Terreno Oncologico?
La definizione di Max Planck descrive in modo ottimale la desolante
situazione attuale della diffusione del progresso scientifico,
conseguenza del fatto che il “fisiologico” controllo della struttura,
finalizzato all’esame critico degli originali contributi offerti da
energie nuove, è degenerato e “patologicamente” esasperato per ragioni
che nulla hanno a che fare con la Scienza (1). A questo proposito è
sufficiente pensare a quanto accadde al grande fisico.
Infatti, il 14 dicembre 1900 Max Planck comunicò all’Accademia delle
Scienze di Berlino una scoperta che avrebbe mutato le basi stesse della
fisica: il quanto elementare d’azione.
“Tentai di collocare il quanto elementare d’azione in qualche modo entro
lo schema della teoria “classica”, cioè nello schema del continuo
matematico. Ma questa costante si dimostrò irriducibile. Fallito ogni
tentativo di superare questo ostacolo, apparve evidente che il quanto
elementare d’azione aveva una parte fondamentale nella fisica atomica e
che la sua scoperta apriva una nuova era nella scienza” (2). Come tutti
ormai sanno, la scoperta dei quanti risultò difficile da accettare
all’inizio, ma successivamente essa segnò l’inizio dell’era della
meccanica quantistica, una nuova visione del mondo, rivoluzionaria come
la relatività di Einstein.
All’inizio del terzo millennio, nonostante i numerosi ostacoli, grazie a
menti aperte che non mancano mai, sono sorti in oncologia nuovi
paradigmi, ora suggeriti per la loro utilizzazione nella prevenzione
primaria del tumore maligno, solido e liquido (3-7) (V. per esempio, il
mio sito webb,
http://www.semeioticabiofisica.it, e Lettera Aperta al
Ministro della Salute, Prof. Sirchia La Prevenzione Primaria “Clinica”
Del Cancro Mammario, messa in rete in altre URLs Chiedere a Google).
Il Terreno Oncologico o Costituzione Oncologica, è caratterizzato dal
punto di vista biologico da complesse alterazioni, ereditate
esclusivamente per via materna, del sistema
psico-neuro-endocrino-immunitario, il sistema fisiologico di controllo a
disposizione del nostro organismo per impedire l’oncogenesi e i processi
infettivi. Questa interessante attività biologica è valutabile oggi
“quantitativamente” e rapidamente in modo clinico, cioè con l’impiego
del solo fonendoscopio, a partire dalla nascita.
Fatto importante, non tutti gli individui sono portatori del Terreno
Oncologico e quindi non tutti possono essere copiti da tumore, magari
con differente probabilità: per esempio, solo il 33% circa della
popolazione della cittadina della Riviera Ligure di Levante, dove io
vivo, è colpita dal Terreno Oncologico, mentre il restante 67% circa è
risparmiato dalla costituzione oncologica.
Altro fatto essenziale da tenere presente ai fini anche della
prevenzione primaria del tumore maligno è l’insorgenza del tumore
esclusivamente nella precisa sede del “reale rischio” oncologico,
presente in determinate aree di uno (raramente più) sistema (i)
biologico (i), esclusivamente in individui positivi per il Terreno
Oncologico. In molti individui positivi per il Terreno Oncologico non è
identificabile una sede del “reale rischio” oncologico.
La ormai lunga personale esperienza clinica ha fornito dati omogenei,
certamente da ampliare in ulteriori sperimenazioni su vasta scala, ma
tali fin d’ora da evidenziare una nuova via di lotta al tumore
certamente efficace (8).
Importanza diagnostica del Terreno Oncologico
Il Terreno Oncologico esiste, come ho dimostrato in precedenti lavori
(3-7) (V. il sito citato) e rappresenta la conditio sine qua non del
“reale rischio” oncologico e dell’oncogenesi.
Detto altrimenti, solo chi dalla nascita è portatore della singolare
anomalia del sistema psico-neuro-endocrino-immunitario – Terreno
Oncologico – “può” essere colpito anche dal “reale rischio” oncologico
in aree ben delimitate di uno o più sistemi biologici, dove “può”
insorgere il tumore maligno, riconosciuto clinicamente in modo
“quantitativo” con la Semeiotica Biofisica.
