L’efficacia della chirurgia bariatrica nella cura del diabete
dell’adulto (tipo 2) è dimostrata da una colossale metanalisi pubblicata
sul Journal of the American Medical Association dal professor Henry
Buchwald, Università di Minneapolis, ove sono analizzati 136 studi per
un totale di 22.094 pazienti operati. La risoluzione del diabete risulta
nell’83,7% dei casi dopo bypass gastrico e addirittura nel 98,9% dei
casi dopo diversione bilio-pancreatica. Di tale intervento il professor
Nicola Scopinaro, Presidente Onorario SICOB, Società Italiana di
Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche, e Presidente
Onorario IFSO, International Federation for the Surgery of Obesity, che
ne è l’ideatore, ha anche la maggior casistica mondiale. Oltre 3.000
interventi eseguiti negli ultimi 30 anni nel reparto di Chirurgia
Metabolica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Martino” di
Genova.
I dati sono indiscutibili: 381 su 383 pazienti obesi diabetici operati
risultano guariti dal diabete dopo un anno, ovvero il 99,5% già dopo
dodici mesi è riuscito a sconfiggere l’insulinoresistenza e a migliorare
la funzione della betacellula, quella deputata alla produzione di
insulina; il 99,3% degli stessi soggetti risulta completamente guarito
dopo 10 anni. A 20 anni e oltre si riscontra una percentuale di recidive
inferiore al 6%, che dipende dallo stadio avanzato della malattia al
momento dell’intervento.
Lo studio a 10 anni è stato pubblicato su Diabetes Care, il più
prestigioso tra i giornali medici specializzati, mentre quello completo
a 20 e più anni è in corso di pubblicazione su Obesity Surgery, la
maggiore rivista chirurgica, della quale il professor Scopinaro diverrà
Editor-in-Chief dal 1 gennaio del 2009. Quest’ultimo è uno studio che
evidenzia i risultati di 443 interventi di diversione bilio-pancreatica,
effettuati tra il maggio 1976 e il maggio 2007, nella guarigione di
pazienti diabetici, e li compara con quelli ottenuti con la tecnica del
bypass gastrico. I 443 soggetti operati sono tutti pazienti obesi
(ovvero con BMI, indice di massa corporea, superiore a 35) e affetti da
diabete di tipo 2, a diversi livelli di gravità; l’età dei soggetti
varia tra i 14 e i 68 anni.
Lo studio analizza i dati raccolti in circa 30 anni: a seguito
dell’intervento, per valutare la guarigione dei soggetti dal diabete, i
livelli di glicemia sono stati costantemente monitorati e registrati a
1-2 mesi dall’operazione, dopo 1 anno, 10 anni e 20 e più anni.
Ne è emersa una percentuale di guarigione altissima: il 75% dei pazienti
risulta guarito dal diabete (ovvero presenta livelli di glicemia
normali, a dieta completamente libera e senza alcuna terapia
farmacologica) appena un mese dopo la diversione bilio-pancreatica, il
99% è guarito nel periodo tra 1 e 10 anni successivi all’intervento e il
94% risulta completamente guarito 20 anni e oltre dopo l’operazione.
“Vent’anni fa già sapevamo che la diversione guariva il diabete nei
grassi, e non vi era motivo di credere che non lo avrebbe fatto nei
magri” – spiega il professor Nicola Scopinaro – “Tuttavia i tempi non
erano maturi per la proposta di questo secondo importante passo. Allora
eravamo ancora in guerra per fare accettare la terapia chirurgica
dell’obesità, e la diversione bilio-pancreatica in particolare. Oggi
invece la terapia chirurgica dell’obesità è accettata dal mondo medico,
la diversione viaggia a decine di migliaia di casi all’anno in tutto il
mondo, e tutti i chirurghi che l’hanno adottata hanno avuto i nostri
stessi risultati. Per la verità già molti anni fa, quando le indicazioni
non erano ancora rigorosamente stabilite, noi, facendo come si dice un
uso “compassionevole” della diversione, avevamo operato sette pazienti
diabetici con indice di massa corporea inferiore a 35, quindi per noi
magri”. Si tratta di uno studio pubblicato su Obesity Surgery nel
febbraio 2007 relativo a 7 interventi su pazienti affetti da diabete di
tipo 2 non grandi obesi, operati dal 1976 al 1996, con controllo a
distanza di almeno 10 anni. Questi pazienti, a distanza dall’intervento
che varia da 10 a 18 anni, sono tutti guariti, a dieta libera e senza
farmaci.
Sopravvivenza triplicata, problemi di colesterolo, trigliceridi e
ipertensione eliminati
L’intervento permette anche di eliminare problemi di colesterolo e
trigliceridi (nel 100% dei casi) e quelli di ipertensione arteriosa
(nell’80% dei casi). Questi risultati sono stati confermati a distanza,
grazie a controlli eseguiti sino a oltre 20 anni dopo l’operazione.
