Il diabete è una malattia metabolica caratterizzata dalla presenza di
elevati livelli di glucosio nel sangue, condizione detta iperglicemia. A
lungo termine, questo disturbo può avere effetti pericolosi per la
salute del sistema cardiocircolatorio centrale e periferico, poiché può
portare a malattie quali ipertensione, infarto e ictus, oltre che ad
insufficienza renale, retinopatie e anche neuropatie.
L'iperglicemia si sviluppa per la mancata azione dell'insulina, un
ormone prodotto da particolari ghiandole del pancreas, dette isole di
Langherans, che svolge diverse attività metaboliche essenziali al buon
funzionamento dell'organismo. Primo fra tutti, l'assorbimento da parte
delle cellule del glucosio, la principale fonte di energia per
l'organismo.
Oltre a permettere l'assorbimento del glucosio da parte delle cellule,
questo ormone ne permette anche la trasformazione in glicogeno e tessuto
adiposo, che fungono da depositi di energia per l'organismo, ed è attivo
nell'assorbimento degli aminoacidi e nella sintesi degli acidi nucleici.
In condizioni di salute, il livello di zuccheri nel sangue viene
mantenuto stabile grazie all'azione costante dell'insulina, la cui
produzione aumenta o diminuisce in rapporto alla quantità di glucosio da
metabolizzare. Quando questo meccanismo non funziona, i livelli di
zuccheri nel sangue possono aumentare, inducendo l'iperglicemia tipica
del diabete.
Epidemiologia
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo soffrono di
diabete circa 180 milioni di persone; questo numero è destinato a
raddoppiare nel 2030.
Solo in Italia i diabetici sono più di 2 milioni 700mila, con una
prevalenza del 4,5% (dato ISTAT 2006) della popolazione. La prevalenza
aumenta con l’età, passando dal 2,5% dei cinquantenni al 16,3% nelle
persone con età superiore ai 75 anni.
A causa delle complicanze da diabete, ogni anno muoiono più di un
milione di persone nel mondo.
Esistono diverse forme di diabete, dovute a disturbi metabolici di
diversa natura. I principali sono il diabete di tipo I e quello di tipo
II.
Il diabete di tipo I, detto “insulino dipendente”, è una malattia
autoimmune che induce la distruzione delle cellule deputate alla
produzione dell'insulina, le cellule beta del pancreas. Di conseguenza,
l'organismo non produce questo ormone, che deve essere assunto
quotidianamente dal paziente. Questo tipo di diabete insorge
generalmente in giovanissima età e rappresenta il 10% dei casi totali di
diabete.
Tuttavia la forma più diffusa è il diabete di tipo II, o diabete degli
adulti, che rappresenta il 90% dei casi.
Diabete di Tipo II
Il diabete di tipo II, detto anche “non insulino dipendente”, si
manifesta quando le cellule dell'organismo non riescono a utilizzare
l'insulina prodotta dal pancreas, che funziona perfettamente. La causa
di questo difetto metabolico è ancora sconosciuta.
Epidemiologia
È in assoluto il più diffuso al mondo, tanto che il 90% delle persone
con diabete ne soffre. Questo significa che su 180 milioni di diabetici,
162 milioni soffrono del tipo II, in Italia, almeno 2.430.000 persone.
Definito anche “diabete senile”, colpisce soprattutto dopo i 40 anni,
anche se negli ultimi tempi si registra un aumento dei casi giovanili.
Sintomi
I sintomi del diabete di tipo II sono quelli caratteristici della
malattia anche se si manifestano in maniera piuttosto tenue, tanto che
può rimanere non diagnosticato per molto tempo.
Tra i segnali ricorrenti si annoverano sete eccessiva (polidipsia),
affaticamento, necessità di urinare frequentemente (poliuria), perdita
di peso inspiegabile e fame costante, vista offuscata.
Diagnosi
I criteri per la diagnosi di diabete sono classificati come segue:
sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile)
associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal
momento della giornata, ≥ 200 mg/dl
oppure
glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl. Il digiuno è definito come mancata
assunzione di cibo da almeno 8 ore.
oppure
glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT). Il test
dovrebbe essere effettuato somministrando 75 g di glucosio.
Esiste, inoltre, una condizione definita di pre-diabete, che spesso di
associa a sovrappeso, dislipidemia e/o ipertensione e che causa un
aumento del rischio cardiovascolare.
Questa condizione si caratterizza da un' Alterata Glicemia a Digiuno (IFG),
cioè valori di glicemia a digiuno compresi tra 100 e 125 mg/dl e da
un'Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT), cioè dalla glicemia compresa
tra 140 e 200 mg/dl due ore dopo il carico di glucosio.
Complicanze
Il diabete di tipo II può avere complicanze croniche micro e
macrovascolari molto importanti e frequenti, che dipendono
dall'irrigidimento delle arterie e dalla rarefazione della circolazione
periferica e hanno conseguenze su organi come il cuore, i reni e gli
occhi.
Eventi cardiovascolari: eventi quali l'ictus e l'infarto sono la
principale causa di morte di persone con diabete, per le quali il
rischio di sviluppare malattie cardiovascolari è da 2 a 4 volte più
alto. Nei Paesi industrializzati, oltre il 50% delle morti per diabete è
dovuta a questi eventi.
Nefropatia diabetica: a causa del danno vascolare, i reni possono
perdere la funzionalità così che la capacità di filtrare il sangue
diminuisca progressivamente. Se non trattata per tempo, questa
disfunzione porta a insufficienza renale, dialisi e/o trapianto del
rene. Il 10-20% dei pazienti con diabete muore a causa di questa
complicanza.