Prima di descrivere il “reale rischio” oncologico dal punto di vista
microangiologico- clinico, prevedo che, riconosciuta l’esistenza del
Terreno Oncologico, inizierà una rivoluzione in Medicina, e non soltanto
in oncologia medica, di cui è ben difficile prevederne l’evoluzione e
l’esito.
Analizziamo con chiarezza questa affermazione: se è scientificamente
vero, come vado sostenendo da molto tempo, che dal tumore maligno
“possono” essere colpiti soltanto i soggetti con Terreno Oncologico,
cioè privi di una efficace, fisiologica difesa contro l’oncogenesi (V.
Bibliografia del primo sito citato che riferisce i lavori sul Terreno
Oncologico) e che è possibile oggi combattere efficacemente questa
pericolosa condizione fino a ridurla allo stadio “residuo”, non
pericoloso nella maggioranza dei casi, allora la prevenzione primaria
del cancro, solido e liquido, non solo è possibile, ma può e deve essere
condotta in modo razionale, cioè mirato, su individui clinicamente
selezionati ed arruolati su vastissima scala, secondo lo spirito della
Single Patient Based Medicine (6).
Qual’è la conseguenza di quanto sopra riferito? Innanzitutto,
l’innovativa esecuzione della prevenzione primaria – da me illustrata
nella citata Lettera Aperta all’ex Ministro della Salute Prof. G.
Sirchia, in riferimento alla prevenzione del cancro del seno in “uomini”
e donne – che comporta la minima spesa possibile per il SSN e i massimi
risultati per la popolazione e dove sono coinvolti i Medici di Medicina
Generale, il cui ruolo è di primaria importanza.
Inoltre, quanto detto per il tumore maligno vale anche per tutte le
altre più frequenti e gravi malattie umane, vere epidemie del mondo
occidentale e dei paesi in via di sviluppo, che “possono” insorgere
esclusivamente in individui con le relative costituzioni “e” i
rispettivi “reali rischi” (5, 7, 10): dalla costituzione e dal “reale
rischio” di una malattia, attraverso la sindrome Pre-Metabolica,
classica e variante (conditio sine qua no della litiasi, da me
descritta), e poi la Sindrome Metabolica, si instaura infine la malattia
(tumore, diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia, arteriosclerosi,
gotta, litiasi, etc.), dopo anni e decenni, durante i quali insorgono le
complicazioni negli organi bersaglio, in un tempo precedente l’esordio
clinico della malattia, come riconoscono ormai tutti i medici.
A questo punto, facilmente si comprende la necessità di riconoscere gli
eventi morbosi ricordati a causa del possibile esito nelle varie
malattie e monitorarli sotto terapia dietetica, etimologicamente intesa
ed eventualmente farmacologica.
In altre parole, la Semeiotica Biofisica consente al medico di
diagnosticare non soltanto il fatto o evento in atto, ma anche e
specialmente “l’eventarsi dell’evento”.
Il Ruolo dei Dispositivi di Blocco nel Reale Rischio oncologico
Il “reale rischio” svolge un ruolo primario nella Semeiotica Biofisica.
Pertanto, il medico deve conoscere questo concetto, meritevole di una
precisazione nosografica non limitata alla sola oncologia ma estensibile
alle malattie umane più gravi e frequenti.
Tuttavia, chi conosce questa nuova semeiotica fisica ha certamente avuto
occasione di riconoscere il “reale rischio” oncologico: nel soggetto con
Terreno Oncologico è possibile evidenziare una limitata area di un
sistema biologico, per esempio, in un quadrante della mammella, con
tipiche alterazioni microcircolatorie e parenchimali, in accordo alla
teoria dell’Angiobiopatia (6-8, 21).
