Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali

 del 09/10/2007

 

Nobel a Mario Capecchi con tante ipocrisie italiane


Aldo Franco De Rose - aldoderose@clicmedicina.it

Il lavoro di Mario Capecchi viene oggi definito 'gene targeting', la sostituzione mirata di un frammento di Dna con un altro. L'idea del ricercatore italo-americano è quella di sfruttare i meccanismi che la cellula possiede per effettuare scambi di materiale genetico in condizioni fisiologiche, per sostituire un gene con un gene omologo, ma contenente piccole differenze che ne alterano la funzione. Capecchi è il pioniere dello sviluppo di topi geneticamente modificati, con una tecnologia che permette non solo di decidere quale gene mutare, ma anche come farlo. Questa tecnologia 'regala' agli scienziati la libertà di manipolare, a proprio piacimento, le sequenze di Dna in roditori vivi. E permette di valutare nel dettaglio la funzione di ogni gene sia nella fase dello sviluppo delle cavie, sia in quella successiva. Fra le applicazioni frutto degli studi di Capecchi, la creazione di modelli animali di malattie genetiche che colpiscono l'uomo e la terapia genica.
 

L’ipocrisia

Ma quello che suona strano in tutta questa vicenda è che Capecchi fino ad oggi, escluso il mondo scientifico, fosse un perfetto sconosciuto, almeno in Italia. Inoltre, nonostante avesse ricevuto premi scientifici in tutto il mondo mai nessuno italiano, nel corso di dibattiti televisivi e non, sui quotidiani più importanti l’abbia portato ad esempio per incentivare la ricerca sulle staminali, anche nel nostro paese. Oggi invece sono numerose le prese di posizione, o meglio le congratulazioni, sentite o di circostanze, che leggiamo sui giornali o ascoltiamo in televisione. Anche il nostro ministro della sanità vorrebbe creare giovani ricercatori con idee brillanti da sostenere. Invece, purtroppo si deve accontentare di qualche raccomandato, a cominciare dagli ammessi alla facoltà di medicina.


Ma il vero motivo di tanta ipocrisia, e non capisco perché nessuno lo dica, è che il filone di ricerca di Capecchi, specialmente in Italia, sarebbe stato avversato da più parti, soprattutto per ragioni etiche. Ma vi immaginate le ricerche in Italia di Capecchi. A parte le discussioni pseudoscientifiche di “Porta a Porta”, Matrix, due vetrine solo per ben apparire, giornali cattolici e non, politici, preti, sacristani, esperti di diritto e professoroni… ognuno direbbe la sua, avversando però, quasi sicuramente questo tipo di ricerca.


Come Italiani, tutti ci identifichiamo un po’ in Capecchi, ne siamo orgogliosi e siamo rammaricati che non sia “dei nostri”. Però quando qualcuno ritorna, spesso, dopo poco, si trova disoccupato. E’ l’esempio dell’ex direttore scientifico dell’IST di Genova, Lucio Luzzato, che ritornato dall’america ha dovuto subire la lottizzazione dei politici locali e nazionali, e l’indifferenza di una parte dei suoi colleghi. Ufficialmente il licenziamento di Luzzato è scaturito dal fatto di mantenere con il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, un contratto di consulenza, incompatibile, secondo l’allora direttore Mauri, con l’incarico ricoperto all’istituto scientifico. Ma dopo il danno è arrivata anche la beffa. A qualche mese di distanza un congresso internazionale organizzato a Genova sull’oncologia è stato disertato da tutta la comunità scientifica internazionale, umiliando i nostri scienziati locali e nazionali. Ma questi sono fatti che ormai appartengono al passato e oggi gioiamo di Mario Capecchi, che fortunatamente rimarrà in America…fino a quando qualcuno non gli offrirà un posto di senatore a vita… ma non di scienziato.

 






  

 


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