Microcircolo e
Microcircolazione nelle “Cellule Tumorali dormienti”
In un individuo con Terreno Oncologico, il “reale rischio” oncologico in
uno o raramente più sistemi biologici indica la presenza di una
circoscritta area (raremente si tratta di un numero maggiore), in cui
cellule parenchimali, con mutazioni del nDNA “e” del mit-DNA, sono
associate a cellule dell’unità microvascolare alterate in modo identico,
con conseguenti tipiche modificazioni della flow-motion (=
centralizzazione del flusso ematico), causa della caratteristica
fenomenologia biochimico-metabolica e clinica, quantizzata clinicamente
con la Semeiotica Biofisica (1,2).
Il saper riconoscere clinicamente, a partire dalla nascita, questa
singolare condizione microcircolatoria patologica in modo
auspicabilmente “quantitativo”, monitorandone in tale modo la sua
possibile evoluzione, rappresenta un momento fondamentale nella
prevenzione primaria del cancro. La forma iniziale di tumore maligno è
rappresentata tradizionalmente dal cancro in situ, dove sono colpite
alcune cellule, per esempio, della parete dei dotti di una ghiandola. Se
questa patologia non viene curata può diventare invasiva e pertanto
rappresenta un aumentato fattore di rischio oncologico.
Ne consegue che il cancro in situ è considerato lo stadio 0, per
generale ammissione di difficilissima diagnosi, non solo clinica.
Infatti, la biopsia, la sola indagine capace di rivelare oggi questa
patologia, necessariamente fa seguito alla diagnosi clinica, che nel
cancro in situ è comprensibilmente difficilissima, quasi sempre
occasionale.
Il “reale rischio” oncologico semeiotico-biofisico è un nuovo concetto
medico col quale i medici devono familiarizzare, quando avrà superato le
attuali difficoltà ostacolanti la sua diffusione per motivi tanto
numerosi quanto evidenti, esaminati in precedenti lavori (3, 4).
La sicura conoscenza di queste nozioni originali, che svolgono un ruolo
fondamentale nella prevenzione primaria del tumore in un futuro già
cominciato (5-7), può essere acquisita dal medico che è in grado di
valutare con sicurezza la struttura e la funzione delle diverse
componenti dell’unità microvascolotessutale, in particolare dei
dispositivi endoarteriolari di blocco, il cui ruolo nella flow-motion e
nell’attuazione della riserva funzionale microcircolatoria dell’unità
microvascolotessutale è veramente di primaria importanza (8-11) (V la
Bibliografia nel sito http://www.semeioticabiofisica.it).
Il Ruolo dei Dispositivi di Blocco sottotipo a) nel Reale Rischio
oncologico
Il “reale rischio” svolge un ruolo primario nella Semeiotica Biofisica
di tutte le malattie umane più frequenti e pericolose, compreso il
tumore maligno, solido e liquido, oggi vere epidemie nei paesi
sviluppati. Pertanto, il medico deve conoscere questo muovo concetto,
meritevole di una precisazione nosografica non limitata alla sola
oncologia, ma estensibile alle malattie umane più gravi e comuni.
Tuttavia, chi conosce questa nuova semeiotica fisica ha certamente avuto
occasione di riconoscere il “reale rischio” oncologico. In realtà, nel
soggetto con Terreno Oncologico è generalmente possibile evidenziare una
limitata area di un sistema biologico, per esempio, in un quadrante
della mammella, con tipiche alterazioni microcircolatorie e parenchimali,
in accordo alla teoria dell’Angiobiopatia (7-11). Inoltre, questa
singolare condizione patologica è passibile di precisa quntificazione,
dal momento che esistono vari stadi del reale rischio, consentendo al
medico di riconoscere la lenta evoluzione verso la carcinogenesi.
