Nell’ultimo numero della prestigiosa rivista americana Archives of
Internal Medicine è stato pubblicato lo studio “A double-blind,
placebo-controlled, randomized trial of bupropion for smoking cessation
in primary care”.
Questo studio, coordinato all’Istituto Mario Negri da Roldano Fossati,
ha valutato l’utilità del bupropione, un farmaco annoverato tra gli
antidepressivi, nell’aiutare i soggetti che intendono smettere di
fumare.
La novità di questo studio sta nel fatto che l’efficacia di questo
farmaco è stata sperimentata da Medici di Medicina Generale (MMG), gli
operatori sanitari privilegiati nella gestione di interventi di
prevenzione.
Il bupropione, infatti, era stato valutato e ha ottenuto
l’autorizzazione per l’immissione in commercio, grazie a studi condotti
in ambito accademico che utilizzavano programmi molto intensi e
difficili da “esportare” in modo capillare. Lo studio, completamente
condotto dall’Istituto Mario Negri, ha mostrato che i risultati
registrati in altri studi (cioè un incremento quasi doppio
dell’astinenza continuativa dal fumo misurata a distanza di un anno,
rispetto a quella ottenuta con una sostanza-placebo) possono essere
ottenuti dai MMG utilizzando lo stesso farmaco ma con uno schema di
intervento semplificato.
In questo studio, il 25% dei fumatori che avevano assunto bupropione non
aveva più fumato una sigaretta a un anno dall’inizio della terapia
rispetto al 14% dei fumatori che non avevano assunto il farmaco.
Questo risultato conferma l’utilità del bupropione nella cessazione del
fumo di sigaretta e sottolinea la capacità dei MMG Italiani di gestire
studi clinici e fondamentali interventi di prevenzione sanitaria.
L’Istituto Mario Negri da tempo ha focalizzato la sua attenzione sulla
medicina di base come luogo ideale per lo studio delle strategie di
prevenzione. Attualmente l’Istituto sta coordinando uno altro studio,
molto ampio, per la valutazione di un farmaco nella riduzione del
rischio cardio-vascolare. Si rammenta che fino al 2001 l’Italia era il
solo Paese europeo nel quale la ricerca clinica nella Medicina di Base
era proibita. Lo studio recentemente pubblicato rappresenta la prima
sperimentazione approvata e conclusa dopo la pubblicazione ufficiale
della normativa pertinente e sottolinea le potenzialità scientifiche
della Medicina di Base, così a lungo trascurate.