La denuncia è una doccia
fredda: le donne italiane con problemi cardiaci sono discriminate. Sono
curate più tardi e meno bene degli uomini. Se poi le donne sono anziane
e vivono nel Sud la situazione peggiora. "Questo diritto negato è tanto
più sorprendente- dice Francesco Fedele presidente della Società
Italiana di Cardiologia alla presentazione del 68° Congresso Nazionale
SIC a Roma- se si pensa che una donna su tre muore per una malattia
cerebrocardiovascolare mentre una donna su venticinque perde la vita per
una neoplasia. Donne discriminate anche se hanno quasi raggiunto gli
uomini per l'incidenza delle malattie. Addirittura muoiono più donne che
uomini per malattie cardiache". La discriminazione delle donne davanti
alle cure per le malattie cardiache è stata battezzata "Sindrome di
Yentl" e, in Italia, trova conferma in un'indagine condotta in 10 ASL.
In Italia malati di serie A, B e C
" In Italia- afferma Francesco Fedele che è anche presidente del
Congresso SIC- i malati di serie A sono gli uomini sotto i 65 anni
perché la Ricerca indirizza i propri sforzi soprattutto verso questa
categoria. C'è anche da dire che nei confronti degli uomini c'è una
cultura radicata davanti al rischio cardiovascolare tanto che quando un
uomo arriva ad un pronto soccorso lamentando un dolore al petto viene
immediatamente trattato come infartuato. In più è lo stesso uomo che
quando avverte questo tipo di dolore ormai ha capito che deve correre in
ospedale. Ci sono poi i malati di serie B: sono le donne e gli anziani.
La Ricerca non ha uguale attenzione nei confronti di queste categorie
che sono studiate di meno. A questo va aggiunto che spesso non vengono
tempestivamente valutati i campanelli d'allarme. Anche perché sono le
stesse donne e gli anziani, a sottovalutare i sintomi non pensando mai
che anche loro possano essere vittime di un attacco cardiaco che viene,
erroneamente, ritenuto prerogativa degli uomini giovani. Assistiamo
quindi ad un ritardo nella diagnosi, di conseguenza un ritardo nel
ricorso all'emodinamica e quando questa viene effettuata un ritardo all'angioplastica.
Ed infine i malati di serie C: sono le donne, anziane, del Sud. E a
proposito del Sud, vivere in quest'area e soffrire di problemi di cuore
vuol dire fare i conti con l'insufficienza di strutture specializzate ed
una minore cultura per la prevenzione".
Il cuore delle donne & "La Donna di Cuore"
"Davanti a questa realtà la SIC vuole avere un quadro preciso-
dice Francesco Romeo presidente della FINSIC-, un quadro che si potrà
avere al termine di un'indagine in tutta Italia rivolta alle donne. Al
progetto "La Donna di Cuore" hanno già aderito tremila donne che sono
state sottoposte a controllo e altre cinquemila hanno chiesto di essere
coinvolte. Si vuole fotografare il rischio cardiovascolare nelle donne
fra i 40 e i 60 anni. Un'iniziativa che vuole anche comprendere per
quale motivo la gente ha più paura dei tumori che delle malattie di
cuore nonostante queste uccidano più delle neoplasie".
La "Sindrome di Yentl"
In Medicina si definisce "Sindrome di Yentl" la possibilità che
le strategie diagnostiche e terapeutiche non siano offerte in maniera
simile agli uomini e alle donne, ovvero che le donne siano discriminate.
Yentl è la protagonista di uno dei racconti di I.B.Singer: è una ragazza
ebrea che desidera studiare la Torah (le Sacre Scritture) ma, non
essendole consentito di frequentare la Yeshiva (la Scuola nella quale si
studia la Torah) è costretta a travestirsi da maschio per poter
studiare.
Un'indagine in 10 ASL conferma la disparità fra uomini e donne e
tra adulti e anziani.
