Genova Anno V - n°31 - 23.11.2007 Pagine Nazionali

La chirurgia ricostruttiva articolare: intervista a Sandro Giannini *


Linda Mariantoni - redazione@clicmedicina.it

Perché ha scelto il tema “La chirurgia ricostruttiva articolare”? La domanda è per Sandro Gianninico-presidente con Aldo Toni del 92° Congresso SIOT- Docente di Ortopedia all’Università di Bologna e Direttore della Clinica Ortopedica presso gli Istituti Ortopedici del Rizzoli.
Ho scelto questo tema perché è di grande attualità scientifica, oltre che sociale. Pensiamo solo ad una persona che si vede cambiare la vita perché la sua articolazione non funziona più per una grave forma di artrosi o per un trauma. E’ un tema che coinvolge gran parte delle patologie ortopediche e delle innovazioni in campo Ortopedico e Traumatologico. Nelle ricostruzioni articolari, come è noto, si ricorre a protesi ma anche a ricostruzioni biologiche.


Partiamo dalle protesi.
Nel campo delle protesi si sono fatti grandi progressi, in continua evoluzione. E questo si deve ai materiali di costruzione, al rivestimento degli impianti per consentire una migliore fissione all’osso. Si deve anche ad un aspetto molto importante che è quello del disegno della protesi per mettere a punto impianti sempre più piccoli al fine di ridurre l’invasività ossea. Ci sono novità al Congresso soprattutto per quanto riguarda le protesi innovative, come pure per il trattamento delle fratture con tecniche miniinvasive.


E per quanto riguarda le sostituzioni articolari biologiche?
In questo campo ci sono notevoli novità. Vengono impiegate cellule staminali, cellule cartilaginee, tessuti in grado di trattenere queste cellule e proteine che stimolano, in caso di usura, la riparazione della cartilagine e dell’osso sottostante. Nell’ambito delle ricostruzioni biologiche ci sono i trapianti totali di articolazione da donatore, come pure trapianti di legamenti e menischi.
Le cellule recitano un ruolo da protagoniste nelle sostituzioni articolari biologiche.
Si tratta di cellule cartilaginee per la ricostruzione della cartilagine e di cellule mesenchimali per la ricostruzione della cartilagine e dell’osso. Come è noto le cellule mesenchimali sono le progenitrici sia delle cellule cartilaginee che delle cellule ossee. Queste per poter svolgere il loro ruolo hanno bisogno di essere stimolate nella crescita. A questo proposito si utilizzano fattori di crescita che sono, di solito, prelevati dal sangue sotto forma di aggregati piastrinici. Nel processo c’è bisogno di matrici tissutali sulle quali vivono le cellule e si sviluppano. Queste matrici devono avere una tridimensionalità, come è tridimensionale un qualunque tessuto. Sono costituite da vari materiali biologici, come l’acido ialuronico, il collagene, ecc. Tutto questo fa parte del concetto dell’ingegneria tissutale.

Qual è la punta più avanzata di questo processo?
Attualmente l’ingegneria tissutale è basata sul prelievo di cellule dal paziente. Queste cellule vengono coltivate in laboratorio e reimpiantate nel tessuto dell’articolazione del paziente stesso. Tutto questo richiede due interventi. Adesso, e questa è la novità, la metodica si riduce ad un solo intervento. Si prendono le cellule dal paziente. Queste vengono concentrate direttamente in sala operatoria e altrettanto direttamente sono reimpiantate nel paziente stesso. Tutto questo porta una serie di vantaggi: un solo intervento, minore morbilità e riduzione dei costi, basti pensare all’utilizzo più breve delle sale operatorie. Questa metodica è stata messa a punto all’Istituto Rizzoli di Bologna.

E passiamo ai trapianti. Lei è un esperto perché si è posto all’avanguardia con 36 trapianti di caviglia, 5 di ginocchio e 4 di alluce. E’ stato il primo ad attuare questa originale metodica.
Intendiamoci, quando si parla di trapianti si pensa subito a quelli salvavita, dal cuore, fegato, ecc. Il trapianto di un’articolazione non è certo un salvavita ma se pensiamo ad una persona giovane, e per giovane intendo under 5 5-60 anni sofferente di una grave forma di artrosi o vittima di un trauma, il trapianto di articolazione è per lui un “salva qualità di vita”. Non è certamente cosa di poco conto. Il bacino di utenza, purtroppo, è molto vasto perché le forme artrosiche sono frequenti come pure gli incidenti della strada. Per questi individui sono due le soluzioni: l’artrodesi e la protesi. Con la prima si trasforma una qualsiasi articolazione da mobile a statica e cioè fissa. Si utilizzano sia mezzi di sintesi meccanici, sia innesti ossei con osso autologo o eterologo. In questo caso non c’è più il movimento. Oppure c’è la via della protesi, di cui abbiamo parlato prima, che è destinata ad usurarsi nel tempo con gravi ripercussioni in un paziente giovane. Adesso si sta affermando anche una terza soluzione, all’avanguardia: la sostituzione dell’articolazione con il trapianto dell’osso e della cartilagine consentendo così al paziente di tornare ad una vita normale senza nuovi interventi. La novità è rappresentata dal trapianto cosiddetto “fresco”. L’équipe della banca dell’ osso preleva dall’articolazione di un donatore cadavere osso per un centimetro di spessore, insieme alla cartilagine. Lo spessore dell’osso è molto importante perché permette ai tessuti di integrarsi perfettamente con l’osso del ricevente. La tecnica del trapianto “fresco” dà anche il grande vantaggio che la cartilagine prelevata è vitale e cioè le cellule, condrociti, sono vive almeno al 90 per cento e sono quindi funzionali all’innesto. Per realizzare questo trapianto è necessario mettere a punto uno “strumentario” che serve per eseguire con la massima precisione la resezione della parte di articolazione sia del donatore che del ricevente. L’innesto deve avvenire non oltre il l5esimo giorno dal prelievo dal donatore cadavere, tempo fra l’altro necessario per l’esame di esclusione di inquinamento batterico e virale.Con questa metodica c’è anche il grande vantaggio di non dover contrastare il rigetto. Per la scarsa reazione immunitaria sia dell’osso che della cartilagine non è necessario ricorrere ad una terapia immunosoppressiva.

A cosa si sta lavorando?
E’ allo studio, qui al Rizzoli, il trapianto di spalla che si potrebbe rivelare prezioso in pazienti che hanno visto compromessa la loro articolazione per una grave artrosi. Gli studi sono molto avanzati.
Come pure si sta studiando, sempre con la tecnica del trapianto “fresco”, l’intervento sulla colonna vertebrale.

Si può disegnare il futuro?
Il futuro riguarda le possibilità di realizzare estendendo quanto già viene eseguito per riparazioni parziali articolari a tutta l’articolazione. E cioè la ricostruzione biologica del tessuto osseo e cartilagineo articolare. Con l’ingegneria tissutale si potrebbero mettere a punto dei tessuti che mimetizzano l’osso, cioè hanno la stessa struttura dell’osso, e allo stesso tempo mimetizzando anche la matrice della cartilagine. Questi tessuti mimetizzati vengono “caricati” con cellule del paziente. In pratica danno vita ad un protesi. Il grande vantaggio è che viene bypassato il donatore. Si può dire che i primi risultati si potrebbero avere entro cinque anni.

* Sandro Giannini
Co-presidente del 92° Congresso SIOT con Aldo Toni
Docente di Ortopedia all ‘Università di Bologna e Direttore degli Istituti Ortopedici del Rizzoli

 






 
 
 
 
 
 
 

  



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