Importante il fatto che nella precisa sede dove potrà insorgere il
tumore maligno, sono presenti i Dispositivi Endoarteriolari di Blocco
(DEB), tipo I Stazione di Blocco, sec. S.B.Curri, “neoformati” (che
offrono dati semeiotico-biofisi completamente differenti dai DEB, tipo
I, “naturali”, rendendone possibile la diagnosi differenziale) anche nei
tessuti in cui fisiologicamente sono assenti (= midollo osseo, polmone,
stomaco, fegato, mammella, prostata, pancreas, ghiandole a secrezione
interna, etc.), costituendo un elemento diagnostico di primaria
importanza, che spiega la singolare centralizzazione del flusso
microcircolatorio locale. Il reale rischio oncologico è rivelato dalla
caratteristica Contrazione Gastrica tonica, assente nelle altre forme di
rischio reale, che rappresenta un elemento essenziale nella diagnosi
differenziale.
In presenza di qualsivoglia costituzione semeiotico-biofisica, sono
caratteristicamente presenti i DEB tipo I anche nelle sedi dove
fisiologicamente sono assenti, mostrando un riflesso ureterale medio di
appena 1 cm., la metà di quello provocato dalla stimolazione dei
fisiologici DEB tipo I, espressione di un blocco della flow-motion assai
più intenso.
Di conseguenza, il medico deve accertarne l’eventuale presenza per
riconoscere il “reale rischio” di cancro, cioè l’evoluzione
dell’alterata condizione mitocondriale, ereditata dalla madre, verso la
sindrome pre-morbosa, pre-metabolica, che rappresenta il primo passo
nell’ontogenesi della sindrome metabolica, prima, e delle varie e
rispettive patologie, poi (11).
In altre parole, il “reale rischio” semeiotico-biofisico, incluso quello
oncologico, di seguito illustrato, “caratterizzato” dalla Contrazione
Gastrica tonica, rappresenta la versione scientifica, moderna,
rispettosa dell’adequatio rei et intellectus, della definizione
“metafisica” della Medicina tradizionale: locus minoris resistaentiae
(V. Avanti).
Pensiamo all’unità microvascolotessutale correlato al preciso punto
della parete arteriosa dove si trovano gli endoteli HP (= ad alta
probabilità di ATS), che diventerà in seguito la sede iniziale del
processo arteriosclerotico; consideriamo il microcircolo dell’esatta
localizzazione di cellule-b di isole di Langherans che andranno incontro
ad esaurimento funzionale dopo un periodo di differente durata di
iperattività con aumetata secrezione ormonale. Gli esempi potrebbereo
continuare, tutti fondati però su identiche alterazioni
microcircolatorie – e parenchimali, ovviamente – a loro volta basate
sull’ICAEM-a, particolarmente intensa in queste sedi, in accordo alla
Teoria Patogenetica Unificata (10).
Tra tutte le strutture microcircolatorie alterate, sia funzionalmente
sia strutturalmente, i Dispositivi Endoarteriosi di Blocco (DEB)
“neoformati” rivestono una importanza essenziale nella patogenesi della
malattie umane più gravi e comuni, come già dimostrato in precedenza
(1-11).
A questo punto ricordo brevemente che i DEB sono localizzati nelle
piccole arterie, secondo Hammersen (Stazioni di Blocco di tipo I, sec.
Curri) formando le Sperrarterien di Clara, le Polsterarterien di Buchner,
le Gefaessperren di Watzka, e nelle arteriole (Stazioni di Blocco di
tipo II). La loro apertura-contrazione permette ovviamente il passaggio
di sangue, mentre la loro chiusura-dilatazione ostacola la flow-motion
più o meno inensamente.
Nelle piccole arterie i DEB di tipo I possono avere una forma
peduncolata, per es., a proboscide (Fig. 1), per cui si ripiegano sul
loro peduncolo durante la dilatazione arteriolare se il flusso ematico è
sufficientemente veloce, influenzando favorevolmente l’apporto ematico
ai nutritional capillaries, che altrimenti risulterebbe notevolmente
ridotto.
