Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali

 del 05/10/2007

 

Intervista a: Alberico Luigi Catapano


 clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Che sta succedendo oggi in Italia, professor Catapano?

Sono molti pazienti con livelli alti di colesterolo LDL che, nonostante assumano una terapia, rischiano di andare incontro a ictus e infarto. Non sono trattamenti giusti, non sono sufficenti, non vengono prescritti in modo corretto o non sono seguiti correttamente? La domanda è per il professore Alberico Luigi Catapano, presidente della Società Italiana Terapia Clinica e Sperimentale (S.I.Te.C.S.) e co-presidente con il professore Massimo Chiariello del II Congresso Nazionale della Società.


E’ proprio così. Ci sono pazienti con livelli alti di colesterolo LDL che, pur essendo in terapia, vanno ugualmente incontro a infarto ed ictus. E’ una situazione che va denunciata, tanto da rappresentare uno degli argomenti cardine intorno ai quali verte il congresso della S.I.Te.C.S. a Napoli. Quello che preoccupa è che sono disponibili farmaci efficaci ma non vengono prescritti dal medico, o assunti dal paziente, in modo appropriato. In molti casi di ipercolesterolemia le statine, farmaci di grande valenza, possono essere sufficienti, ma per le forme più gravi le statine, da sole, possono non bastare.

 

Occorre una combinazione tra farmaci con differente meccanismo d’azione in analogia con quanto avviene per l’ipertensione potendo così raggiungere eccellenti risultati terapeutici con dosi relativamente basse dei due farmaci. Un classico esempio è la associazione di una statina con un inibitore dell’assorbimento del colesterolo. Ma questa non è l’unica causa dell’ingresso nel tunnel dell’infarto e dell’ictus di pazienti con livello alto di colesterolo LDL, evitabile con le giuste cure. L’indagine GfK-Eurisko, mette in evidenza che sette ipercolesterolemici su dieci hanno un livello di rischio cardiovascolare elevato. E più della metà di questi (59 per cento), pur trattati, non raggiungono il target e cioè non vedono abbassare il loro livello di colesterolo LDL fino a 100 mg/dl o 80 mg/dl nei casi molto gravi.

E questo è molto grave?
Sì, è molto preoccupante perché questi malati, e sono un numero notevole, non hanno solo un alto livello di colesterolo LDL ma soffrono di ipertensione, diabete, ipertrigliceridemia. Se fumano, se sono in sovrappeso, se non fanno moto, aggravano il loro già alto “pacchetto” di rischio. La situazione attuale documenta che non sono trattati in modo ottimale.

Professore, eppure il colesterolo non è una malattia “orfana” di terapie
Questo è il punto: ripeto ci sono i farmaci, sono efficaci ma spesso vengono utilizzati in modo non appropriato. Per il colesterolo il Servizio Sanitario Nazionale investe molte risorse, sia per i farmaci che per le analisi e le visite. L’indagine GfK-Eurisko, i cui dati non si discostano da quelli che emergono da studi scientifici nazionali ed internazionali, evidenziano proprio questo.

Ma che dice l’indagine?
Dice due cose molto importanti, sulle quali è necessario iniziare a riflettere. Il primo elemento è che questi farmaci non sono usati sempre in modo appropriato dal medico. Il secondo è che il paziente con ipercolesterolemia ha dinamiche tutte proprie. E vorrei iniziare proprio da questo. Su cento persone che dicono di avere alti livelli di colesterolo, non importa di quale grado, 95 dicono che è una malattia rischiosa per la salute. Il 69 per cento afferma di sapere che quando il colesterolo è alto si può avere un grave problema, come l’infarto o l’ictus. Il 26 per cento non sa dire quali rischi corra chi soffre di ipercolesterolemia. Però solo il 40 per cento dei pazienti con alti livelli di colesterolo assume farmaci specifici e mediamente non raggiunge un colesterolo inferiore ai valori ottimali. La situazione è ancora più preoccupante se si considera che un terzo dei pazienti ad alto rischio, nei quali si dovrebbe intervenire, non è trattato con farmaci. Ma anche chi segue una terapia spesso lo fa in modo non corretto: in media il farmaco viene dimenticato due volte alla settimana; sappiamo da dati scientifici che in realtà la situazione è ancora meno favorevole, i pazienti restano in terapia mediamente non più di 5-6 mesi all’anno quando dovrebbero restarvi per tutti i dodici mesi in modo continuativo.

Ma qual è la tipologia del paziente?
Non sono malati virtuosi. Sarebbe meglio definirli disubbidienti. Non ubbidiscono al medico perché dimenticano di prendere il farmaco o si autoriducono il dosaggio o, addirittura, interrompono la cura. Non vogliono fare attenzione e sacrifici a tavola, dichiarando che ad alcuni alimenti proprio non vogliono o non riescono a rinunciare. Si ha l’impressione che questi malati non si rendano conto che soffrono di una malattia vera e propria. Di una malattia che va curata per tutta la vita, come il diabete e l’ipertensione.

E torniamo al primo elemento messo in evidenza dall’indagine: il medico
L’indagine ha messo in luce che ci sono anche medici non virtuosi. A fronte di medici che sanno applicare bene la terapia, ce ne sono altri che prescrivono dosaggi bassi o troppo bassi o prescrivono un farmaco e poi lo riducono. C’è anche chi cura a cicli. Questo comportamento è tanto più grave se si pensa che dopo sei mesi di terapia non più del 50 per cento dei pazienti continua a curarsi. Dopo un anno sono solamente quattro su dieci quelli che continuano. Vuol dire che il medico non è stato in grado di trattenere il paziente, e cioè di convincerlo a curarsi con continuità. Il punto cardine è che talvolta il medico davanti ad un soggetto con un alto livello di “colesterolo cattivo” , e cioè LDL, non si pone degli obiettivi e finisce per prescrivere il farmaco in modo poco mirato.

Colesterolo, cambiano i livelli
Da tempo i numeri del colesterolo subiscono variazioni. “Le ultime indicazioni- dice il professore Alberico Luigi Catapano- sono quelle emerse al recente Congresso della Società Europea di Cardiologia che si è svolto a Vienna. Il livello ottimale di colesterolo totale non deve superare 190 mg/dl. Il livello di LDL, il cosiddetto “cattivo”, non deve superare 130 mg/dl mentre quello dell’HDL o “colesterolo buono” nell’uomo deve essere superiore a 40 mg/dl, nella donna superiore a 45 mg/dl. Nei soggetti ad alto rischio, e cioè quelli con LDL elevato ed altri fattori di rischio rilevanti , il colesterolo totale non deve superare 175 mg/dl e l’LDL non deve andare sopra la soglia 100 mg/dl. Se il soggetto è particolarmente a rischio e cioè è in condizioni più gravi l’indice di LDL non deve superare 80 mg/dl”.
 

Alberico Luigi Catapano: Presidente della Società Italiana Terapia Clinica e Sperimentale (S.I.Te.C.S.) e co-presidente con il professore Massimo Chiariello del II Congresso Nazionale della Società.
Il professore Catapano è Ordinario Dipartimento Scienze Farmacologiche all’ Università degli Studi di Milano.


 






  

 


Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati