Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali

 del 04/10/2007

 

Intervista al Prof. Giorgio Sesti


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Prof. Giorgio Sesti, Professore Ordinario di Medicina Interna dell'Università degli Studi di Catanzaro "Magna Graecia"; Direttore Scuola di Specializzazione di Medicina Interna e Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Medicina Interna - Policlinico Universitario di Catanzaro

I risultati dello studio segnalano che, grazie a una terapia disponibile da tempo e di facile somministrazione, perindopril e indapamide, è stato possibile ottenere una diminuzione del rischio di morte cardiovascolare del 18%, del danno renale del 21%, di malattie coronariche del 14%. Come potrebbe cambiare la prospettiva di vita del paziente con diabete? Quali implicazioni potrebbe avere sulla qualità della vita?
Secondo lo studio, se gli effetti favorevoli della terapia fossero applicati anche solo alla metà della popolazione diabetica del mondo per 5 anni, potrebbero essere salvate oltre un milione di vite. In pratica, grazie ad un farmaco antipertensivo, è stato possibile salvare la vita a un paziente diabetico ogni 79, evitare una malattia renale ogni 20 e una malattia coronarica ogni 75.
Il farmaco non solo può salvare delle vite, che è l’aspetto più rilevante, ma è anche in grado di migliorare la qualità di vita del paziente diabetico prevenendo ad esempio gli effetti invalidanti di patologie importanti quali l’infarto del miocardio o la nefropatia diabetica che conduce ad insufficienza renale cronica.

Il diabete può essere definito una patologia dei vasi?
Il diabete oggi è considerato l'equivalente di una patologia cardiovascolare poiché il paziente diabetico presenta un rischio di sviluppare malattie quali ictus e infarto pari a quello di un paziente con forti fattori di rischio quali ipertensione e dislipidemia.

In diabetologia lo Studio ADVANCE ha portato novità importanti...
Lo studio ADVANCE è il primo studio di intervento su una vasta popolazione di diabetici ad alto rischio cardiovascolare.
Esistevano naturalmente precedenti evidenze sui benefici del controllo della pressione nei diabetici, ma tali evidenze venivano sempre estrapolate da studi più vasti sull'ipertensione, nei quali era possibile identificare sottogruppi di pazienti che soffrivano anche di diabete.
In sostanza ADVANCE è il primo lavoro dedicato specificamente ai diabetici e permette, dunque, di raccogliere evidenze più mirate alle esigenze di prevenzione e cura.

Quali sono le potenziali conseguenze dello studio ADVANCE nella pratica clinica, sia per il medico che per il paziente? Cambiano le prospettive di cura?
Lo studio è stato realizzato in un contesto di vita reale: ha arruolato un ampio numero di pazienti eterogenei, che hanno continuato a seguire le terapie liberamente prescritte dal proprio medico curante per il controllo della glicemia, dell'ipertensione, o della dislipidemia.
E' dunque un lavoro che tiene conto anche delle potenziali ricadute dei risultati nella vita pratica, poiché la popolazione studiata è eterogenea e rispecchia quella che il medico si trova di fronte in ambulatorio ogni giorno.
Inoltre, i risultati di riduzione pressoria presentati dallo studio ADVANCE sono stati ottenuti con una combinazione, l’associazione precostituita perindopril/indapamide, molto semplice da somministrare, poiché non prevede schemi complicati, un fattore molto importante per garantire la compliance del paziente e la prescrivibilità da parte del medico.
Questi aspetti rendono il lavoro particolarmente interessante per l'applicazione nella pratica clinica.

ADVANCE inciderà sulle linee guida relative al trattamento del diabete?
Quest'anno per la prima volta sono state create delle linee guida tutte italiane, redatte dalle due principali società scientifiche, la Società Italiana di Diabetologia e la Società Medici Diabetologi,
che pongono un'elevata attenzione sul controllo dell'ipertensione nel diabetico, soprattutto in presenza di diversi fattori di rischio cardiovascolari.

Sicuramente lo studio ADVANCE, sviluppato su una popolazione così ampia, mirato sulla popolazione diabetica, costituisce un importante precedente che servirà per un aggiornamento delle linee guida.
ADVANCE infatti conferma e rafforza nella diabetologia una nuova convinzione che già era permeata dalle linee guida dell'ipertensione: è possibile trattare i livelli pressori del diabetico anche quando sia normoteso poiché l'effetto positivo sulla protezione da eventi cardiovascolari è singificativo.
A questo principio teorico, però, si aggiunge un'indicazione pratica estremamente importante: i livelli pressori del diabetico si possono controllare anche con una terapia di combinazione terapeutica concentrata in una sola pillola, semplice, fissa, tollerata, con compliance molto buona sia per il paziente, che, aggiungo, per il medico.

Attualmente i diabetologi pongono la dovuta attenzione al controllo dell'ipertensione nei pazienti diabetici?
Il primo obiettivo del diabetologo è quello di controllare la glicemia, ma negli ultimi anni l'attenzione si va espandendo anche agli altri fattori di rischio cardiovascolari, quali, per esempio, l'ipertensione.
Il problema è che molto spesso il sovraffollamento dei centri per la cura del diabete non permette il frequente controllo dei valori pressori nei pazienti. Altro problema è che generalmente per il diabetico la terapia antipertensiva necessita di schemi complessi, da monitorare e calibrare con costanza, e dunque è particolarmente impegnativa sia per il paziente che per il medico.
Il fatto che nello studio ADVANCE si siano ottenuti tali vantaggi pressori con una terapia combinata a basso dosaggio, racchiusa in una pillola, senza dover in sostanza personalizzare la cura per ciascun paziente, è un indubbio vantaggio di ordine pratico. Il diabetologo ha la possibilità di utilizzare un farmaco efficace e sicuro che esige controlli meno frequenti di schemi terapeutici più complessi.

 






  

 


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