Nel sano, i DEB di tipo I rimangono aperti per 20 sec. (= durata del
Riflesso ureterale “medio”), durante i quali mostrano due accentuazioni
dell’intensità del riflesso ureterale “in toto” (= interstizio), in
rapporto alle due “normali” onde della vasomotolity intercalate tra due
highest spikes o fluttuazioni ureterali massime. Segue la loro chiusura
per 6 sec. contemporaneamente alla contrazione delle arteriole
precedente una highest spike.
Detto altrimenti, la stimolazione all’apertura-contrazione dei DEB tipo
I avviene contemporanemente alla massima onda della sfigmicità
arteriolare, sec. Hammersen, che segue e precede due “normali”
fluttuazioni arteriolari.
Questa particolareggiata descrizione di eventi microvascolari di
Microangiologia Clinica è finalizzata ad evidenziare l’armonia delle
correlazioni delle attività delle singole strutture micorcircolatorie,
il cui scopo principale è quello di assicurare la regolazione del flusso
ematico nei vasi inferiori a 100 micron, il cui ruolo per il
rifornimento di materia-energia-informazione al parenchima relativo è di
essenziale importanza.
A questo punto, il lettore comprende come una alterazione di questo fine
giuoco microcirolatorio si ripercuote dannosamente sull’economia
tessutale, il cui pH si abbassa ed ovviamente la concentrazione
idrogenionica (H2) si innalza, tipica espressione di una respirazione
mitocondriale compromessa, causa di acidosi istangica.
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Fig. 1 -
La freccia indicaun dispositivo endoarteriolare di blocco all’interno di
una piccola arteria, sec. Hammersen: la sua contrazione (= riflesso
ureterale medio in dilatazione) aumenta la flow-motion nei capillari
nutrizionali,mentre la sua decontrazione (= scomparsa del riflesso
ureterale medio) riduce l’apporto ematico tessutale. Per gentile
concessione del Prof.S.B.Curri (Le Microangiopatie. Ed. Inverni della
Beffa, Arte Grafica S.p.A. Verona, 1986), alla cui magistrale opera
scientifica devo il mio interessamento al microcircolo ed alla
microcircolazione. |
I DEB tipo II, a larga base di impianto, localizzati come ormai noto
nelle arteriole sec. Hammersen, sono praticamente ubiquitari: ricordo
che nel pancreas, nel tessuto adiposo mammario, nello stomaco, nel
midollo, nel polmone, nella prostata, ghiandole a secrezione interna,
etc. sono presenti soltanto i DEB tipo II.
La loro struttura a larga base d’impianto (fibre longitudinali
all’interno e quelle circolari all’esterno) favorisce il flusso
microcircolatorio anche quando sono solo leggermente rilassate. Infatti,
la Semeiotica Biofisica consente di affermare che la loro esclusiva
presenza testimonia la necessità di un abbondante rifornimento ematico
al parenchima, in attività pulsata come nel pancreas e nelle altre
ghiandole a secrezione interna.
Come sopra accennato, fatto di estrema importanza diagnostica, frutto di
una recentissima scoperta personale, i DEB di tipo I sono diffusamente
presenti – in modo patologico – anche in sistemi biologici in cui
fisiologicamente mancano, sede di una particolare costituzione, così
come nel reale rischio oncologico, ma in questo secondo caso
circoscritto soltanto in questa loacalizzazione, con l’unica eccezione
per il reale rischio dei tumori “liquidi”.
Verosimilmente, la comparsa di questi DEB, tipo I, in sede anormale
provoca una centralizzazione del flusso microcircolatorio, causa di
acidosi locale e stimolo alla neoformazione vascolare, tipica dei tumori
maligni.
