Prof. Giuseppe Mancia,
Direttore della Clinica Medica e del Dipartimento di Medicina -
Università Milano - Bicocca, Ospedale San Gerardo di Monza; Chairman
delle Linee Guida ESH/ESC 2007 per il trattamento dell'ipertensione
arteriosa; Membro del Comitato Direttivo dello Studio ADVANCE
Qual è l'originalità dello studio ADVANCE rispetto agli studi
precedentemente condotti sul rapporto ipertensione, diabete e rischio
cardiovascolare?
ADVANCE è il più ampio studio prospettico che evidenzia i vantaggi di
ridurre in modo deciso e rigoroso la pressione arteriosa nei soggetti
diabetici, sia che abbiano valori di pressione al di sopra della norma
(140/90 mm Hg) che normali.
La presenza di pazienti normotesi oltre che ipertesi è una
caratteristica fondamentale dello studio, e permette di concludere che
la riduzione dei valori pressori apporta beneficio nei pazienti con
diabete di tipo II indipendentemente dai valori pressori iniziali.
Nessuno studio così ampio era arrivato a questa conclusione in
precedenza.
La maggior parte degli studi di intervento condotti prima dell'ADVANCE
avevano limiti ben precisi: la piccola dimensione, l'esclusivo
arruolamento di pazienti ipertesi e/o il fatto che rappresentassero
analisi di sottogruppi di pazienti diabetici nel contesto di studi più
ampi rivolti a approfondire altri problemi.
Per esempio, uno dei più significativi studi di intervento preesistenti
l'ADVANCE è l'inglese UKPDS, che dimostra come riducendo la pressione
nei diabetici ipertesi si riduce il rischio cardiovascolare. In questo
lavoro non si sono studiati però i diabetici normotesi, ma solo i
pazienti con valori di pressione oltre la norma sia prima che alla fine
della terapia (la massima doveva essere compresa tra 145 e 155 mmHg).
Inoltre, anche se con il merito di un'osservazione molto lunga, il
numero di pazienti globale osservati è stato 1000, cioè molti meno degli
11.000 pazienti circa dello studio ADVANCE.
ADVANCE ha dunque dato una risposta alla questione generale dell'effetto
della riduzione dei livelli pressori nel paziente diabetico
indipendentemente dai valori iniziali.
Dal punto di vista clinico è stato innovativo?
Lo studio ha dimostrato una forte novità anche per la modalità mediante
la quale la pressione è stata abbassata in una popolazione così vasta ed
eterogenea: è stata utilizzata una semplice terapia di combinazione
fissa (perindopril/indapamide).
In sostanza, è stata somministrata a tutti i pazienti una pillola, senza
che venissero interrotte le terapie per il diabete e altri fattori di
rischio prescritte liberamente dal medico curante. Questo aspetto rende
l'intervento potenzialmente facile da applicare a livello clinico, senza
bisogno di schemi complessi di cura.
Perché è stata scelta la terapia perindopril/Indapamide nello
studio ADVANCE?
La scelta è legata ai suggerimenti delle linee guida dell'ipertensione
per le quali pressoché tutti i pazienti diabetici dovrebbero essere
curati con una terapia di combinazione, che associ due o più farmaci.
Inoltre, la terapia dovrebbe includere un bloccante del sistema renina
agiotensina (come perindopril), molecole che si dimostrano
particolarmente utili anche per prevenire la comparsa o l'aggravamento
della nefropatia diabetica, una complicanza comune e pericolosa per il
paziente diabetico.