmente il primato per numero di trattamenti
praticati annualmente, e siano più di tre milioni i bambini nati con le
tecniche di fecondazione assistita nel mondo, con una media di 200mila
nascite l'anno, ben diversa è la situazione italiana.
"Quello che emerge e che preoccupa - rileva Di Gregorio - è che
l'Italia, unica tra i paesi europei, è in posizione di inadeguatezza
scientifica nei confronti delle altre nazioni. Una situazione – osserva
- che causa la fuga all'estero di medici, oltre che di pazienti. È un
dato di fatto che molti medici italiani stiano prendendo contatto con
realtà e strutture sanitarie all'estero, anche in Paesi esterni alla
Comunità Europea che garantiscono, diversamente dall'Italia, maggiori
risorse".
Le dimensioni del fenomeno, afferma Luca Gianaroli, sono importanti:
“Le coppie che si recavano all’estero prima della Legge 40 erano circa
1.000. Solo un anno dopo della sua entrata in vigore sono quadruplicate.
Oggi, grazie alla legge 40, almeno 25.000 coppie si rivolgono
all’estero, con una spesa media di 8.000 euro per ciclo (a cui vanno
aggiunte spese di viaggio, pernottamento e sostentamento). E sono soldi
in meno per le casse italiane”.