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Emanuela
Pierantozzi |
La donna, come individuo prima e categoria sociale poi, in ogni tempo,
ha saputo mostrare e far valere le proprie qualità, a volte in modo tale
da influire, anche, sulla vita pubblica (Cleopatra, Elisabetta
d’Inghilterra, Giovanna D’arco, Rita Levi Montalcini, ecc.) . In Europa
e negli Usa la donna avanzò nei secoli scorsi la richiesta di poter
fruire dei diritti dell’uomo iniziando ad esigere una parificazione
politica, giuridica e sociale.
Negli anni sessanta, poi, il movimento femminile non si è orientato
necessariamente e solo alle conquiste maschili ma ha cercato di
riscoprire la propria identità femminile cercando di liberarsi dagli
influssi maschili.
Anche nello sport la donna ha conquistato a piccoli passi e direi anche
pazientemente i suoi spazi.
Ricordiamo alcune date importanti del judo:
- 1956 primo Campionato del Mondo maschile ( Tokyo) e 1980 primo
Campionato del Mondo femminile (New York);
- 1964 Judo maschile ai Giochi Olimpici di Tokyo e 1988 Judo femminile
alle Olimpiadi di Seoul.
Lo sport potenzialmente offre a tutti, donne comprese, benefici
personali e sociali, ma questa potenzialità troppo spesso viene minata
da “eventi intollerabili” che violano soprattutto il valore umano:
- della dignità, quali il diritto all’integrità della persona,
l’inviolabilità della dignità umana, la libertà di scelta e il diritto
alla propria sicurezza;
- dell’uguaglianza, quali la non discriminazione;
- della solidarietà, quali il diritto allo sport e alla protezione della
salute.
Tra questi eventi vogliamo dare rilievo alle molestie e gli abusi
sessuali che avvengono, a volte, in ambito sportivo, che recano grandi e
gravi sofferenza alle atlete e che inducono responsabilità legali,
finanziarie e morali alle organizzazioni sportive.
Siamo convinte che tutti noi, sviluppando una cultura di dignità,
rispetto e sicurezza della donna nello sport in generale e nello judo in
particolare, dobbiamo assumerci la responsabilità di identificare e
prevenire molestie e abusi sessualità.
Diverse commissioni Governative e non Governative stanno già lavorando
per creare un clima favorevole per sensibilizzare l’opinione pubblica e
l’ambiente sportivo a queste problematiche (per esempio l’ International
Working Group on Women and Sport, l’ European Women Sport Commission, l’
International Olympic Committee Medical Commission etc.)
Ricordiamo che si definisce “abuso sessuale” qualunque attività sessuale
nella quale il consenso non è o non può essere dato, inclusi la
manipolazione e il condizionamento dell’atleta.
Noi pensiamo, quindi, che sia molto importante che il tecnico instauri
con la donna - atleta un rapporto estremamente corretto dal punto di
vista deontologico, soprattutto nelle classi giovanili, dove la ragazza
junior può maggiormente sentire un “confuso” trasporto (transfert) verso
il proprio allenatore.
Infatti in Italia si consiglia sempre ai tecnici, durante la loro breve
formazione psicologica presso la scuola FIJLKAM , di assumere sempre,
soprattutto nelle classi “junior” , un comportamento partecipe ma
contenuto.
Abbiamo rilevato che anche una cultura organizzativa orientata al mero
risparmio facilita l’accadimento di molestie e abusi sessuali (esempio
tecnici che in trasferta, per risparmiare, dormono con le proprie
atlete!!!).
Ogni ricerca condotta fino ad oggi ha dimostrato che le molestie e gli
abusi sessuali nello sport hanno un impatto altamente negativo sulla
salute fisica e psicologica dell’atleta donna, infatti possono provocare
non solo un allontanamento precoce e definitivo dall’ambiente sportivo
ma vere e proprie patologie.
Comunque siamo convinte che adottando valide strategie e tecniche di
prevenzione si possa fare in modo che il judo possa diventare più
sicuro, più salutare e positivo per le judoka.
Regolamenti, codici, comportamenti, e raccomandazioni potrebbero
promuovere e supportare questa cultura della prevenzione.
Successivi monitoraggi e controlli di questi regolamenti e procedure
potrebbero sicuramente diminuire i rischi dello svilupparsi di questi
abusi.
Siamo consapevoli tuttavia che questo processo richieda la
collaborazione di tutti, dalla base che deve imparare a denunciare (non
temere) ogni caso di molestia e abuso fino ai vertici che devono essere
in grado di rispondere con azioni efficaci e tempestive, adottando i
giusti provvedimenti disciplinari o altre adeguate misure.
* Muroni Rosa Maria
Medico sportivo, psicoterapeuta, esperta in psicologia clinica.
Docente di psicologia sportiva, facoltà di Scienze motorie. Università
di Genova.
Diplomata ISEF e Laureata in scienze motorie.
Maestro di Judo, cintura nera V dan.
muronirosamaria@libero.it
** Pierantozzi Emanuela
Diplomata ISEF e Laureata in Scienze motorie.
Istruttore di Judo, cintura nera VI dan.
Ricercatrice metodologia e didattica dell’allenamento sportivo, Facoltà
di scienze motorie, Università di Bologna.
Plurimedagliata Olimpica e mondiale.
emanuela.pierantozzi@fastwebnet.it