L’intervento, poi, permette di ridurre il tasso di mortalità dei
soggetti diabetici dal 28% (rilevato in 78 pazienti americani non
operati) al 10% (misurato su pazienti operati) in 10 anni. In più il
paziente operato gode di una qualità di vita decisamente migliore,
libero da insulina, diete e gravi complicazioni.
Due interventi - il bypass gastrico e la diversione bilio-pancreatica -
impediscono il ritorno della malattia anche in caso di riacquisto di
peso
Tutti gli interventi per la terapia chirurgica dell’obesità, riducendo
il grasso corporeo, migliorano o addirittura fanno scomparire il
diabete, che tuttavia può in qualsiasi momento ricomparire in caso di
recupero di peso. Esistono invece due procedure, entrambe in uso in
tutto il mondo da oltre trent’anni, che hanno sul diabete un effetto
benefico specifico, cioè indipendente dalla perdita, e dunque anche dal
riacquisto, del peso: il bypass gastrico e la diversione
bilio-pancreatica. Entrambi gli interventi hanno un meccanismo di azione
specifico dipendente dall’esclusione del duodeno dal transito
alimentare, cui consegue una serie di modificazioni della produzione di
ormoni gastrointestinali che hanno effetto benefico sulla funzione del
pancreas. La diversione bilio-pancreatica ha anche un secondo importante
meccanismo di azione, consistente nella estrema limitazione
dell’assorbimento intestinale dei grassi. A essa consegue la scomparsa
del grasso dall’interno della cellula muscolare, che è dunque obbligata
a tornare a utilizzare il glucosio come fonte di energia, con
conseguente scomparsa dell’insulinoresistenza e guarigione del diabete.
Diversione bilio-pancreatica procedura più efficace
Dal confronto tra i risultati ottenuti sottoponendo i pazienti obesi a
bypass gastrico e a diversione biliopancreatica, appare chiaro che
quest’ultima è più efficace della prima.
Nonostante le due tecniche chirurgiche abbiano in comune un attributo
anatomico funzionale (entrambe escludono il duodeno dal transito del
cibo), la diversione biliopancreatica possiede un importante secondo
meccanismo di azione: inibisce l’assorbimento dei grassi a livello
intestinale, in modo che le miocellule tornino a bruciare glucosio e non
più lipidi e si sconfigga l’insulinoresistenza, principale causa del
diabete.
La duplice azione della diversione spiega la maggiore efficacia di essa
rispetto al bypass gastrico. Mentre infatti il bypass gastrico ha
successo in una percentuale di casi che varia dal 75 all’85 per cento,
la diversione è risolutiva nella quasi totalità dei casi (99%). Inoltre,
mentre l’azione specifica del primo intervento riguarda solo il diabete,
la diversione risolve nella totalità dei casi anche l’ipercolesterolemia
e l’iperterigliceridemia, e nella stragrande maggioranza dei casi anche
l’ipertensione arteriosa.
E’ comunque molto importante avere a disposizione entrambi gli
interventi. Mentre infatti l’efficacia nella cura del diabete è
eccellente per entrambi, essi rappresentano un approccio chirurgico
profondamente differente, quasi antitetico. Il bypass gastrico, infatti,
si basa sulla riduzione dell’introito del cibo, la diversione, invece,
sulla limitazione dell’assorbimento delle calorie. Questo lascia al
paziente una possibilità di scelta che si identifica addirittura con un
diversissimo stile di vita.
Tabella: Efficacia nel tempo della Diversione Biliopancreatica
| |
Peso
Corporeo
(inkg) |
BMI (indice di
massa corporea) |
FSG Fasting Serum Glucose
Concentration (glicemia a digiuno) |
Pazienti con FSG > 125 mg/dl |
| Prima
della BPD |
135.0
± 26.0 |
49.9
± 9.15 |
179 ±
60 |
443/443
(100%) |
| 1-2
mesi dopo la BDP |
116.3
± 21.3 |
43.0
± 8.4 |
110 ±
31 |
95/383
(25%) |
| 1
anno dopo la BDP |
89.0
± 19.9 |
32.9
± 7.2 |
85 ±
20 |
2/363
(0.5%) |
| 10
anni dopo la BDP |
86.5
± 18.8 |
32.3
± 7.0 |
90 ±
26 |
2/293
(0.7%) |
| 20 o
più anni dopo la BDP |
84.5
±
20.9 |
29.6
± 6.8 |
93 ±
33 |
2/36
(5.6%) |
Pazienti obesi ed in sovrappeso
L’indice di massa corporea è oggi molto usato perché consente di
esprimere con un semplice numero il grado di sovrappeso di un individuo.
Un indice di massa corporea di 30, oltre il quale si parla di obesità,
rappresenta un sovrappeso di circa il 40%, mentre il valore di 35, che
rappresenta invece un sovrappeso di circa il 60%, è il minimo accettato
nel mondo per l’indicazione alla terapia chirurgica dell’obesità. Questi
pazienti, dunque sono grassi, mentre i pazienti diabetici con indice di
massa corporea inferiore a 35, che non possono essere operati con
l’indicazione “obesità”, rappresentano i “diabetici magri”, che in
realtà magri non sono, ma semplicemente meno grassi degli altri.