Retinopatia diabetica: è un importante causa di cecità nell'adulto ed è
dovuta a un danno dei
piccoli vasi sanguigni che irrorano la retina. Secondo le stime dell'OMS,
dopo 15 anni di diabete il 2% di pazienti sviluppa cecità e il 10%
presenta deficit visivo.
Un’altra conseguenza del diabete può essere la cosiddetta neuropatia
diabetica: anche i nervi risultano danneggiati dal diabete, e più del
50% dei pazienti soffre di disturbi quale perdita di sensibilità, dolore
e danni agli arti. La neuropatia può comportare disfunzioni del cuore,
degli occhi, dello stomaco ed è una delle principali cause di impotenza
maschile.
Inoltre, l'associazione di neuropatia e danno vascolare può causare
ulcere ai piedi e necessitare l'amputazione degli arti inferiori.
Fattori di rischio modificabili
Benché le cause per le quali si sviluppi il diabete di tipo II non sono
ancora state identificate, esistono diversi fattori di rischio che
espongono il paziente alla malattia.
Primo fra tutti lo stile di vita scorretto: l'iperalimentazione, il
sovrappeso e l'obesità aumentano la produzione di insulina favorendo
così l'instaurarsi dell'insulino resistenza dei tessuti, il meccanismo
dal quale dipende il diabete di tipo II. Il ruolo della dieta è
fondamentale per l'insorgenza di questo disturbo metabolico tanto che il
90% dei pazienti con diabete di tipo II è obeso.
Anche una vita troppo sedentaria favorisce la malattia. Infatti, il
movimento fisico facilita l'assorbimento del glucosio, inducendo quindi
un riduzione della glicemia.
Fattori non modificabili
Tra i fattori non modificabili che possono aumentare il rischio di
malattia uno dei più importanti è l'età. Quasi tutti i pazienti,
infatti, hanno più di 40 anni anche se, ultimamente, a causa della
diffusione dell'obesità in età pediatrica, il disturbo metabolico è
comparso anche tra i bambini: in Europa, il numero dei casi di diabete
di tipo II tra i bambini si aggira attorno all'1-7 ogni 100.000 (Bhuleta
2007)
La familiarità è un altro fattore importante. Circa il 40% dei diabetici
di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla
stessa malattia. La forte componente ereditaria è dimostrata anche dal
fatto che nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si
avvicina al 100%.
Prevenzione e controllo del diabete
Poiché la malattia diabetica ha una forte componente comportamentale,
uno stile di vita corretto, la riduzione di peso corporeo in presenza di
sovrappeso e obesità e una costante attività fisica di almeno mezz'ora
al giorno ne può prevenire lo sviluppo.
Secondo le evidenze, gli effetti positivi sul metabolismo del glucosio
si evidenziano già con una perdita pari al 5-10% del peso totale.
Nelle fasi iniziali della malattia, queste norme possono anche essere
sufficienti per controllare i livelli glicemici. Al progredire della
malattia o nei casi più gravi, si rende però necessaria la terapia
farmacologica, a base di ipoglicemizzanti orali o, nel caso questi
trattamenti non siano sufficienti, insulina.
Diabete, Ipertensione e Rischio Cardiovascolare Globale
Sono molti i fattori che, combinandosi tra loro, sono in grado di
aumentare la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, che per
questo vengono definite patologie multifattoriali. Tra questi, il
diabete e l'ipertensione sono tra i più importanti, insieme all’ipercolesterolemia.
A partire da questo presupposto, gli specialisti hanno elaborato una
‘carta del rischio cardiovascolare globale’, in grado di prevedere, in
base alla combinazione dei diversi fattori di rischio del paziente, il
‘rischio cardiovascolare globale’, cioè la probabilità di sviluppare un
evento cardiovascolare in dieci anni.
|
Rischio cardiovascolare globale |
|
|
Pressione
arteriosa: |
|
Altri fattori di rischio
o riscontro della malattia: |
Normale Sistolica
120 -129
Diastolica
80-84 |
Normale
alta Sistolica 130-139
Diastolica
85-89 |
Grado
1
Sistolica 160-179
Diastolica
90-99 |
Grado
2 Sistolica 160-179
Diastolica
100-109 |
Grado
3 Sistolica ≥ 180
Diastolica ≥
110 |
|
I Nessun
Fattore di rischio
|
Rischio
nella media |
Rischio
aggiuntivo |
Rischio basso |
Rischio medio |
Rischio moderato
elevato |
|
II 1-2
Fattori di rischio
|
Rischio basso |
Rischio basso |
Rischio moderato |
Rischio moderato |
Rischio
molto elevato |
|
III 3 o più
fattori di rischio o Danno d'organo o Diabete |
Rischio moderato |
Rischio elevato |
Rischio elevato |
Rischio elevato |
Rischio
molto elevato |
|
IV
Condizioni cliniche associate (ictus,infarto, ischemia…) |
Rischio elevato |
Rischio
molto elevato |
Rischio
molto elevato |
Rischio
molto elevato |
Rischio
molto elevato |
Come risulta evidente
dalla tabella, la copresenza di diabete e pressione arteriosa aumenta in
modo importante il rischio cardiovascolare.
Dal punto di vista terapeutico, le linee guida ESH/ESC per la cura
dell'ipertensione, stabiliscono obiettivi di controllo della pressione
molto severi per i diabetici, inferiori ai valori soglia della pressione
arteriosa 'normale'.
Infatti, in assenza di altri fattori di rischio, viene considerato
normale un valore pressorio inferiore o uguale a 140/90 mmHg, ma quando
sia presente il diabete, tale valore dovrebbe essere inferiore a 130/80
mmHg e, in presenza di danno renale con macroproteinuria, tali valori
scendono a <125/<75 mmHg.