Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali

Fibrillazione Atriale e scompenso nello sportivo. I soggetti più a rischio


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

Fatica fisica. Gli atleti sono per definizione persone sane che praticano sport ma che possono raggiungere elevati livelli di fatica fisica e di carico di lavoro. Questo comporta anche un impiego elevato del sistema cardiovascolare.

Ipertrofia. Il cuore si ipertrofizza per lo sforzo, con incidenza ed entità diverse a seconda del tipo di sforzo ripetutamente svolto; la frequenza cardiaca rallenta in condizioni di base, si riduce un poco la pressione arteriosa diastolica con possibile lieve incremento della sistolica. Ciò non comporta necessariamente alcun danno al cuore, tanto è vero che la cessazione dell’attività porta invariabilmente alla restituzio ad integrum anche dei parametri accennati.

Incidenza di FA. Diversi studi hanno però evidenziato come in ex atleti che avevano praticato sport agonistici con il passare degli anni e una volta cessata l’attività vi sia stata una più elevata incidenza di FA rispetto al controllo di pari età.

Ipotesi. Le ipotesi al vaglio sono plurime e partono dalla ipertrofia cardiaca che potrebbe avere portato ad una sofferenza cellulare microscopica a livello atriale e ventricolare tale da favorire i circuiti elettrici alla base della FA; al contagio di forme virali più facile in soggetti più esposti agli agenti atmosferici e agli sbalzi di temperatura; all’impiego di sostanze favorenti le prestazioni, molte delle quali attivano eccessi di incrementi pressori o azioni dirette sulla muscolatura cardiaca e possono creare quei presupposti istologici ed anatomici favorenti le fibrillazioni atriali.

Che tipo di sport. Certamente gli sportivi che seguono attività prevalentemente anaerobiche come il sollevamento pesi, la lotta o sports fisicamente impegnativi come il ciclismo possono essere più soggetti nel tempo ad accusare episodi di fibrillazione atriale.
È molto raro invece che questa aritmia insorga nel soggetto che pratica sport già nell’età giovanile sotto i 30 anni. In questi rari casi un’importante familiarità (predisposizione genetica) può esserne alla base. Si stanno studiando i geni specifici responsabili.

 






  

 


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