Ne consegue che una siffatta distribuzione anomala dei DEB neoformati,
peduncolati, di tipo I, facilita la diagnosi di reale rischio e di
tumore in atto: per esempio, del polmone, mammella, pancreas, stomaco,
prostata, etc. dove “fisiologicamente” sono presenti soltanto i DEB tipo
II.
In realtà, nel reale rischio oncologico si osservano anche i DEB tipo I,
con funzione di blocco circolatorio più intenso, a spiegazione della
locale carenza di ossigenazione tessutale, alla base del Segno di
Baserga “variante” (12) (V. http://www.semeioticabiofisica/.it).
Dal punto di vista tecnico, la sede del “reale rischio” è caratterizzata
da un tempo di latenza basale, a riposo, del riflesso gastrico
aspecifico inferiore alla norma o normale, ma con una durata patologica
di 4 sec., espressione della compromessa Riserva Funzionale
Microcircolatoria (RFM); dal precondizionamento di tipo II o intermedio,
a causa appunta della compromessa attivazione della RFM;
dall’attivazione microcircolatoria di tipo II, intermedia, in cui la
sfigmicità aumentata delle arteriole (vasomotility) mantiene nella norma
la vasomotion.
La diagnosi di “reale rischio” è posta, nel modo più semplice, sulla
base dei valori parametrici forniti dal riflesso gastrico aspecifico di
base e, molto utilmente, dopo il precondizionamento semeiotico-biofisico.
Prendiamo come esempio il rene con “reale rischio” di malattia: per
esempio la litiasi. In un individuo con sindrome metabolica “variante”
(2-7, 13), il riflesso di base rene-gastrico aspecifico mostra un tempo
di latenza di 8 sec. (NN = 8 sec.), ma la durata è patologica: 4 sec.
(NN < 4 sec.), ad indicare una compromissione della Riserva Funzionale
Microcircolatoria.
Solo in caso di “reale rischio” oncologico, il riflesso gastrico
aspecifico è seguito dalla caratteristica contrazione gastrica tonica (Fig.
2).
In caso di dati alterati, il precondizionamento evidenzia il persistere
del tempo di latenza identico a quello di base, mentre nel sano il tl
aumenta significativamente salendo a12 sec. o più.
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Fig. 2 -
La figura indica la Contrazione Gastrica tonica, segno di appendicite
acuta. |
Reale Rischio, stabile e in evoluzione. Correlazioni con il
Precondizionamento
I DEB tipo I possono essere “naturali”, fisiologici (per esempio, nel
muscolo cardiaco e scheletrico, cervello) oppure “neoformati”, tipiche
del reale rischio oncologico, che mostrano differente grado di attività
ostruente il flusso ematico, maggiore per i secondi che, quando
stimolati, provocano un riflesso ureterale medio di intensità dimezzata
nei confronti dei DEB tipo I fisiologici (= 1 cm.).
Durante la dilatazione delle piccole arterie – limitata a causa dello
piccolo numero di strati di cellule muscolari lisce nella parete – i DEB
tipo II potrebbero obliterare il lume vasale completamente se non si
flettessero sul loro peduncolo sotto la spinta di un flusso ematico
sufficientemente veloce (13). Ne consegue che anche nella fase del
rilassamento è conservata una discreta flow-motion in direzione delle
arteriole specialmente nel sano con dispositivi normalmente funzionanti.
Naturalmente, nella contrazione arteriolare il volume dei DEB tipo II è
nettamente ridotto ed il flusso ematico incrementato.
A questo punto è opportuno osservare che nel sano osserviamo 6
fluttuazioni al minuto per un periodo variabile tra 9-12 sec. ed
intensità oscillante da 05 a 1,5 (misura convenzionale).
L’apertura-contrazione dei DEB tipo II dura 20 sec. ed è provocata dalla
stessa stimolazione che provoca le fluttuazioni massime; pertanto,
durante questo tempo il Riflesso ureterale medio (= stimolazione di
media intensità dei vari trigger-points) mostra due lievi incrementi che
seguono alle due “normali” oscillazioni arteriolari (13). Questi eventi
microcircolatori sono praticamente assenti in presenza di DEB
neoformati, con conseguente ridotto apporto ematico al parenchima.
