Le nuove tendenze
italiane sarebbero il consumo contemporaneo (policonsumo ) di più
droghe, anche da parte delle donne e il crack. E? quanto sostengono in
una articolo sulla “Polizia Moderna”, il giornale della Polizia di
Stato, Annalisa Bucchieri e Antonella Fagiani che hanno intervistato
Claudio Coppitelli, presidente del Coordinamento nazionale nuove droghe
del ministero della Salute.
“Oggi, dichiara Coppitelli, è connotata dal fenomeno del policonsumo:
l’uso contemporaneo nel breve lasso di tempo di più sostanze,
un’abitudine molto diversa dalla tossicodipendenza legata alla sola
eroina, come avveniva negli Anni ’70. Per esempio tra le sostanze
inedite utilizzate nel policonsumo c’è lo speed, amfetamine e
metamfetamine, mba, assimilato insieme ad alcol, cannabis e a volte
anche all’eroina fumata. Accanto allo speed si registra un ritorno
dell’oppio, sia dall’Afghanistan che dalle coltivazioni legali dei
grandi gruppi farmaceutici europei. L’oppio, fumato o ingerito, porta
purtroppo con sé una valenza quasi positiva, perché con il fatto che è
naturale e non sintetico sembra affievolire la sua pericolosità nella
convinzione di alcuni gruppi giovanili. Mentre è una sostanza rischiosa
perché porta brevemente alla dipendenza e a crisi di astinenza”.
Ribadisce Cippitelli che la preoccupazione maggiore per i danni alla
salute e i risvolti criminologici però la desta l’aumento del consumo di
crack. Il crack, cocaina lavata con il bicarbonato da fumare, produce da
subito un consumo compulsivo, costa molto, quindi spinge le persone a
delinquere e a spacciare. In ogni caso i sequestri di cocaina presentano
principi attivi in percentuali molto diverse e le sue infinite
possibilità di essere maneggiata, tagliata, trasformata la rendono più
rischiosa da un punto di vista di interessi criminali. Le pasticche di
sintetico, viceversa, sono difficilmente sofisticabili e poco costose.
Particolarmente significativa tra le new entry è la ketamina, che nasce
come anestetico, poi farmaco veterinario, poi tabellata alla fine degli
Anni ’90 e oggi a tutti gli effetti sostanza d’abuso. Viene utilizzata
in piccole dosi come aiuto antidepressivo, e in dosi massicce come
dispercettiva, dà sensazione di morte apparente, estraniamento dal
corpo. Questi mix con sostanze nuove sono oltremodo pericolosi perché
provocano malori con sintomi non immediatamente collegabili con gli
abusi che li hanno provocati.
Alla trasversalità generazionale, si aggiunge una presenza sempre più
paritaria del sesso femminile. Se in passato il rapporto tra
tossicodipendenti donne e uomini era di 1 a 7 ora è di 1 a 2”.
“Il quadro si è fatto talmente complesso – conclude l’esperto
– che ci costringe a considerare la distinzione tra consumi sporadici,
consumi problematici, e vere e proprie dipendenze, e ad approntare
risposte di prevenzione e trattamento terapeutico diversificate a
seconda del tipo di consumatore e dei motivi che lo spingono a farlo.
Oggi come ieri c’è chi si rivolge alle droghe per sperimentare
l’alterazione di coscienza, per andare fuori, superare limiti sensoriali
ordinari, perdere i contatti con il mondo reale nel quale non si sente
integrato, insomma come espressione di disagio; alcuni, invece, lo fanno
per ratificare la propria appartenenza ad una tribù, ad un gruppo, ad un
modus vivendi in situazioni di coralità moderna, rave, concerti,
discoteche, raduni; ma c’è chi oggi, a differenza di ieri, assume una
dose quasi fosse una pratica di automedicazione: per far fronte
all’ansia societaria, per prestazioni lavorative migliori, per superare
dolori e lutti familiari insopportabili, con l’illusione che sia solo un
aiuto contingente in un momento particolarmente difficile della propria
vita che non avrà seguito quando le cose andranno meglio. Lo confermano
gli andamenti dei consumi, concentrati nel week end per gli stupefacenti
da sballo, e distribuiti infrasettimanalmente per quanto riguarda le
sostanze da performance, come la ketamina”.