Nella precisa sede dove potrà insorgere il tumore maligno, sono presenti
i Dispositivi Endoarteriolari di Blocco (DEB), tipo I Stazione di
Blocco, sec. S.B.Curri, anche nei tessuti in cui fisiologicamente sono
assenti (midollo osseo, polmone, stomaco, mammella, prostata, etc.),
costituendo un elemento diagnostico di primaria importanza, che spiega
la singolare centralizzazione del flusso microcircolatorio locale. (V.
il precedente articolo nel sito).
Interessante il fatto che, in presenza di qualsivoglia costituzione
semeiotico-biofisica, sono caratteristicamente presenti i DEB tipo I,
patologici-neoformati, sottotipo a) oncologici (= la stimolazione
massima dei relativi trigger-points non è in grado di ridurre
l’intensità del riflesso ureterale medio) e sottotipo b) (= nelle
condizioni sopra descritte il riflesso si riduce di 1/3), da me
scoperti. Si tratta di dispositivi di blocco endoarteriolari differenti
per struttura e funzione nei confronti di quelli “naturali”: la
stimolazione “intensa” dei loro trigger-points provoca un riflesso
ureterale medio di intensità ridotta nel solo sottotipo b) (= 1/3),
mentre la stimolazione delle strutture contrattili naturali è
medio-intensa, il riflesso è di 2 cm. e la stimolazione massima fa
scomparire il riflesso ureterale medio (= diagnosi differenziale). La
durata del riflesso è identica, cioè 20 sec.
Di conseguenza, il medico deve accertare l’eventuale presenza di “reale
rischio”, cioè la probabile evoluzione della alterata condizione,
ereditata dalla madre, verso la sindrome pre-morbosa, pre-metabolica,
che rappresenta il primo passo nell’ontogenesi della sindrome
metabolica, prima, e delle varie e rispettive patologie, poi.
In altre parole, il “reale rischio” semeiotico-biofisico rappresenta la
versione scientifica, moderna, rispettosa dell’adequatio rei et
intellectus, della definizione “metafisica” della Medicina tradizionale:
locus minoris resistaentiae (V. Avanti).
Pensiamo al preciso punto della parete arteriosa dove si trovano gli
endoteli HP, che diventerà in seguito la sede iniziale del processo
arteriosclerotico; consideriamo l’esatta localizzazione di cellule-b di
isole di Langherans che andranno incontro ad esaurimento funzionale dopo
un periodo di differente durata di iperattività con aumetata secrezione
ormonale.
Gli esempi potrebbereo continuare, tutti fondati però su identiche
alterazioni microcircolatorie – e parenchimali, ovviamente – a loro
volta basate sull’ICAEM-a, particolarmente intensa in queste sedi, in
accordo alla Teoria Patogenetica Unificata (7).
Tra tutte le strutture microcircolatorie alterate, sia funzionalmente
sia strutturalmente, i Dispositivi Endoarteriosi di Blocco (DEB),
rivestono una importanza essenziale, come già dimostrato in precedenza
(3-7).
A questo punto ricordo brevemente che i DEB sono localizzati nelle
piccole arterie, secondo Hammersen (Stazioni di Blocco di tipo I, sec.
Curri) e nelle arteriole (Stazioni di Blocco di tipo II). La loro
apertura-contrazione permette ovviamente il passaggio di sangue, mentre
la loro chiusura-dilatazione ostacola la flow-motion più o meno
inensamente.
Nelle piccole arterie i DEB di tipo I possono avere una forma
peduncolata, per es., a proboscide (Fig. 1), per cui si ripiegano sul
loro peduncolo durante la dilatazione arteriolare se il flusso ematico è
sufficientemente veloce, influenzando favorevolmente l’apporto ematico
ai nutritional capillaries, che altrimenti risulterebbe notevolmente
ridotto.
Nel sano, i DEB di tipo I rimangono aperti per 20 sec., durante i quali
mostrano due accentuazioni dell’intensità del riflesso ureterale “in
toto” in rapporto alle due “normali” onde della vasomotolity.
Segue la loro chiusura per 6 sec. contemporaneamente alla contrazione
delle arteriole precedente una highest spike. Detto altrimenti, la
stimolazione all’apertura-contrazione dei DEB tipo I avviene
contemporanemente alla massima onda della sfigmicità arteriolare, sec.
Hammersen, che segue e precede due “normali” fluttuazioni arteriolari.
Questa particolareggiata descrizione di eventi microvascolari di
Microangiologia Clinica è finalizzata ad evidenziare l’armonia delle
correlazioni delle attività delle singole strutture micorcircolatorie,
il cui scopo principale è quello di assicurare la regolazione del flusso
ematico nei vasi inferiori a 100 micron, il cui ruolo per il
rifornimento di materia-energia-informazione al parenchima relativo è di
essenziale importanza.
A questo punto, il lettore comprende come una alterazione di questo fine
giuoco microcirolatorio si ripercuote dannosamente sull’economia
tessutale, il cui pH si abbassa ed ovviamente la concentrazione
idrogenionica (H2) si innalza, tipica espressione di una respirazione
mitocondriale compromessa, causa di acidosi istangica.

Fig. 1
La freccia indica un dispositivo endoarteriolare di blocco all’interno
di una piccola arteria, sec. Hammersen: la sua contrazione (= riflesso
ureterale medio in dilatazione) aumenta la flow-motion nei capillari
nutrizionali,mentre la sua decontrazione (= scomparsa del riflesso
ureterale medio) riduce l’apporto ematico tessutale. Per gentile
concessione del Prof.S.B.Curri (Le Microangiopatie. Ed. Inverni della
Beffa, Arte Grafica S.p.A. Verona, 1986), alla cui magistrale opera
scientifica devo il mio interessamento al microcircolo ed alla
microcircolazione.
I DEB tipo II, a larga base di impianto, localizzati nelle arteriole
sec. Hammersen, sono praticamente ubiquitari: nel pancreas, nel tessuto
adiposo mammario, nello stomaco, nel midollo, nel polmone, nella
prostata, etc. sono presenti soltanto i DEB tipo II. La loro struttura
(fibre longitudinali all’interno e quelle circolari all’esterno)
favoriscono il flusso microcircolatorio anche quando sono solo
leggermente rilassate. Infatti, la Semeiotica Biofisica consente di
affermare che la loro esclusiva presenza testimonia la necessità di un
rifornimento ematico abbondante al parenchima in attività pulsata, come
nel pancreas onelle altre ghiandole a secrezione interna.
Come sopra accennato, fatto di estrema importanza diagnostica, frutto di
una recentissima scoperta, i DEB di tipo I sono presenti – in modo
patologico – diffusamente anche in sistemi biologici, in cui
fisiologicamente mancano, sede di una particolare costituzione, così
come nel reale rischio oncologico, ma in questo secondo caso
circoscritto soltanto in questa loacalizzazione, con l’unica eccezione
per il reale rischio dei tumori “liquidi”.
Ne consegue che una siffatta distribuzione patologica dei DEB
peduncolati, di tipo I, facilita la diagnosi di reale rischio e di
tumore in atto: per esempio, nel polmone, mammella, pancreas, stomaco,
prostata, etc. fisiologicamente sono presenti soltanto i DEB tipo II.
Al contrario, nel reale rischio oncologico si osservano anche i DEB tipo
I, con funzione di blocco più intenso, a spiegazione della locale
carenza di ossigenazione tessutale, alla base del Segno di Baserga
“variante”.
Dal punto di vista tecnico, la sede del “reale rischio” è caratterizzata
da un tempo di latenza basale, a riposo, del riflesso gastrico
aspecifico inferiore alla norma o normale, ma con una durata patologica
di 4 sec., espressione della compromessa Riserva Funzionale
Microcircolatoria (RFM); dal precondizionamento di tipo II o intermedio,
a causa appunta della compromessa attivazione della RFM;
dall’attivazione microcircolatoria di tipo II, intermedia, in cui la
sfigmicità aumentata delle arteriole (vasomotility) mantiene nella norma
la vasomotion.
La diagnosi di “reale rischio” è posta, nel modo più semplice, sulla
base dei valori parametrici forniti dal riflesso gastrico aspecifico di
base e, molto utilmente, dopo il precondizionamento semeiotico-biofisico.
Prendiamo come esempio il rene con “reale rischio” di malattia: per
esempio la litiasi. In un individuo con sindrome metabolica “variante”
(3-7), il riflesso di base rene-gastrico aspecifico mostra un tempo di
latenza di 8 sec. (NN = 8 sec.), ma la durata è patologica: 4 sec. (NN <
4 sec.), ad indicare una compromissione della Riserva Funzionale
Microcircolatoria.
Solo in caso di “reale rischio” oncologico, il riflesso gastrico
aspecifico è seguito dalla caratteristica contrazione gastrica tonica
(Per ulteriori informazioni V. Pagina Tecnica N° 1 nel sito
http://www.semeioticabiofisica.it ).
In caso di dati alterati, il precondizionamento evidenzia il persistere
del tempo di latenza identico a quello di base, mentre nel sano il tl
aumenta significativamente salendo a12 sec. o più.
Il Reale Rischio Oncologico: Ruolo nella Prevenzione Primaria del
Tumore.
Secondo la teoria dell’Angiobiopatia (= intima correlazione esistente
tra attività biologica del parenchima e quella del relativo sistema
microvascolotessutale, in condizioni sia fisiologiche sia patologiche),
che completa la tiscendorfiana teoria dell’Angiobiotopia (= correlazione
strutturale tra parenchima e relativi microvasi), l’accurata indagine
microangiologica clinica, permette al medico di valutare bedside
l’attività del parenchima correlato, ancorchè in aree molto delimitate
di un tessuto (3-7).
Per chiarire l’astrattezza del concetto, a modo di esempio, pensiamo
alla mammella di una donna la cui madre ha sofferto di cancro mammario,
tenendo presente che quanto segue vale per tutti gli altri tumori,
solidi e liquidi, e per le altre comuni e gravi malattie umane.
Come ormai noto al lettore, a causa della natura essenzialmente
mitocondriale, la predisposizione alle più gravi e comuni malattie è
trasmessa dalla madre, con le possibili eccezioni altrove riferite e
discusse (3-7).
In un quadrante della mammella (o, sebbene raramente, in più quadranti)
il medico è in grado oggi di individuare bedside la possibile presenza
di una minuscola zona a “reale rischio”, così definita in conseguenza
della tipica microcircolazione locale, causa di un alterato apporto di
materia-informazione-energia al parenchima correlato, in una condizione
di locale acidosi, ovviamente di differente gravità. Questa condizione
microcircolatoria, espressione di una parallela alterazione parenchimale,
conditio sine qua non dell’oncogenesi, è definita “reale rischio”
oncologico ed è caratterizzata dal conseguente comportamento tipico del
riflesso gastrico aspecifico, della durata di 4 sec. o più (NN < 4
sec.), seguito dalla contrazione gastrica tonica, sempre patologica, a
seguito della opportuna stimolazione dei rispettivi trigger-points (V.
avanti).
A questo punto ricordiamo l’importanza della diagnosi precoce del
tumore: per esempio, l’esito di un cancro del cavo orale dipende dal
momento preciso della sua diagnosi. Infatti, la sopravvivenza è in
funzione della tempestività del suo riconoscimento. Pertanto, appare
notevole il valore diagnostico del “reale rischio” oncologico, o di
tumore iniziale, nel cavo orale, dove la semplice manovra di Valsalva
“modificata” (= l’esaminando espira leggermente a bocca chiusa,
stimolando di conseguenza i trigger-points buccali) ne consente
facilmente e rapidamente il rilievo.
Nel sano, dopo un tempo di latenza di 8 sec. esatti, appare il riflesso
gastrico-aspecifico, la cui durata è inferiore a 4 sec. (valore
parametrico di essenziale importanza diagnostica), mai seguita da
contrazione dello stomaco.
Al contrario, in presenza di “reale rischio” oncologico in loco, il
tempo di latenza appare o normale o ridotto a 7 sec., in relazione alla
gravità della condizione patologica sottostante, ma la sua durata è
caratteristicamente di 4 sec. o maggiore.
