Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali

 del 24/10/2007

 

Intervento efficace per la cura della stipsi


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Tre milioni di donne e quasi un milione di uomini italiani soffrono di stitichezza. Per le forme più gravi, dovute ad un’ostruzione meccanica, cioè ad un prolasso (discesa dei tessuti interni del retto rispetto alla loro posizione originaria) che impedisce la defecazione, si può ricorrere ad un intervento chirurgico rapido e poco doloroso che permette di guarire ponendo fine anche ad imbarazzi e perdite di tempo collegate al disturbo.

Si tratta di una sorta di “lifting” ideato da un chirurgo italiano, il professor Antonio Longo, Presidente SIUCP, Società Italiana Unitaria di Colonproctologia, già noto per aver messo a punto, alcuni anni fa, un intervento oggi diffuso in tutto il mondo per risolvere il problema delle emorroidi (in Italia è il più utilizzato). “E’ la prima tecnica chirurgica per la cura della stitichezza” – illustra il suo ideatore – “si può eseguire in anestesia epidurale (quella del parto), provoca poco dolore e dura circa mezzora. Prevede l’asportazione del prolasso rettale, che rappresenta l’ostacolo alla defecazione. La correzione si esegue senza procurare ferite esterne. Il paziente dopo due giorni esce dall’ospedale ed in una settimana può riprendere una normale attività. L’intervento agisce anche sulla muscolatura del perineo che viene risollevata e quindi tutto il pavimento pelvico funziona meglio”.
In base ai dati della Società Italiana Unitaria di Colonproctologia, oltre trecento mila donne e poco meno di cento mila uomini potranno beneficiare di questa innovativa procedura chirurgica.

“Le gravi forme di stipsi spesso si associano alla fuoriuscita delle emorroidi” - prosegue il professor Longo – “in questi casi i cuscinetti emorroidali vengono erroneamente asportati. Il risultato? Non si cura la stipsi che può aggravarsi e si eliminano strutture importanti per mantenere la continenza. Suggerisco ai pazienti, prima di sottoporsi ad un intervento per emorroidi, di rivolgersi ai centri specializzati per una diagnosi ed una cura corretta”.

Due nuovi esami diagnostici
Per individuare con precisione le cause di questo disturbo sono disponibili oggi due nuovi esami. Si tratta della risonanza magnetica pelvica, che oggi viene eseguita in dieci centri in tutta Italia, di cui circa la metà in Lombardia. Il secondo è la cinedefecografia, un esame radiologico ad elevata specializzazione che permette di verificare le eventuali cause anatomiche dello stesso disturbo, in particolare l’ostruzione meccanica dovuta al prolasso vaginale oppure a quello rettale. La sua durata varia dai 10 ai 20 minuti. In pratica, la cinedefecografia si attua introducendo nell’organo interessato una soluzione iodata che funge da mezzo di contrasto: questa soluzione viene ingerita oppure introdotta dall’esterno attraverso un sondino ad hoc. Grazie alla soluzione iodata gli organi del pavimento pelvico si opacizzano. In seguito a questa reazione viene eseguito un film durante la defecazione per individuare con precisione le eventuali alterazioni o le possibili ostruzioni.

Numero verde:
La SIUCP ha attivato un numero verde e un sito internet a cui tutti possono rivolgersi per avere informazioni sul centro specializzato più vicino per la cura della stipsi e delle emorroidi e di tutte le patologie colonproctologiche.
Numero verde, da lunedì a venerdì: 800.126.731 – Sito: www.siucp.org

Dati epidemilologici: donne e anziani i più colpiti da questo disturbo
Sulla base dei risultati di un’indagine Eurisko del 2005, in Italia oltre 4 milioni di persone soffrono di gravi forme di stipsi, di cui oltre 3 milioni di donne e quasi 1 milione di uomini.
Tra gli anziani il disturbo è particolarmente diffuso: dopo i 60 anni, il 40 per cento ha problemi. Con l’età, infatti, i muscoli addominali si indeboliscono e gli anziani spesso tendono ad assumere pochi liquidi, importanti per un corretto funzionamento dell’intestino.

Stipsi per il 65% delle donne in gravidanza
Circa il 65 per cento delle donne in dolce attesa soffre di stipsi. Nei primi mesi della gravidanza aumentano le necessità metaboliche (per il feto da nutrire) ed aumenta la diuresi (la quantità di urina). L’organismo, quindi, “chiama” l’acqua, di cui sente il bisogno, dall’intestino. Questo processo provoca una concentrazione ed una disidratazione delle feci che si riducono come volume e diventano più difficili da espellere. Nella seconda parte della gravidanza l’utero si ingrandisce e provoca una compressione nell’area pelvica, anche sul retto, incrementando l’eventuale prolasso (una delle cause di stipsi) preesistente e rendendo ancora più difficoltosa la defecazione. Per limitare i problemi è importante bere molto e mangiare fibre, stendersi per distribuire la compressione e cambiare spesso postura. Ma anche evitare i lassativi, che disidratano ulteriormente e possono essere nocivi alla donna ed al feto. Sono preferibili, invece, i clisteri, che idratano. E’ importante che ogni donna che soffre di stipsi oppure di fuoriuscita delle emorroidi esegua, prima della gravidanza, una visita colonproctologica, oltre che ginecologica. In questo modo se già esistono le condizioni per l’intervento, sarebbe meglio farsi operare subito per poi affrontare la dolce attesa senza questo tipo di problemi. “In ogni caso” – precisa Antonio Longo – “bisogna evitare l’intervento durante la gravidanza. Alcuni mesi dopo la nascita del bambino, quando l’utero ritorna normale, sarebbe opportuno effettuare una seconda visita colonproctologica per verificare l’entità della patologia”.

 

 






  

 

 

 

 

 

Approfondimenti:

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