Genova Anno V - n°31 - 23.11.2007 Pagine Nazionali

La chirurgia e le sue problematiche: intervista al Prof. Toni *


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Qual'è la filosofia di fondo della sessione dedicata ai risultati della chirurgia protesica? E come si articolano i lavori? La domanda è per il professore Aldo Toni, Presidente con il professore Sandro Giannini del Congresso Siot Bologna 2007. Direttore della l Divisione di Ortopedia e Traumatologia e Direttore del Laboratorio di Tecnologia Medica del “Rizzoli”.


La filosofia di fondo è l’analisi dei risultati al fine rendere ottimale la ricostruzione di un’articolazione. Una ricostruzione che miri alla ripresa della funzionalità. Una parte della sessione è dedicata ai simposi per l’aggiornamento. Non ci sono novità di grande spessore perché la chirurgia protesica consiste in piccoli ma continui passi in avanti. Le innovazioni assolute, per fortuna, non ci sono. E questo perché le innovazioni hanno bisogno di verifiche che talvolta sono carenti o addirittura non si fanno. Noti esperti stranieri ma soprattutto italiani- non dobbiamo dimenticare che la Scuola italiana è all’avanguardia in questo campo- fanno il punto sullo stato dell’arte. E poi c’è un grande spazio riservato alle comunicazioni: si dà la possibilità alla varie Scuole italiane ma anche ai singoli di presentare, con relativa discussione, la loro attività sia per quanto riguarda l’Ortopedia che la Traumatologia. Un confronto a tutto campo. Infine ci sono, e sono numerosi, i corsi dì istruzione che rappresentano, alla luce dei progressi della Ricerca, una necessità in modo particolare per i giovani ortopedici e traumatologi.

Il Congresso vuol fare il punto sullo stato dell’arte. Perché si sente la necessità di una riflessione a tutto campo?
C’è bisogno di una riflessione comune. E questo per conoscere i risultati a distanza. Non esiste un registro internazionale. Ce ne sono alcuni a livello nazionale come quelli di Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Australia e, più recentemente, Inghilterra. Il primo Registro regionale italiano è quello dell’Emilia Romagna, risale al 2000, ha fatto seguito al successo di quello, la denominazione è RIPO, avviato all’Istituto Ortopedico Rizzoli fin dal 1990. I risultati a distanza della chirurgia protesica sono legati prevalentemente alla memoria storica dei singoli chirurghi o anche a pubblicazioni scientifiche peraltro limitate alla descrizione di esperienze personali. Sporadiche rispetto alla totalità delle protesi impiantate, basti pensare che negli anni 70-80 si è passati da poche centinaia di casi di chirurgia protesica a diverse decine di migliaia. Negli anni ‘90 c’è stato un grande sviluppo della chirurgia protesica che raggiungeva la sua terza generazione con modelli sempre più affidabili, specie per l’uso di materiali resistenti sia all’usura che alla “fatica” metallica. Nel 2003 solo in Italia sono state impiantate 11 7mila protesi articolari con una pluralità di tipi di protesi, più di cento. Questa verifica al Congresso dei risultati a distanza viene svolta alla luce della Medicina Basata sull’Evidenza. Si vuol dare una risposta alla domanda: “Ma come vanno realmente le protesi impiantate, in particolare quelle impiantate in Italia?”. Si gettano le basi per un Registro nazionale che in un domani, speriamo non lontano, possa essere gestito dalla SIOT d’intesa con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e di altre Istituzioni. E’ un progetto ambizioso che ci auguriamo possa tradursi in realtà.

Qual è la tipologia degli interventi di protesi e sui quali si sofferma il dibattito scientifico del Congresso SIOT?
Ci sono situazioni diverse: interventi per usura da invecchiamento, interventi per un trauma, specie negli anziani prevalentemente a causa dell’osteoporosi, e poi ci sono interventi legati a conseguenze da incidenti della strada. Non bisogna, inoltre, dimenticare che ci sono interventi per pazienti che presentano esiti di una malattia congenita oppure contratta in età pediatrica. In tutte queste realtà c’è da ricostruire un’articolazione. Quando si tratta di consumo l’intervento è esclusivamente protesico. Se so tratta di un trauma si ricorre all’osteosintesi, cioè la ricostruzione di frammenti di osteo-cartilagine quando il danno è riparabile. Se però il danno è molto grave si finisce in alcuni sedi come la spalla per applicare, anche in questo caso, una protesi.

A ricorrere alla Chirurgia ricostruttiva sono più gli uomini o le donne?
Fra gli anziani le protesi fatte per frattura di femore sono fatte in prevalenza sono alle donne: il rapporto è di 76 a 24. La causa principale è dovuta a fratture per osteoporosi. La donna è davanti agli uomini anche per quanto riguarda la degenerazione artrosica (58% vs 42%). Per leggere bene le cifre bisogna tenere a mente che la donna ha anche una maggiore speranza di vita. Rimanendo nel campo delle fratture un ruolo negativo recitano gli incidenti domestici. I giovani, invece, finiscono in sala operatoria solo nel 10 (3 per fratmra, 7 per esiti di frattura) per cento dei casi a seguito di un trauma dovuto ad un incidente della strada o durante un’attività sportiva, in prevalenza sci, ciclismo e calcetto. Negli altri casi, e sono la maggioranza, si tratta di esiti di malattie degenerative infiammatorie o congenite.

