1.DEFINIZIONE DEL
PROBLEMA
Difficoltà significativa nell’apprendimento della lettura in
presenza di un livello cognitivo e di un’istruzione adeguati e in
assenza di problemi neurologici e sensoriali.
I bambini con dislessia sono intelligenti, non hanno problemi visivi o
uditivi ma non apprendono a leggere in modo sufficientemente corretto e
fluido: le loro prestazioni nella lettura risultano nel complesso molto
al di sotto del livello che ci si aspetterebbe in base all’età, alla
classe frequentata e al livello intellettivo generale. Queste difficoltà
solitamente condizionano anche in modo pesante le prestazioni
scolastiche.
2. COME SI MANIFESTA
La lettura può essere piuttosto veloce, ma presentare numerosi
errori (omissioni di parole o parti di parola, confusioni, inversioni,
sostituzioni di parti di parola o di intere parole), oppure può essere
nel complesso sufficientemente corretta, ma molto lenta (non viene
automatizzata la decodifica grafema-fonema); spesso i bambini dislessici
manifestano difficoltà nel comprendere quanto leggono e nelle materie di
studio devono rileggere più volte il brano per capire il contenuto.
Bisogna quindi considerare due parametri fondamentali nella valutazione
della lettura: la correttezza e la rapidità. Sulla base del tipo di
errori e dei tempi di lettura esistono sottoclassificazioni dei vari
tipi di dislessia (esempio Bakker: lettura molto lenta ma corretta P, o
lettura piuttosto veloce, ma con numerosi errori L, oppure lenta e
scorretta M).
Spesso alla dislessia sono associate ulteriori difficoltà, quali la
disortografia, la disgrafia e, a volte, lievi difficoltà nel linguaggio
orale (fatica a recuperare termini appropriati o nel memorizzare parole
nuove) e nel calcolo (soprattutto mentale, oppure nella memorizzazione
delle tabelline).
3. PREVALENZA
In Italia: dal 3 al 5% - in una classe di 25 bambini è probabile
che 1-2 manifestino il disturbo. Nei paesi di lingua anglosassone: fino
al 17%.
Sembra che il disturbo riguardi più i maschi che le femmine.
4. DISTURBO ANCORA POCO RICONOSCIUTO
Il problema risulta evidente in seconda - terza elementare
(alcuni segni si possono osservare nella scuola materna, come la
presenza di significative difficoltà nel manipolare i suoni nelle rime,
nelle filastrocche...)
Non sempre gli approfondimenti diagnostici vengono svolti
tempestivamente (ancora tanti bambini accedono ai servizi alla fine
della scuola elementare o alla scuola media), a causa di una sbagliata
interpretazione o sottovalutazione del problema (si parla ancora di
pigrizia, demotivazione, disagio psicologico).
Disagi psicologici, difficoltà comportamentali e demotivazione nei
confronti della scuola si ritrovano a volte associati al disturbo, ma
rappresentano dei correlati o delle conseguenze della dislessia, non la
causa.
5. FUNZIONI IMPLICATE
La dislessia deriva da una cattiva attivazione e organizzazione
di una serie di funzioni che, se ben coordinate, permettono di passare
dalla percezione di un testo scritto all’identificazione delle lettere e
delle parole e poi all’estrazione di un significato. Le funzioni
deficitarie implicate nel processo possono essere diverse nei diversi
casi e con esse varia la gravità del disturbo.
Le principali funzioni implicate nella lettura sono quelle di tipo
linguistico e visuo-percettivo.
- funzioni linguistiche: ridotta capacità di percepire, distinguere e
manipolare i suoni del linguaggio (deficit fonologico e metafonologico):
difficoltà nel distinguere chiaramente i suoni che compongono le parole,
nell’associare il suono alla lettera corrispondente, nel mettere insieme
i suoni per formare parole.
- funzioni di percezione visiva e di focalizzazione attentiva: deficit
di processamento percettivo dell’informazione visiva (inversioni di
lettere, errori di specularità, percezione delle parole sovrapposte o in
movimento) o uditiva, ridotta abilità di focalizzazione su singoli
elementi escludendo quelli di sfondo.
