Tre milioni di donne e
quasi un milione di uomini italiani soffrono di stitichezza. Per le
forme più gravi, dovute ad un’ostruzione meccanica, cioè ad un prolasso
(discesa dei tessuti interni del retto rispetto alla loro posizione
originaria) che impedisce la defecazione, si può ricorrere ad un
intervento chirurgico rapido e poco doloroso che permette di guarire
ponendo fine anche ad imbarazzi e perdite di tempo collegate al
disturbo.
Si tratta di una sorta di “lifting” ideato da un chirurgo italiano, il
professor Antonio Longo, Presidente SIUCP, Società Italiana Unitaria di
Colonproctologia, già noto per aver messo a punto, alcuni anni fa, un
intervento oggi diffuso in tutto il mondo per risolvere il problema
delle emorroidi (in Italia è il più utilizzato). “E’ la prima tecnica
chirurgica per la cura della stitichezza” – illustra il suo ideatore –
“si può eseguire in anestesia epidurale (quella del parto), provoca poco
dolore e dura circa mezzora. Prevede l’asportazione del prolasso
rettale, che rappresenta l’ostacolo alla defecazione. La correzione si
esegue senza procurare ferite esterne. Il paziente dopo due giorni esce
dall’ospedale ed in una settimana può riprendere una normale attività.
L’intervento agisce anche sulla muscolatura del perineo che viene
risollevata e quindi tutto il pavimento pelvico funziona meglio”.
In base ai dati della Società Italiana Unitaria di Colonproctologia,
oltre trecento mila donne e poco meno di cento mila uomini potranno
beneficiare di questa innovativa procedura chirurgica.
“Le gravi forme di stipsi spesso si associano alla fuoriuscita delle
emorroidi” - prosegue il professor Longo – “in questi casi i cuscinetti
emorroidali vengono erroneamente asportati. Il risultato? Non si cura la
stipsi che può aggravarsi e si eliminano strutture importanti per
mantenere la continenza. Suggerisco ai pazienti, prima di sottoporsi ad
un intervento per emorroidi, di rivolgersi ai centri specializzati per
una diagnosi ed una cura corretta”.
Due nuovi esami diagnostici
Per individuare con precisione le cause di questo disturbo sono
disponibili oggi due nuovi esami. Si tratta della risonanza magnetica
pelvica, che oggi viene eseguita in dieci centri in tutta Italia, di cui
circa la metà in Lombardia. Il secondo è la cinedefecografia, un esame
radiologico ad elevata specializzazione che permette di verificare le
eventuali cause anatomiche dello stesso disturbo, in particolare
l’ostruzione meccanica dovuta al prolasso vaginale oppure a quello
rettale. La sua durata varia dai 10 ai 20 minuti. In pratica, la
cinedefecografia si attua introducendo nell’organo interessato una
soluzione iodata che funge da mezzo di contrasto: questa soluzione viene
ingerita oppure introdotta dall’esterno attraverso un sondino ad hoc.
Grazie alla soluzione iodata gli organi del pavimento pelvico si
opacizzano. In seguito a questa reazione viene eseguito un film durante
la defecazione per individuare con precisione le eventuali alterazioni o
le possibili ostruzioni.
Numero verde:
La SIUCP ha attivato un numero verde e un sito internet a cui
tutti possono rivolgersi per avere informazioni sul centro specializzato
più vicino per la cura della stipsi e delle emorroidi e di tutte le
patologie colonproctologiche.
Numero verde, da lunedì a venerdì: 800.126.731 – Sito:
www.siucp.org
Dati epidemilologici: donne e anziani i più colpiti da questo disturbo
Sulla base dei risultati di un’indagine Eurisko del 2005, in Italia
oltre 4 milioni di persone soffrono di gravi forme di stipsi, di cui
oltre 3 milioni di donne e quasi 1 milione di uomini.
Tra gli anziani il disturbo è particolarmente diffuso: dopo i 60 anni,
il 40 per cento ha problemi. Con l’età, infatti, i muscoli addominali si
indeboliscono e gli anziani spesso tendono ad assumere pochi liquidi,
importanti per un corretto funzionamento dell’intestino.
Stipsi per il 65% delle donne in gravidanza
Circa il 65 per cento delle donne in dolce attesa soffre di
stipsi. Nei primi mesi della gravidanza aumentano le necessità
metaboliche (per il feto da nutrire) ed aumenta la diuresi (la quantità
di urina). L’organismo, quindi, “chiama” l’acqua, di cui sente il
bisogno, dall’intestino. Questo processo provoca una concentrazione ed
una disidratazione delle feci che si riducono come volume e diventano
più difficili da espellere. Nella seconda parte della gravidanza l’utero
si ingrandisce e provoca una compressione nell’area pelvica, anche sul
retto, incrementando l’eventuale prolasso (una delle cause di stipsi)
preesistente e rendendo ancora più difficoltosa la defecazione. Per
limitare i problemi è importante bere molto e mangiare fibre, stendersi
per distribuire la compressione e cambiare spesso postura. Ma anche
evitare i lassativi, che disidratano ulteriormente e possono essere
nocivi alla donna ed al feto. Sono preferibili, invece, i clisteri, che
idratano. E’ importante che ogni donna che soffre di stipsi oppure di
fuoriuscita delle emorroidi esegua, prima della gravidanza, una visita
colonproctologica, oltre che ginecologica. In questo modo se già
esistono le condizioni per l’intervento, sarebbe meglio farsi operare
subito per poi affrontare la dolce attesa senza questo tipo di problemi.
“In ogni caso” – precisa Antonio Longo – “bisogna evitare l’intervento
durante la gravidanza. Alcuni mesi dopo la nascita del bambino, quando
l’utero ritorna normale, sarebbe opportuno effettuare una seconda visita
colonproctologica per verificare l’entità della patologia”.