Che sta succedendo
oggi in Italia, professor Catapano?
Sono molti pazienti con
livelli alti di colesterolo LDL che, nonostante assumano una terapia,
rischiano di andare incontro a ictus e infarto. Non sono trattamenti
giusti, non sono sufficenti, non vengono prescritti in modo corretto o
non sono seguiti correttamente? La domanda è per il professore Alberico
Luigi Catapano, presidente della Società Italiana Terapia Clinica e
Sperimentale (S.I.Te.C.S.) e co-presidente con il professore Massimo
Chiariello del II Congresso Nazionale della Società.
E’ proprio così. Ci sono pazienti con livelli alti di colesterolo LDL
che, pur essendo in terapia, vanno ugualmente incontro a infarto ed
ictus. E’ una situazione che va denunciata, tanto da rappresentare uno
degli argomenti cardine intorno ai quali verte il congresso della
S.I.Te.C.S. a Napoli. Quello che preoccupa è che sono disponibili
farmaci efficaci ma non vengono prescritti dal medico, o assunti dal
paziente, in modo appropriato. In molti casi di ipercolesterolemia le
statine, farmaci di grande valenza, possono essere sufficienti, ma per
le forme più gravi le statine, da sole, possono non bastare.
Occorre una combinazione
tra farmaci con differente meccanismo d’azione in analogia con quanto
avviene per l’ipertensione potendo così raggiungere eccellenti risultati
terapeutici con dosi relativamente basse dei due farmaci. Un classico
esempio è la associazione di una statina con un inibitore
dell’assorbimento del colesterolo. Ma questa non è l’unica causa
dell’ingresso nel tunnel dell’infarto e dell’ictus di pazienti con
livello alto di colesterolo LDL, evitabile con le giuste cure.
L’indagine GfK-Eurisko, mette in evidenza che sette ipercolesterolemici
su dieci hanno un livello di rischio cardiovascolare elevato. E più
della metà di questi (59 per cento), pur trattati, non raggiungono il
target e cioè non vedono abbassare il loro livello di colesterolo LDL
fino a 100 mg/dl o 80 mg/dl nei casi molto gravi.
E questo è molto grave?
Sì, è molto preoccupante perché questi malati, e sono un numero
notevole, non hanno solo un alto livello di colesterolo LDL ma soffrono
di ipertensione, diabete, ipertrigliceridemia. Se fumano, se sono in
sovrappeso, se non fanno moto, aggravano il loro già alto “pacchetto” di
rischio. La situazione attuale documenta che non sono trattati in modo
ottimale.
Professore, eppure il colesterolo non è una malattia “orfana” di
terapie
Questo è il punto: ripeto ci sono i farmaci, sono efficaci ma spesso
vengono utilizzati in modo non appropriato. Per il colesterolo il
Servizio Sanitario Nazionale investe molte risorse, sia per i farmaci
che per le analisi e le visite. L’indagine GfK-Eurisko, i cui dati non
si discostano da quelli che emergono da studi scientifici nazionali ed
internazionali, evidenziano proprio questo.
Ma che dice l’indagine?
Dice due cose molto importanti, sulle quali è necessario iniziare a
riflettere. Il primo elemento è che questi farmaci non sono usati sempre
in modo appropriato dal medico. Il secondo è che il paziente con
ipercolesterolemia ha dinamiche tutte proprie. E vorrei iniziare proprio
da questo. Su cento persone che dicono di avere alti livelli di
colesterolo, non importa di quale grado, 95 dicono che è una malattia
rischiosa per la salute. Il 69 per cento afferma di sapere che quando il
colesterolo è alto si può avere un grave problema, come l’infarto o
l’ictus. Il 26 per cento non sa dire quali rischi corra chi soffre di
ipercolesterolemia. Però solo il 40 per cento dei pazienti con alti
livelli di colesterolo assume farmaci specifici e mediamente non
raggiunge un colesterolo inferiore ai valori ottimali. La situazione è
ancora più preoccupante se si considera che un terzo dei pazienti ad
alto rischio, nei quali si dovrebbe intervenire, non è trattato con
farmaci. Ma anche chi segue una terapia spesso lo fa in modo non
corretto: in media il farmaco viene dimenticato due volte alla
settimana; sappiamo da dati scientifici che in realtà la situazione è
ancora meno favorevole, i pazienti restano in terapia mediamente non più
di 5-6 mesi all’anno quando dovrebbero restarvi per tutti i dodici mesi
in modo continuativo.
Ma qual è la tipologia del paziente?
Non sono malati virtuosi. Sarebbe meglio definirli disubbidienti. Non
ubbidiscono al medico perché dimenticano di prendere il farmaco o si
autoriducono il dosaggio o, addirittura, interrompono la cura. Non
vogliono fare attenzione e sacrifici a tavola, dichiarando che ad alcuni
alimenti proprio non vogliono o non riescono a rinunciare. Si ha
l’impressione che questi malati non si rendano conto che soffrono di una
malattia vera e propria. Di una malattia che va curata per tutta la
vita, come il diabete e l’ipertensione.
E torniamo al primo elemento messo in evidenza dall’indagine: il
medico
L’indagine ha messo in luce che ci sono anche medici non virtuosi. A
fronte di medici che sanno applicare bene la terapia, ce ne sono altri
che prescrivono dosaggi bassi o troppo bassi o prescrivono un farmaco e
poi lo riducono. C’è anche chi cura a cicli. Questo comportamento è
tanto più grave se si pensa che dopo sei mesi di terapia non più del 50
per cento dei pazienti continua a curarsi. Dopo un anno sono solamente
quattro su dieci quelli che continuano. Vuol dire che il medico non è
stato in grado di trattenere il paziente, e cioè di convincerlo a
curarsi con continuità. Il punto cardine è che talvolta il medico
davanti ad un soggetto con un alto livello di “colesterolo cattivo” , e
cioè LDL, non si pone degli obiettivi e finisce per prescrivere il
farmaco in modo poco mirato.
Colesterolo, cambiano i livelli
Da tempo i numeri del colesterolo subiscono variazioni. “Le ultime
indicazioni- dice il professore Alberico Luigi Catapano- sono quelle
emerse al recente Congresso della Società Europea di Cardiologia che si
è svolto a Vienna. Il livello ottimale di colesterolo totale non deve
superare 190 mg/dl. Il livello di LDL, il cosiddetto “cattivo”, non deve
superare 130 mg/dl mentre quello dell’HDL o “colesterolo buono”
nell’uomo deve essere superiore a 40 mg/dl, nella donna superiore a 45
mg/dl. Nei soggetti ad alto rischio, e cioè quelli con LDL elevato ed
altri fattori di rischio rilevanti , il colesterolo totale non deve
superare 175 mg/dl e l’LDL non deve andare sopra la soglia 100 mg/dl. Se
il soggetto è particolarmente a rischio e cioè è in condizioni più gravi
l’indice di LDL non deve superare 80 mg/dl”.
Alberico Luigi
Catapano: Presidente della Società Italiana Terapia Clinica e
Sperimentale (S.I.Te.C.S.) e co-presidente con il professore Massimo
Chiariello del II Congresso Nazionale della Società.
Il professore Catapano è Ordinario Dipartimento Scienze Farmacologiche
all’ Università degli Studi di Milano.