Grande spazio al Congresso SIOT è stato dedicato alle problematiche legate alla chirurgia mininvasiva. Perché? La mininvasiva all’inizio è stata osteggiata, anche la sua esasperata microinvasività, che esponeva a maggiori difficoltà chirurgiche, anche con maggiore incidenza di complicazioni. Adesso si è giunti ad un compromesso con tecniche mininvasive meno complesse, che tengono conto dei vantaggi clinici: rapido recupero funzionale e un’altrettanto rapida dismissione.Inoltre c’è da mettere in conto una riduzione del dolore e della perdita di sangue. Inoltre si registra anche una netta riduzione di complicanze che avevano inizialmente limitato la mininvasiva. Si parla di mininvasività non solo per quanto riguarda la protesi, ma anche per la traumatologia. A queste tematiche il Congresso dedica ben tre dei dodici corsi con esperti stranieri e italiani. L’esperienza del nostro Paese anche in questo caso è all’avanguardia.

La robotica in chirurgia ortopedica è sempre d’attualità?
Diciamo subito che c’è un momento di riflessione. La robotica ha compiuto passi avanti, anche notevoli, per quanto riguarda la tecnologia applicata alla Medicina. Ci sono però perplessità perché non si riscontrano miglioramenti sostanziali dell’efficacia clinica in un intervento fatto conlsenza robot. Questo non è un problema piccolo. C’è da aggiungere che con la robotica i tempi chirurgici si allungano. E poi il costo. Intendiamoci, se ci fossero dei miglioramenti sostanziali dell’efficacia clinica, il problema della spesa potrebbe anche essere superato. Comunque, la robotica viene utilizzata attualmente in misura più sostanziale nella chirurgia del ginocchio, perché in questa articolazione diventa più critico il posizionamento della protesi. La mininvasività, com’ è noto, non consente al chirurgo di “vedere” tutto. E allora il computer fa “vedere “quello che l’operatore non può osservare.

Il Congresso SIOT, come tutti i congressi, si rivolgeva ovviamente ai partecipanti. In pratica è un discorso, di grande valenza, fra addetti ai lavori. Ma ci sono problematiche, come quelle legate all’ Ortopedia e alla Traumatologia, che escono dalle sale che ospitano i lavori per indirizzarsi all’opinione pubblica, quindi ai cittadini sani o malati. Quale messaggio ne è uscito dal vertice della SIOT a Bologna?
Il messaggio, in grande sintesi, è di informare cittadini e medici di base che oggi è possibile, dopo un grave problema ad un’articolazione, soprattutto l’anca e il ginocchio, tornare a svolgere una vita normale. Una vita normale per i giovani: pensiamo solo quale può essere l’esistenza di un soggetto che ha davanti tanti anni con un problema di articolazione. Ma una vita normale anche per chi ha i capelli bianchi, che rappresentano il più ampio bacino di utenza. Quello del ritorno dell’infortunato ad una vita normale è quasi un imperativo al giorno d’oggi, Questo perché il paziente è diventato più esigente. Chiede, se non pretende, di poter riprendere, senza limitazioni funzionali, l’attività consueta nella quotidianietà. Un tempo era sufficiente per un anziano che venisse eliminato il dolore e gli si consentisse di poter utilizzare l’articolazione anche con una certa limitazione. Pensiamo solo ad una leggera zoppia dopo un problema all’anca, al ginocchio o al piede. Questa possibilità di una restituzione alla vita normale si deve a protesi più resistenti, e quindi più durature — siamo sui venti anni, con punte di trenta- e meno invasive. Parliamo di anca, spalla, caviglia, gomito, polso, mano, vertebre e dischi. Ovviamente, con una diversità. Al primo posto c’è la protesi dell’anca, seguita da quella del ginocchio. Possiamo dire che il 55 per cento degli interventi riguardano l’anca, il 40 il ginocchio, il resto interessa tutte le altre articolazioni. Quindi per rispondere alla domanda il messaggio che esce dal Congresso è veramente tranquillizzante.

Professor Toni, abbiamo compiuto un viaggio attorno ad una protesi. Per la qualità di vita di un paziente cosa significa una protesi?
La protesi per un individuo anziano è un salvavita perché il suo organismo, quando l’articolazione non funziona più (soprattutto se per frattura) è già compromesso da altre malattie. In prevalenza, si tratta di un malato complesso. Senza la protesi questo individuo avrebbe poche possibilità di sopravvivenza. Quindi, è importante il ruolo della chirurgia protesica che si avvale del ruolo prezioso dell’anestesista, una figura che non bisogna assolutamente dimenticare.

 

* Co-presidente del 92° Congresso SIOT con Sandro Giannini
Direttore della l Divisione di Ortopedia e Traumatologia e Direttore del Laboratorio di Tecnologia
Medica del “Rizzoli “.

 






 
 
 
 
 
 
 

  



Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati