Prof. Giorgio Sesti,
Professore Ordinario di Medicina Interna dell'Università degli Studi di
Catanzaro "Magna Graecia"; Direttore Scuola di Specializzazione di
Medicina Interna e Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Medicina
Interna - Policlinico Universitario di Catanzaro
I risultati dello studio segnalano che, grazie a una terapia disponibile
da tempo e di facile somministrazione, perindopril e indapamide, è stato
possibile ottenere una diminuzione del rischio di morte cardiovascolare
del 18%, del danno renale del 21%, di malattie coronariche del 14%. Come
potrebbe cambiare la prospettiva di vita del paziente con diabete? Quali
implicazioni potrebbe avere sulla qualità della vita?
Secondo lo studio, se gli effetti favorevoli della terapia fossero
applicati anche solo alla metà della popolazione diabetica del mondo per
5 anni, potrebbero essere salvate oltre un milione di vite. In pratica,
grazie ad un farmaco antipertensivo, è stato possibile salvare la vita a
un paziente diabetico ogni 79, evitare una malattia renale ogni 20 e una
malattia coronarica ogni 75.
Il farmaco non solo può salvare delle vite, che è l’aspetto più
rilevante, ma è anche in grado di migliorare la qualità di vita del
paziente diabetico prevenendo ad esempio gli effetti invalidanti di
patologie importanti quali l’infarto del miocardio o la nefropatia
diabetica che conduce ad insufficienza renale cronica.
Il diabete può essere definito una patologia dei vasi?
Il diabete oggi è considerato l'equivalente di una patologia
cardiovascolare poiché il paziente diabetico presenta un rischio di
sviluppare malattie quali ictus e infarto pari a quello di un paziente
con forti fattori di rischio quali ipertensione e dislipidemia.
In diabetologia lo Studio ADVANCE ha portato novità importanti...
Lo studio ADVANCE è il primo studio di intervento su una vasta
popolazione di diabetici ad alto rischio cardiovascolare.
Esistevano naturalmente precedenti evidenze sui benefici del controllo
della pressione nei diabetici, ma tali evidenze venivano sempre
estrapolate da studi più vasti sull'ipertensione, nei quali era
possibile identificare sottogruppi di pazienti che soffrivano anche di
diabete.
In sostanza ADVANCE è il primo lavoro dedicato specificamente ai
diabetici e permette, dunque, di raccogliere evidenze più mirate alle
esigenze di prevenzione e cura.
Quali sono le potenziali conseguenze dello studio ADVANCE nella pratica
clinica, sia per il medico che per il paziente? Cambiano le prospettive
di cura?
Lo studio è stato realizzato in un contesto di vita reale: ha arruolato
un ampio numero di pazienti eterogenei, che hanno continuato a seguire
le terapie liberamente prescritte dal proprio medico curante per il
controllo della glicemia, dell'ipertensione, o della dislipidemia.
E' dunque un lavoro che tiene conto anche delle potenziali ricadute dei
risultati nella vita pratica, poiché la popolazione studiata è
eterogenea e rispecchia quella che il medico si trova di fronte in
ambulatorio ogni giorno.
Inoltre, i risultati di riduzione pressoria presentati dallo studio
ADVANCE sono stati ottenuti con una combinazione, l’associazione
precostituita perindopril/indapamide, molto semplice da somministrare,
poiché non prevede schemi complicati, un fattore molto importante per
garantire la compliance del paziente e la prescrivibilità da parte del
medico.
Questi aspetti rendono il lavoro particolarmente interessante per
l'applicazione nella pratica clinica.
ADVANCE inciderà sulle linee guida relative al trattamento del
diabete?
Quest'anno per la prima volta sono state create delle linee guida tutte
italiane, redatte dalle due principali società scientifiche, la Società
Italiana di Diabetologia e la Società Medici Diabetologi,
che pongono un'elevata attenzione sul controllo dell'ipertensione nel
diabetico, soprattutto in presenza di diversi fattori di rischio
cardiovascolari.
Sicuramente lo studio ADVANCE, sviluppato su una popolazione così ampia,
mirato sulla popolazione diabetica, costituisce un importante precedente
che servirà per un aggiornamento delle linee guida.
ADVANCE infatti conferma e rafforza nella diabetologia una nuova
convinzione che già era permeata dalle linee guida dell'ipertensione: è
possibile trattare i livelli pressori del diabetico anche quando sia
normoteso poiché l'effetto positivo sulla protezione da eventi
cardiovascolari è singificativo.
A questo principio teorico, però, si aggiunge un'indicazione pratica
estremamente importante: i livelli pressori del diabetico si possono
controllare anche con una terapia di combinazione terapeutica
concentrata in una sola pillola, semplice, fissa, tollerata, con
compliance molto buona sia per il paziente, che, aggiungo, per il
medico.
Attualmente i diabetologi pongono la dovuta attenzione al controllo
dell'ipertensione nei pazienti diabetici?
Il primo obiettivo del diabetologo è quello di controllare la glicemia,
ma negli ultimi anni l'attenzione si va espandendo anche agli altri
fattori di rischio cardiovascolari, quali, per esempio, l'ipertensione.
Il problema è che molto spesso il sovraffollamento dei centri per la
cura del diabete non permette il frequente controllo dei valori pressori
nei pazienti. Altro problema è che generalmente per il diabetico la
terapia antipertensiva necessita di schemi complessi, da monitorare e
calibrare con costanza, e dunque è particolarmente impegnativa sia per
il paziente che per il medico.
Il fatto che nello studio ADVANCE si siano ottenuti tali vantaggi
pressori con una terapia combinata a basso dosaggio, racchiusa in una
pillola, senza dover in sostanza personalizzare la cura per ciascun
paziente, è un indubbio vantaggio di ordine pratico. Il diabetologo ha
la possibilità di utilizzare un farmaco efficace e sicuro che esige
controlli meno frequenti di schemi terapeutici più complessi.