Da quanto riferito si deduce che gli stimoli per la contrazione dei DEB
tipo II sono gli stessi che determinano le highest spikes, mentre essi
sono non-responsivi di fronte ai due stimoli interposti tra le due
massime fluttuazioni, agevolando il flusso ematico arteriolare.
Il meccanismo del funzionamento dei DEB tipo I, ubiquitari, è nettamente
differente: durante la decontrazione non ostacolano totalmente il
flusso, che comunque verrebbe deviato nell’arteriola, sec. Hammersen,
parallela che è priva si dispositivi. L’anatomia di queste strutture,
sopra brevemente ricordata, lascia comprendere come nella decontrazione
il dispositivo si allunga, provocando il blocco del flusso se la sua
forma fosse di tipo sfinteriale (12).
Per riassumere, i DEB di tipo II neoformati in sedi dove
fisiologicamente sono assenti provocano una centralizzazione del flusso
dannosa per il rifornimento di energia-informazione-materiale a poche
cellule locali di per sé già alterate per la presenza di alterazioni
nucleari (mutazioni), secondo quanto permette di affermare l’Angiobioptia
(2, 3, 5, 7-12).
Col progredire della gravità del fenomeno micorcircolatorio della
centralizzazione, a seguito della neoformazione dei DEB tipo I e del
malfunzionamento anche delle strutture pre-esistenti, si aggrava
l’acidosi istangica, al momento circoscritta, che favorisce sia la
formazione di nuovi vasi sia la non-controllata proliferazione dicellule
a-sociali. Il dovere del medico, quindi, è quello di riconosce il reale
rischio oncologico e di monitorarlo sotto terapia istangioprotettiva:
dieta, etimologicamente intesa, e melatonina-coniugata.
La valutazione dei riflessi ureterali richiede la sicura conoscenza
della Semeiotica Biofisica. Fortunatamente, tuttavia, queste alterazioni
procedono parallelelamente ai vari tipi di precondizionamento: A) tipo
I, associato; B) tipo II, intermedio (= il tempo di latenza del riflesso
gastrico aspecifico si allunga di soli 1-3 sec.: reale rischio
“stabile”); C) tipo III, dissociato, iniziale (= il tempo di latenza del
riflesso gastrico aspecifico o rimane uguale a quello basale oppure si
riduce ancorchè in modo non significativo: reale rischio in iniziale
evoluzione), agevolando la diagnosi clinica.
Accanto a queste tre varianti, naturalmente esistono modelli intermedi
che agevolano e rendono oltremodo accurato il monitoraggio terapeutico.
Il Reale Rischio oncologico nella Mammella
A modo di esempio, è illustrato l’iter diagnostico del reale rischio
oncologico nel seno, ricordando che il cancro della mammella colpisce
anche gli uomini. Innanzitutto, il medico accerta e “quntifica” il
Terreno Oncologico: la sua assenza infatti esclude la presenza del
conseguente reale rischio: nel modo più semplice, si applica il Test
della suzione simulata (V. Glossario nel sito citato) (2-10). Nel sano,
la ritmica palpazione della mammella provoca un riflesso gastrico
aspecifico della durata di 7 sec. esatti; continuando senza interruzione
la stimolazione del seno, il riflesso scompare per ricomparire dopo
pochi secondi, mostrando una durata ridotta a 5-6 sec.
Al contrario, in presenza di costituzione oncologica, il riflesso di
base persiste per 8 sec. (NN = 7 sec.), ed aumenta progressivamente
nelle successive valutazioni (2, 3, 8, 9).
