Il tema al quale dedicate
le riflessioni di quest’oggi è particolarmente stimolante, oltre che al
centro del dibattito, anche sui media, in questi giorni. Discutere del
molo delle Aziende sanitarie nella costruzione della classe dirigente
del Paese significa, in primo luogo, riconoscere il ruolo crescente che
le Aziende sanitarie, e i loro manager, hanno assunto, pur tra luci ed
ombre, via via in questi anni. E avere chiaro a quale modello di
Azienda, e a quali finzioni, poteri e relazioni, si fa riferimento.
Ma prima ancora, discutere di tutto ciò significa ricordare a tutti noi
che stiamo parlando, per ovvie ed evidenti ragioni, di un pezzo
rilevante della nostra classe dirigente, posta continuamente di tionte a
sfide complesse, che ha l’opportunità di orientare il cambiamento
promuovendo e favorendo l’itinovazione al servizio dei cittadini e del
bene comune. Per queste ragioni, e non solo, è evidente che, al di là e
al di fbori di qualunque retorica e demagogia, tra questo pezzo della
classe dirigente e la politica, la buona politica, c’è un legame stretto
e inscindìbile, che nuila ha a che vedere con le distorsioni e le derive
clientelari, all’insegna della occupazione e spartizione del potere.
C’è, al contrario, una condivisione di responsabilità rispetto a ciò che
si è riusciti a realizzare o meno, sino ad oggi, insieme, e nei
confronti di ciò che si deve ancora fare trovando soluzioni capaci di
dare risposte certe in tempi altrettanto certi, nell’esercizio del
potere, dei poteri, per l’appunto, come responsabilità nei confionti
della collettività.
Sappiamo bene che tutto questo si traduce, poi, nel dibattito corrente,
legittimamente, nella attenzione per le modalità di nomina dei manager.
La questione, come è noto, non è nuova. La sensazione diffusa, pur
essendo personalmente convinta che il fenomeno non si possa
generalizzare più di tanto, è quella di un sistema a lottizzazione
spinta. E’ veramente così? Come ho già avuto modo di affannare nei
giorni scorsi penso di no. Prima di tutto perché non si può equiparare
di per sé a lottizzazione il fatto che siano le Regioni a nominare i
direttori generali di Asi e Ospedali. Come si può infatti immaginare di
scindere la responsabilità politica di tutelare la salute dei cittadini,
che è compito delle Regioni, dal potere loro affidato di nomina di
questi manager ai quali spetterà l’attuazione delle politiche di
programmazione e di indirizzo sanitario stabilite dalla Giunta? E poi
sgombriarno il campo dal.miraggio delle “regole perfette” per nomine al
di sopra di ogni sospetto. Semplicemente non esistono. il nodo sta
piuttosto nello stabilire dove inizia e dove deve necessariamente finire
l’arbitrio della politica nella selezione dì manager e primari. Intanto
chiariamo che si tratta di due profili distinti. Sul primo, quello dei
direttori generali, è ìndubbio che la politica deve continuare, come
abbiamo visto, ad avere un molo fondamentale, pur se vincolato da
criteri limpidi nella selezione dei manager. Per i medici e gli altri
dirigenti apicali della sanità il discorso è completamente diverso. Qui
la politica non deve entrare in alcun modo nella partita delle nomine.
Non può infatti che essere il direttore generale, in piena autonomia e
in qualità di primo responsabile dell’azienda sanitaria, a scegliere i
suoi migliori collaboratori. Chiarito ciò, il problema è per l’appunto
quello di come far sì che il percorso di nomina sia il più possibile
impermeabile ad “inquinamenti” di sorta.
Ed è qui che si deve introdurre il discorso sulle regole. Per aiutare a
far prevalere il merito e non la fedeltà, la competenza e non il legame
di cordata. Per questo nei giorni scorsi ho lanciato una proposta
rivolta in primo luogo alle Regioni e ai partiti, ma anche ai sindacati
e alle professioni, affinché tutti facciano la loro parte nel presidiare
il merito e la competenza prima di ogni altro interesse. 1116 novembre
scorso il Consiglio dei Ministrì ha approvato il mio dcii per la
“qualità e la sicurezza del Ssn” nel quale sono previste nuove
procedure, sia per la scelta dei direttori generali che per la nomina
delle figure mediche e sanitarie apicali. Nel primo caso ho previsto che
la nomina dei manager sanitari, da parte della Giunta regionale, avvenga
previa bando pubblico per notificare con congruo anticipo che c’è quell’incarico
a cui concorrere. I candidati saranno selezionati da una Commissione di
esperti che sottoporrà alla Regione una terna dei migliori profili sui
quali effettuare la scelta. La trasparenza della procedura è assicurata
dalla pubblicazione su internet di tutto il percorso decisionale con
tanto di curriculum e valutazioni. Inoltre l’intero procedimento è
sottoposto al vaglio di un ente esterno alla Regione, individuato
nell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Anche per i
primari si cambia. Oggi la selezione dei candidati si limita alla
verifica di una generica idoneità a ricoprire l’incarico. Con il
risultato che, molto spesso, la gran parte, se non la totalità, dai
concorrenti risulta idonea. Ciò lascia spazio all’assoluta
discrezionalità del direttore generale che, a sua volta, potrebbe essere
“facilmente” influenzato da pressioni esterne su questo o quel
candidato. Con la nuova legge si introduce invece una vera e propria
selezione per titoli, effettuata da una Commissione, per la maggior
parte composta di membri estratti a sorte tra i primari della stessa
disciplina in ambito regionale o sovraregionale, dalla quale dovrà
uscire una terna da sottopone ai direttore generale. Egli mantiene il
potere di nomina ma solo tra i tre nomi indicati dagli esperti,
limitando di fatto la possibilità. di wessioffi esterne. Anche in questo
caso tutta la procedura sarà pubblicata su Internet a garanzia di
trasparenza e pubb[icità dei percorsi di nomina. Queste norme stanno per
avviarsi all’esame del Parlamento.
La proposta che ho fatto è questa: compiere uno sforzo straordinario
Regioni e forze politiche .- per far sì che si possano tradurre presto
in legge, magari stralciandole dal più vasto complesso di misure
inserite nel dcli sulla qualità e la sicurezza? Per quanto mi riguarda
sono pronta a ridiscutere, subito e dandoci tempi certi di lavoro, il
merito delle singole disposizioni che sono certamente perfettibili. Ma
penso sia opportuno non tirarsi indietro da questa sfida. Mostriamo ai
cittadini che la “buona politica” e i “buoni manager e medici” esistono
e vogliono riprendere in mano la sanità. Diamo ai cittadini la certezza
che il manager che amministra le risorse pubbliche e il medico che ha in
mano il bisturi da cui dipende la sua vita, siano i più bravi e
competenti nel loro mestiere e non quelli più abili nell’accaparrarsi la
simpatia di questo o quel politico.
Sono convinta che sia possibile. Anche perché non ci sto al “così fan
tutti” che serpeggia in queste settimane. E se, come penso, non sono la
sola a pensare che
il Ssn sia nella sua sostanza pilhitO e inclenne da manovre ed
operazioni di potere, allora sì che la svolta è alla nostra portata.
Adesso, non domani.
Livia Turco