6. SI PUO’ FARE QUALCOSA?
Riabilitazione: un trattamento riabilitativo tempestivo consente
di rafforzare o riattivare le funzioni deficitarie e potenziare le altre
presenti.
Sono possibili due tipi di intervento:
- puntare sull’automatizzazione dei processi di lettura (aumento della
correttezza e rapidità nell’accesso al testo)
- aiutare il bambino ad utilizzare le strategie acquisite, ad
organizzarsi meglio di fronte a testi complessi e a mettere in atto
accorgimenti che lo aiutino nello studio
Scuola: gli insegnanti dovrebbero conoscere il problema e tenerne conto
nella valutazione degli elaborati scritti dei bambini e nella
presentazione delle prove di verifica (es. per la lettura: accordarsi
con il bambino riguardo alla lettura ad alta voce in classe, non
penalizzarlo in caso di errori o lentezza; nei compiti scritti:
concedere un po’ di tempo in più rispetto alla classe nello svolgimento
dei testi, invitare il bambino ad autocorreggere il testo, tenere
distinta la valutazione della forma da quella del contenuto; nelle prove
di verifica scritte presentare i testi in un carattere piuttosto grande
e su pagine non troppo dense...). A volte è necessario l’insegnante di
sostegno, a volte è superfluo (dipende da diverse variabili, di cui lo
specialista tiene conto: numero di bambini in classe, presenze delle
insegnanti, gravità del disturbo, disposizione psicologica del bambino e
delle insegnanti...).
Famiglia: spesso i bambini con dislessia non sono autonomi nello
svolgimento dei compiti a casa ed è faticoso per un genitore seguirli in
attività che generalmente sono molto pesanti. In alcuni casi è
necessaria la presenza di una persona esterna che segua il bambino a
casa; in altri, quando il disturbo non è troppo evidente, è bene che il
bambino impari ad organizzarsi il più possibile in autonomia
(utilizzando anche ausili, quali il registratore o il computer).
7. TRATTAMENTI RIABILITATIVI EFFETTUATI PRESSO L’ISTITUTO
SCIENTIFICO “EUGENIO MEDEA” - ASSOCIAZIONE LA NOSTRA FAMIGLIA
- metodo logopedico tradizionale: punta sull’allenamento del
processo di lettura, sull’attivazione di abilità linguistiche correlate
e sul miglioramento delle abilità metafonologiche (percezione,
costruzione, manipolazione suoni).
Adeguato per bambini più piccoli, con difficoltà di apprendimento della
lettura e della scrittura e difficoltà linguistiche associate. Durata:
1-2 anni.
- metodo Bakker: prevede l’utilizzo del personal computer che presenta
al bambino parole di diversa lunghezza, complessità e frequenza da
leggere in tempi molto brevi. Agisce soprattutto sulle funzioni legate
all’analisi visiva, all’attenzione e alla capacità di “mettere a fuoco”
rapidamente e correttamente le parti da leggere.
Adeguato per bambini di diversa età, con difficoltà di lettura, con e
senza difficoltà di scrittura associate. Durata: almeno 4 mesi.
- metodo Geiger-Lettvin: trattamento che si può fare a casa. Il bambino
dovrebbe lavorare autonomamente e scegliere il tipo di attività che
preferisce ma che non è abituato a fare. Prevede:
- l’utilizzo di una mascherina che si fa scorrere sul testo e che
favorisce la focalizzazione della parola da leggere, mascherando tutto
quello che sta intorno;
- l’esecuzione di compiti di coordinazione oculo-manuale fine, che
permettono al bambino di lavorare in uno spazio percettivo ristretto
(es. scrivere, copiare, infilare perline, cucire, modellismo, lego,...).
Adeguato per bambini di qualsiasi età, in particolare per quelli che
hanno anche difficoltà in ambito visuopercettivo e attentivo-visivo.
Durata: almeno 6 mesi.