A questo punto, accertata nel modo più semplice la presenza del Terreno
oncologico, il medico valuta il tempo di latenza (tl) del riflesso
mammella-gastrico aspecifico durante la trazione del capezzolo, prima, e
poi comprimendo il seno tra il pollice e le altre dita: nella donna, il
tl è 9,5 sec. precisi indipendentemente dall’età, mentre nell’uomo
risulta maggiore, cioè 12,5 sec. Notiamo come una maggiore ossigenazione
tessutale è in relazione con la minore incidenza del cancro,
corroborando la teoria dell’Angiobiopatia.
Interessante dal punto di vista diagnostico è il valore parametrico
relativo alla durata del riflesso che nel sano è “inferiore” a 4 sec. Un
risultato fisiologico consente di per sé di escludere la presenza di
reale rischio oncologico localmente.
Al contrario, la presenza del reale rischio “stabile” è caratterizzata
da un tl ancora di 8 sec., ma da una durata del riflesso di 4 sec.
Infine, dati preziosi sono offerti dal precondizionamento
semeiotico-biofisico, che offre dati differenti nelle diverse condizioni
(nel sano, il tl appare allungato significativamente (14-16 sec.) e la
durata del riflesso si riduce nel precondizionamento, mentre
nell’individuo con reale rischio o i due valori risultano identici a
quelli di base – rischio lieve – oppure aumentano, in relazione alla
gravità della patologia di base, consentendo al medico una accurata
“quantificazione” del reale rischio oncologico, che ha risvolti
terapeutici notevoli.
A questo punto il medico esegue la stimolazione successiva sui quadranti
mammari per localizzare con esattezza la sede del reale rischio.
Naturalmente, una elegante, raffinata valutazione delle condizioni
microcircolatorie nella mammella permettono al medico di raccogliere
informazioni sulla presenza e attività dei DEB tipo I, assenti nel sano,
e di tipo II, sul comportamento della vasomotility e della vasomotion
nei quadranti mammari, indispensabili per la importante
“quantificazione” del reale rischio oncologico.
Bibliografia
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http://piazzetta.sfera.net/.
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2) Stagnaro-Neri M., Stagnaro S. Introduzione alla Semeiotica Biofisica.
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URL
3) Stagnaro Sergio. Il “Reale Rischio” Semeiotico-Biofisico.
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URL
4) Stagnaro S. Vecchio e Nuovo nella Scienza. Tempo Medico. 315,16,67,
1989.
5) Stagnaro Sergio. Microangiologia Clinica Semeiotico-Biofisica Dei
Dispositivi Endoarteriosi Di Blocco.
URL
6) Max Planck. La conoscenza del mondo fisico, pag.28, Boringhieri,
Torino, 1993.
7) ) Stagnaro S., Stagnaro-Neri M., La Melatonina nella Terapia del
Terreno Oncologico e del “Reale Rischio” Oncologico. Travel Factory,
Roma, 2004.
URL
8) Stagnaro S., Stagnaro-Neri M., Le Costituzioni Semeiotico-Biofisiche.Strumento
clinico fondamentale per la prevenzione primaria e la definizione della
Single Patient Based Medicine. Travel Factory, Roma, 2004.
URL
9) Stagnaro S., Stagnaro-Neri M. Single Patient Based Medicine.La
Medicina Basata sul Singolo Paziente: Nuove Indicazioni della Melatonina.
Travel Factory, Roma, 2005.
URL
10) Stagnaro Sergio. Teoria Patogenetica Unificata, 2006, Ed. Travel
Factory, Roma.
11) Stagnaro Sergio. Mitochondrial Bed-Side Evaluation: a new Way in the
War against Cancer (21 December 2005). Cancer Cell International.
URL
12) Stagnaro Sergio. Il Segno di Baserga “variante” nella Diagnosi di
Cancro del Polmone. Il “Reale Rischio” Oncologico.
URL
13) Curri S. B. Le microangiopatie, a cura di Inverni della Beffa, Arte
Grafica S.p.A. Verona, 1986.