Genova Anno V - n°31 - 23.11.2007 Pagine Nazionali

del 25/01/2008

Discorso deI Ministro della Salute Livia Turco


Discorso del Ministro della Salute Livia Turco

Il tema al quale dedicate le riflessioni di quest’oggi è particolarmente stimolante, oltre che al centro del dibattito, anche sui media, in questi giorni. Discutere del molo delle Aziende sanitarie nella costruzione della classe dirigente del Paese significa, in primo luogo, riconoscere il ruolo crescente che le Aziende sanitarie, e i loro manager, hanno assunto, pur tra luci ed ombre, via via in questi anni. E avere chiaro a quale modello di Azienda, e a quali finzioni, poteri e relazioni, si fa riferimento.


Ma prima ancora, discutere di tutto ciò significa ricordare a tutti noi che stiamo parlando, per ovvie ed evidenti ragioni, di un pezzo rilevante della nostra classe dirigente, posta continuamente di tionte a sfide complesse, che ha l’opportunità di orientare il cambiamento promuovendo e favorendo l’itinovazione al servizio dei cittadini e del bene comune. Per queste ragioni, e non solo, è evidente che, al di là e al di fbori di qualunque retorica e demagogia, tra questo pezzo della classe dirigente e la politica, la buona politica, c’è un legame stretto e inscindìbile, che nuila ha a che vedere con le distorsioni e le derive clientelari, all’insegna della occupazione e spartizione del potere. C’è, al contrario, una condivisione di responsabilità rispetto a ciò che si è riusciti a realizzare o meno, sino ad oggi, insieme, e nei confronti di ciò che si deve ancora fare trovando soluzioni capaci di dare risposte certe in tempi altrettanto certi, nell’esercizio del potere, dei poteri, per l’appunto, come responsabilità nei confionti della collettività.


Sappiamo bene che tutto questo si traduce, poi, nel dibattito corrente, legittimamente, nella attenzione per le modalità di nomina dei manager. La questione, come è noto, non è nuova. La sensazione diffusa, pur essendo personalmente convinta che il fenomeno non si possa generalizzare più di tanto, è quella di un sistema a lottizzazione spinta. E’ veramente così? Come ho già avuto modo di affannare nei giorni scorsi penso di no. Prima di tutto perché non si può equiparare di per sé a lottizzazione il fatto che siano le Regioni a nominare i direttori generali di Asi e Ospedali. Come si può infatti immaginare di scindere la responsabilità politica di tutelare la salute dei cittadini, che è compito delle Regioni, dal potere loro affidato di nomina di questi manager ai quali spetterà l’attuazione delle politiche di programmazione e di indirizzo sanitario stabilite dalla Giunta? E poi sgombriarno il campo dal.miraggio delle “regole perfette” per nomine al di sopra di ogni sospetto. Semplicemente non esistono. il nodo sta piuttosto nello stabilire dove inizia e dove deve necessariamente finire l’arbitrio della politica nella selezione dì manager e primari. Intanto chiariamo che si tratta di due profili distinti. Sul primo, quello dei direttori generali, è ìndubbio che la politica deve continuare, come abbiamo visto, ad avere un molo fondamentale, pur se vincolato da criteri limpidi nella selezione dei manager. Per i medici e gli altri dirigenti apicali della sanità il discorso è completamente diverso. Qui la politica non deve entrare in alcun modo nella partita delle nomine. Non può infatti che essere il direttore generale, in piena autonomia e in qualità di primo responsabile dell’azienda sanitaria, a scegliere i suoi migliori collaboratori. Chiarito ciò, il problema è per l’appunto quello di come far sì che il percorso di nomina sia il più possibile impermeabile ad “inquinamenti” di sorta.


Ed è qui che si deve introdurre il discorso sulle regole. Per aiutare a far prevalere il merito e non la fedeltà, la competenza e non il legame di cordata. Per questo nei giorni scorsi ho lanciato una proposta rivolta in primo luogo alle Regioni e ai partiti, ma anche ai sindacati e alle professioni, affinché tutti facciano la loro parte nel presidiare il merito e la competenza prima di ogni altro interesse. 1116 novembre scorso il Consiglio dei Ministrì ha approvato il mio dcii per la “qualità e la sicurezza del Ssn” nel quale sono previste nuove procedure, sia per la scelta dei direttori generali che per la nomina delle figure mediche e sanitarie apicali. Nel primo caso ho previsto che la nomina dei manager sanitari, da parte della Giunta regionale, avvenga previa bando pubblico per notificare con congruo anticipo che c’è quell’incarico a cui concorrere. I candidati saranno selezionati da una Commissione di esperti che sottoporrà alla Regione una terna dei migliori profili sui quali effettuare la scelta. La trasparenza della procedura è assicurata dalla pubblicazione su internet di tutto il percorso decisionale con tanto di curriculum e valutazioni. Inoltre l’intero procedimento è sottoposto al vaglio di un ente esterno alla Regione, individuato nell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Anche per i primari si cambia. Oggi la selezione dei candidati si limita alla verifica di una generica idoneità a ricoprire l’incarico. Con il risultato che, molto spesso, la gran parte, se non la totalità, dai concorrenti risulta idonea. Ciò lascia spazio all’assoluta discrezionalità del direttore generale che, a sua volta, potrebbe essere “facilmente” influenzato da pressioni esterne su questo o quel candidato. Con la nuova legge si introduce invece una vera e propria selezione per titoli, effettuata da una Commissione, per la maggior parte composta di membri estratti a sorte tra i primari della stessa disciplina in ambito regionale o sovraregionale, dalla quale dovrà uscire una terna da sottopone ai direttore generale. Egli mantiene il potere di nomina ma solo tra i tre nomi indicati dagli esperti, limitando di fatto la possibilità. di wessioffi esterne. Anche in questo caso tutta la procedura sarà pubblicata su Internet a garanzia di trasparenza e pubb[icità dei percorsi di nomina. Queste norme stanno per avviarsi all’esame del Parlamento.


La proposta che ho fatto è questa: compiere uno sforzo straordinario Regioni e forze politiche .- per far sì che si possano tradurre presto in legge, magari stralciandole dal più vasto complesso di misure inserite nel dcli sulla qualità e la sicurezza? Per quanto mi riguarda sono pronta a ridiscutere, subito e dandoci tempi certi di lavoro, il merito delle singole disposizioni che sono certamente perfettibili. Ma penso sia opportuno non tirarsi indietro da questa sfida. Mostriamo ai cittadini che la “buona politica” e i “buoni manager e medici” esistono e vogliono riprendere in mano la sanità. Diamo ai cittadini la certezza che il manager che amministra le risorse pubbliche e il medico che ha in mano il bisturi da cui dipende la sua vita, siano i più bravi e competenti nel loro mestiere e non quelli più abili nell’accaparrarsi la simpatia di questo o quel politico.
Sono convinta che sia possibile. Anche perché non ci sto al “così fan tutti” che serpeggia in queste settimane. E se, come penso, non sono la sola a pensare che
il Ssn sia nella sua sostanza pilhitO e inclenne da manovre ed operazioni di potere, allora sì che la svolta è alla nostra portata. Adesso, non domani.


Livia Turco
 

 






 

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