Genova Anno V - n°31 - 23.11.2007 Pagine Nazionali

del 17/12/2007

Denuncia dei cardiologi: in Italia le donne con problemi cardiaci sono discriminate


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

CuoreLa denuncia è una doccia fredda: le donne italiane con problemi cardiaci sono discriminate. Sono curate più tardi e meno bene degli uomini. Se poi le donne sono anziane e vivono nel Sud la situazione peggiora. "Questo diritto negato è tanto più sorprendente- dice Francesco Fedele presidente della Società Italiana di Cardiologia alla presentazione del 68° Congresso Nazionale SIC a Roma- se si pensa che una donna su tre muore per una malattia cerebrocardiovascolare mentre una donna su venticinque perde la vita per una neoplasia. Donne discriminate anche se hanno quasi raggiunto gli uomini per l'incidenza delle malattie. Addirittura muoiono più donne che uomini per malattie cardiache". La discriminazione delle donne davanti alle cure per le malattie cardiache è stata battezzata "Sindrome di Yentl" e, in Italia, trova conferma in un'indagine condotta in 10 ASL.

In Italia malati di serie A, B e C
" In Italia- afferma Francesco Fedele che è anche presidente del Congresso SIC- i malati di serie A sono gli uomini sotto i 65 anni perché la Ricerca indirizza i propri sforzi soprattutto verso questa categoria. C'è anche da dire che nei confronti degli uomini c'è una cultura radicata davanti al rischio cardiovascolare tanto che quando un uomo arriva ad un pronto soccorso lamentando un dolore al petto viene immediatamente trattato come infartuato. In più è lo stesso uomo che quando avverte questo tipo di dolore ormai ha capito che deve correre in ospedale. Ci sono poi i malati di serie B: sono le donne e gli anziani. La Ricerca non ha uguale attenzione nei confronti di queste categorie che sono studiate di meno. A questo va aggiunto che spesso non vengono tempestivamente valutati i campanelli d'allarme. Anche perché sono le stesse donne e gli anziani, a sottovalutare i sintomi non pensando mai che anche loro possano essere vittime di un attacco cardiaco che viene, erroneamente, ritenuto prerogativa degli uomini giovani. Assistiamo quindi ad un ritardo nella diagnosi, di conseguenza un ritardo nel ricorso all'emodinamica e quando questa viene effettuata un ritardo all'angioplastica. Ed infine i malati di serie C: sono le donne, anziane, del Sud. E a proposito del Sud, vivere in quest'area e soffrire di problemi di cuore vuol dire fare i conti con l'insufficienza di strutture specializzate ed una minore cultura per la prevenzione".

Il cuore delle donne & "La Donna di Cuore"
"Davanti a questa realtà la SIC vuole avere un quadro preciso- dice Francesco Romeo presidente della FINSIC-, un quadro che si potrà avere al termine di un'indagine in tutta Italia rivolta alle donne. Al progetto "La Donna di Cuore" hanno già aderito tremila donne che sono state sottoposte a controllo e altre cinquemila hanno chiesto di essere coinvolte. Si vuole fotografare il rischio cardiovascolare nelle donne fra i 40 e i 60 anni. Un'iniziativa che vuole anche comprendere per quale motivo la gente ha più paura dei tumori che delle malattie di cuore nonostante queste uccidano più delle neoplasie".

La "Sindrome di Yentl"
In Medicina si definisce "Sindrome di Yentl" la possibilità che le strategie diagnostiche e terapeutiche non siano offerte in maniera simile agli uomini e alle donne, ovvero che le donne siano discriminate. Yentl è la protagonista di uno dei racconti di I.B.Singer: è una ragazza ebrea che desidera studiare la Torah (le Sacre Scritture) ma, non essendole consentito di frequentare la Yeshiva (la Scuola nella quale si studia la Torah) è costretta a travestirsi da maschio per poter studiare.

Un'indagine in 10 ASL conferma la disparità fra uomini e donne e tra adulti e anziani.
Secondo i dati forniti dall'Osservatorio ARNO del CINECA alla Società Italiana di Cardiologia in occasione del 68° Congresso Nazionale SIC emerge una disparità fra uomini e donne e tra adulti ed anziani su pazienti ricoverati per infarto miocardico acuto. Le elaborazioni sono state condotte su un campione di10 ASL aventi a disposizione sia i dati della farmaceutica territoriale che i ricoveri ospedalieri. Sono stati analizzati 3.582 pazienti ricoverati nell'anno 2005 per infarto miocardico acuto. Tali pazienti sono stati seguiti per i 12 mesi successivi alla data di dimissione per analizzare i consumi farmaceutici di betabloccanti, statine, ace-inibitori ed aspirina. A distanza solo di un anno si sono avuti dati sconcertanti dai quali è emerso un grave problema di non aderenza al trattamento" salva vita" in generale e una grave disparità tra uomini e donne e tra adulti e anziani.

Nasce una collaborazione fra Arma dei Carabinieri e SIC
Siglato un protocollo d'intesa fra la Società Italiana di Cardiologia e l'Arma dei Carabinieri, da sempre attenta alla salute ed al benessere dei propri appartenenti. Si tratta di una campagna di prevenzione delle malattie cardiovascolari a favore del personale dell'Arma che coinvolgerà i referenti regionali e provinciali della Società Italiana di Cardiologia. presso le principali strutture sanitarie dell'Arma dislocate sul territorio nazionale, attuando un accurato screening delle situazioni di rischio tramite visite ed accertamenti diagnostici gratuiti che, in caso di necessità, potranno essere approfonditi presso le strutture sanitarie specialistiche di appartenenza dei citati referenti della Società Italiana di Cardiologia.

Ecco come sta il cuore degli italiani
Quattro italiani su cento dichiarano all'Istat di soffrire di una malattia di cuore. Quasi allo stesso livello gli uomini (4,2 per cento) e le donne (3,7 per cento). Lo rivela l'Istat nell'Annuario Statistico 2007 appena diffuso.

Si stima - i dati sono del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanità- che in Italia il tasso di incidenza degli eventi coronarici maggiori sia intorno a 227 eventi ogni centomila uomini e di quasi 98 eventi ogni centomila donne. Il tasso di incidenza è più alto al Sud sia per gli uomini (quasi 240 eventi ogni centomila uomini) che per le donne (104 eventi ogni centomila donne), e sotto la media nazionale al Nord (221 per gli uomini e 93 per le donne). In linea al Centro (228 per gli uomini e 100 per le donne).

La mortalità per malattie cardiovascolari occupa in Italia il primo posto: il 44 per cento di tutte le morti sono dovute a malattie del sistema cardiocircolatorio. Lo rileva l'Istat. I quozienti più elevati di mortalità per 100mila abitanti sono proprio quelli delle malattie del sistema circolatorio pari a 415 per il totale della popolazione. Il tasso più alto tra le donne 446. Gli uomini sono a quota 382.

Nel 2002-ultimi dati disponibili- le malattie del sistema circolatorio hanno provocato in Italia 237.198 vittime delle quali 131.472 donne e 105.726 uomini.

Questi, in ordine decrescente, i tassi di mortalità (ogni centomila abitanti) per malattie del sistema circolatorio regione per regione secondo l'ultimo rapporto Istat: Liguria (565,4), Umbria (508,2), Toscana (503,3), Molise (497,6), Friuli Venezia Giulia (487,8), Emilia Romagna (487,5), Piemonte (477,1), Marche (465,9), Abruzzo (450,5), Valle d'Aosta (439,2), Sicilia (424), Calabria (412,7), Basilicata (410,1), Lazio (400,4), Trentino Alto Adige (386,3), Veneto (380,2), Lombardia (369,1), Campania (364,6), Sardegna (329,4), Puglia (329,1).

Un'indagine Censis su dati Istat rivela che le province dove si registra la più alta mortalità per malattie ischemiche del cuore sono, nell'ordine, Trieste, Rieti, La Spezia, Gorizia e Perugia. Mentre quelle dove si muore di meno sono, nell'ordine:Cagliari, Crotone, Bari, Pescara e Potenza.

 






 
 
 
 
 

  



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