Secondo i dati forniti dall'Osservatorio ARNO del CINECA alla
Società Italiana di Cardiologia in occasione del 68° Congresso Nazionale
SIC emerge una disparità fra uomini e donne e tra adulti ed anziani su
pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto. Le elaborazioni sono
state condotte su un campione di10 ASL aventi a disposizione sia i dati
della farmaceutica territoriale che i ricoveri ospedalieri. Sono stati
analizzati 3.582 pazienti ricoverati nell'anno 2005 per infarto
miocardico acuto. Tali pazienti sono stati seguiti per i 12 mesi
successivi alla data di dimissione per analizzare i consumi farmaceutici
di betabloccanti, statine, ace-inibitori ed aspirina. A distanza solo di
un anno si sono avuti dati sconcertanti dai quali è emerso un grave
problema di non aderenza al trattamento" salva vita" in generale e una
grave disparità tra uomini e donne e tra adulti e anziani.
Nasce una collaborazione fra Arma dei Carabinieri e SIC
Siglato un protocollo d'intesa fra la Società Italiana di Cardiologia e
l'Arma dei Carabinieri, da sempre attenta alla salute ed al benessere
dei propri appartenenti. Si tratta di una campagna di prevenzione delle
malattie cardiovascolari a favore del personale dell'Arma che
coinvolgerà i referenti regionali e provinciali della Società Italiana
di Cardiologia. presso le principali strutture sanitarie dell'Arma
dislocate sul territorio nazionale, attuando un accurato screening delle
situazioni di rischio tramite visite ed accertamenti diagnostici
gratuiti che, in caso di necessità, potranno essere approfonditi presso
le strutture sanitarie specialistiche di appartenenza dei citati
referenti della Società Italiana di Cardiologia.
Ecco come sta il cuore degli italiani
Quattro italiani su cento dichiarano all'Istat di soffrire di
una malattia di cuore. Quasi allo stesso livello gli uomini (4,2 per
cento) e le donne (3,7 per cento). Lo rivela l'Istat nell'Annuario
Statistico 2007 appena diffuso.
Si stima - i dati sono del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di
Sanità- che in Italia il tasso di incidenza degli eventi coronarici
maggiori sia intorno a 227 eventi ogni centomila uomini e di quasi 98
eventi ogni centomila donne. Il tasso di incidenza è più alto al Sud sia
per gli uomini (quasi 240 eventi ogni centomila uomini) che per le donne
(104 eventi ogni centomila donne), e sotto la media nazionale al Nord
(221 per gli uomini e 93 per le donne). In linea al Centro (228 per gli
uomini e 100 per le donne).
La mortalità per malattie cardiovascolari occupa in Italia il primo
posto: il 44 per cento di tutte le morti sono dovute a malattie del
sistema cardiocircolatorio. Lo rileva l'Istat. I quozienti più elevati
di mortalità per 100mila abitanti sono proprio quelli delle malattie del
sistema circolatorio pari a 415 per il totale della popolazione. Il
tasso più alto tra le donne 446. Gli uomini sono a quota 382.
Nel 2002-ultimi dati disponibili- le malattie del sistema circolatorio
hanno provocato in Italia 237.198 vittime delle quali 131.472 donne e
105.726 uomini.
Questi, in ordine decrescente, i tassi di mortalità (ogni centomila
abitanti) per malattie del sistema circolatorio regione per regione
secondo l'ultimo rapporto Istat: Liguria (565,4), Umbria (508,2),
Toscana (503,3), Molise (497,6), Friuli Venezia Giulia (487,8), Emilia
Romagna (487,5), Piemonte (477,1), Marche (465,9), Abruzzo (450,5),
Valle d'Aosta (439,2), Sicilia (424), Calabria (412,7), Basilicata
(410,1), Lazio (400,4), Trentino Alto Adige (386,3), Veneto (380,2),
Lombardia (369,1), Campania (364,6), Sardegna (329,4), Puglia (329,1).
Un'indagine Censis su dati Istat rivela che le province dove si registra
la più alta mortalità per malattie ischemiche del cuore sono,
nell'ordine, Trieste, Rieti, La Spezia, Gorizia e Perugia. Mentre quelle
dove si muore di meno sono, nell'ordine:Cagliari, Crotone, Bari, Pescara
e Potenza.