L’ESSIAC, una miscela di erbe tradizionalmente considerata utile per la
cura dei malati di tumore, ed in particolare di quello al seno, si è
rilevata inutile e addirittura dannosa al vaglio della medicina
ufficiale.
Per questo motivo il Centro Clinico di Medicina Naturale dell’Asl 11 di
Empoli, diretto dal dottor Fabio Firenzuoli, in collaborazione con il
dipartimento di oncologia medica della stessa azienda sanitaria, diretto
dal dottor Giammaria Fiorentini, si è attivato per effettuare una
ricerca clinica sulle pazienti affette da tumore al seno che abbiano o
stiano assumendo ESSIAC.
Tutte coloro che fossero interessate a ricevere ulteriori informazioni e
ad essere controllate, possono telefonare al Centro ai numeri
0571.702661 e 0571.70260 o consultare il sito
www.naturamedica.net
(sez. News).
ESSIAC è una miscela di erbe tradizionalmente considerata utile proprio
per i malati di cancro, scoperta presso una tribù degli indiani del
Canada negli anni ’20 dall'infermiera Renè Caisse, che la chiamò appunto
ESSIAC, utilizzando il suo nome al contrario.
L’utilizzo di ESSIAC sotto forma di tisana è cresciuto considerevolmente
negli ultimi anni, grazie alle sue presunte proprietà depurative e
curative, ma la scienza non ha fornito riscontro clinico di efficacia
nell’attività antitumorale, ha anzi dimostrato l’esatto contrario delle
qualità terapeutiche credute e sperate dai suoi fruitori: la miscela di
erbe in questione, infatti, per quel che comporta il tumore al seno in
particolare, si è dimostrata in grado persino di incrementare la
proliferazione di cellule maligne.
“Alla luce del grande ricorso a rimedi naturali da parte dei malati
oncologici, si assiste anche nel nostro Paese ad un consumo sempre
maggiore di questa tisana - ha sottolineato il dottor Fabio
Firenzuoli - facendo unicamente riferimento a messaggi pubblicitari
presi da Internet o da pubblicazioni divulgative. Cosa dice invece la
scienza? Nessuna prova di efficacia. Non solo mancano prove cliniche di
utilità o prove di attività antitumorale, ma è dimostrato che non serve
neppure a migliorare la qualità della vita dei pazienti e, cosa
particolarmente grave, sperimentalmente aumenta la crescita di cellule
di tumore al seno. Cioè, l’esatto contrario di quanto afferma l’uso
popolare. I dati ad oggi disponibili dicono che non serve e addirittura
che la sua assunzione diventa rischiosa proprio per le pazienti affette
da tumore della mammella”.