Segue, infine, la contrazione gastrica tonica, patologica, cioè assente
nel sano, espressione di intensa riduzione del pH istangico e di lesioni
autoimmuni.
Infine, nel cancro del cavo orale in atto, il tempo di latenza si riduce
a soli 3-4 sec., ed il riflesso è rapidamente interrotto e sostituito
dalla intensa contrazione tonica dello stomaco.
Di conseguenza, è necessario sottolineare che, nei soggetti con Terreno
Oncologico e “reale rischio” oncologico in definite aree di precisi
sistemi biologici, i noti fattori ambientali di rischio non causano, ma
possono soltanto promuovere e stimolare l’oncogenesi.
Il riconoscimento clinico e “quantitativo” di questa condizione
patologica, essenziale per la prevenzione primaria, può avvenire in modi
differenti per eleganza e difficoltà di esecuzione, ma tutti affidabili
e di rapida esecuzione.
A) Nel soggetto sano, la pressione manuale sopra una mammella e/o lo
stiramento del capezzolo verso l’alto (in pratica, entrambe le manovre
sono consigliabili) provoca il riflesso gastrico aspecifico dopo un
tempo di latenza di 9,5 sec. esatti nella donna e 12,5 sec. nell’uomo,
espressione dell’ossigenazione tessutale differente nei due sessi e
correlata con la differente incidenza del cancro del seno. La durata del
riflesso è inferiore a 4 sec.
Al contrario, in caso di “reale rischio” oncologico il tempo di latenza
appare ancora normale, oppure è ridotto in modo non significativo.
Tuttavia, la durata risulta chiaramente patologica: 4 sec. o più (NN > 3
sec. < 4 sec.).Interessanti i dati offerti dal precondizionamento: nel
sano, il miglioramento del tempo di latenza nella seconda valutazione,
che deve seguire la precedente dopo 5 sec. esatti di intervallo, è
statisticamente significativo, salendo a 12,5 sec. o più nella donna e a
15,5 sec. o più nell’uomo.
B) La microcircolazione, valutata dirante la pressione digitale di
“lieve-media” intensità sopra una mammello e/o lo stiramento del
capezzolo, appare fisiologica: AL + PL (= fluttuazione dei riflessi
ureterali sup. e inf.) di 6 sec. sia nella vasomotility sia nella
vasomotion. La stimolazione più intensa provoca un identico incremento
della fluttuazione dei riflessi ureterale superiori ed inferiori.
Un dato di primaria importanza si è rivelato in una ormai lunga
esperienza clinica la durata del riflesso inferiore a 4 sec. nella prima
valutazione (A).
Conclusioni
Il tumore maligno, solido e liquido, insorge esclusivamente in individui
con Terreno Oncologico e nella sede esatta del “reale rischio”
oncologico, accertabile rapidamente e clinicamente mediante numerose
manovre, la più semplice delle quali è basata sulla valutazione del
tempo di latenza e della durata del riflesso gastrico aspecifico causato
dalla stimolazione dei trigger-points di una precisa area di un sistema
biologico, incluso il midollo e la milza, sede del “reale rischio”
oncologico.
La durata del riflesso (NN inferiore a 4 sec.) rappresenta un valore
parametrico importantissimo dal punto di vista diagnostico. Infatti,
quando il suo valore basale è patologico, cioè 4 sec. o maggiore),
espressione della compromessa RFM, consente di per sè di riconoscere il
“reale rischio” oncologico e, quindi, di selezionare razionalmente su
vastissima scala gli individui da arruolare nella efficace prevenzione
primaria del tumore maligno,senza alcuna spesa per il SSN.
All’inizio del terzo millennio, nella Medicina si stanno imponendo,
sebbene lentamente, nuovi paradigmi, che, una volta conosciuti ed
utilizzati dai medici, eserciteranno sicuramente positive influenze
anche nel campo della prevenzione primaria delle più comuni e gravi
malattie.
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