Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali

 del 04/10/2007

 

Il Diabete


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Il diabete è una malattia metabolica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue, condizione detta iperglicemia. A lungo termine, questo disturbo può avere effetti pericolosi per la salute del sistema cardiocircolatorio centrale e periferico, poiché può portare a malattie quali ipertensione, infarto e ictus, oltre che ad insufficienza renale, retinopatie e anche neuropatie.

L'iperglicemia si sviluppa per la mancata azione dell'insulina, un ormone prodotto da particolari ghiandole del pancreas, dette isole di Langherans, che svolge diverse attività metaboliche essenziali al buon funzionamento dell'organismo. Primo fra tutti, l'assorbimento da parte delle cellule del glucosio, la principale fonte di energia per l'organismo.

Oltre a permettere l'assorbimento del glucosio da parte delle cellule, questo ormone ne permette anche la trasformazione in glicogeno e tessuto adiposo, che fungono da depositi di energia per l'organismo, ed è attivo nell'assorbimento degli aminoacidi e nella sintesi degli acidi nucleici.

In condizioni di salute, il livello di zuccheri nel sangue viene mantenuto stabile grazie all'azione costante dell'insulina, la cui produzione aumenta o diminuisce in rapporto alla quantità di glucosio da metabolizzare. Quando questo meccanismo non funziona, i livelli di zuccheri nel sangue possono aumentare, inducendo l'iperglicemia tipica del diabete.

Epidemiologia
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo soffrono di diabete circa 180 milioni di persone; questo numero è destinato a raddoppiare nel 2030.
Solo in Italia i diabetici sono più di 2 milioni 700mila, con una prevalenza del 4,5% (dato ISTAT 2006) della popolazione. La prevalenza aumenta con l’età, passando dal 2,5% dei cinquantenni al 16,3% nelle persone con età superiore ai 75 anni.
A causa delle complicanze da diabete, ogni anno muoiono più di un milione di persone nel mondo.

Esistono diverse forme di diabete, dovute a disturbi metabolici di diversa natura. I principali sono il diabete di tipo I e quello di tipo II.
Il diabete di tipo I, detto “insulino dipendente”, è una malattia autoimmune che induce la distruzione delle cellule deputate alla produzione dell'insulina, le cellule beta del pancreas. Di conseguenza, l'organismo non produce questo ormone, che deve essere assunto quotidianamente dal paziente. Questo tipo di diabete insorge generalmente in giovanissima età e rappresenta il 10% dei casi totali di diabete.
Tuttavia la forma più diffusa è il diabete di tipo II, o diabete degli adulti, che rappresenta il 90% dei casi.

 

Diabete di Tipo II


Il diabete di tipo II, detto anche “non insulino dipendente”, si manifesta quando le cellule dell'organismo non riescono a utilizzare l'insulina prodotta dal pancreas, che funziona perfettamente. La causa di questo difetto metabolico è ancora sconosciuta.

Epidemiologia
È in assoluto il più diffuso al mondo, tanto che il 90% delle persone con diabete ne soffre. Questo significa che su 180 milioni di diabetici, 162 milioni soffrono del tipo II, in Italia, almeno 2.430.000 persone. Definito anche “diabete senile”, colpisce soprattutto dopo i 40 anni, anche se negli ultimi tempi si registra un aumento dei casi giovanili.

Sintomi
I sintomi del diabete di tipo II sono quelli caratteristici della malattia anche se si manifestano in maniera piuttosto tenue, tanto che può rimanere non diagnosticato per molto tempo.
Tra i segnali ricorrenti si annoverano sete eccessiva (polidipsia), affaticamento, necessità di urinare frequentemente (poliuria), perdita di peso inspiegabile e fame costante, vista offuscata.

Diagnosi
I criteri per la diagnosi di diabete sono classificati come segue:

sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile) associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl

oppure

glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl. Il digiuno è definito come mancata assunzione di cibo da almeno 8 ore.

oppure

glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT). Il test dovrebbe essere effettuato somministrando 75 g di glucosio.

Esiste, inoltre, una condizione definita di pre-diabete, che spesso di associa a sovrappeso, dislipidemia e/o ipertensione e che causa un aumento del rischio cardiovascolare.
Questa condizione si caratterizza da un' Alterata Glicemia a Digiuno (IFG), cioè valori di glicemia a digiuno compresi tra 100 e 125 mg/dl e da un'Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT), cioè dalla glicemia compresa tra 140 e 200 mg/dl due ore dopo il carico di glucosio.

Complicanze
Il diabete di tipo II può avere complicanze croniche micro e macrovascolari molto importanti e frequenti, che dipendono dall'irrigidimento delle arterie e dalla rarefazione della circolazione periferica e hanno conseguenze su organi come il cuore, i reni e gli occhi.

Eventi cardiovascolari: eventi quali l'ictus e l'infarto sono la principale causa di morte di persone con diabete, per le quali il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari è da 2 a 4 volte più alto. Nei Paesi industrializzati, oltre il 50% delle morti per diabete è dovuta a questi eventi.

Nefropatia diabetica: a causa del danno vascolare, i reni possono perdere la funzionalità così che la capacità di filtrare il sangue diminuisca progressivamente. Se non trattata per tempo, questa disfunzione porta a insufficienza renale, dialisi e/o trapianto del rene. Il 10-20% dei pazienti con diabete muore a causa di questa complicanza.

Retinopatia diabetica: è un importante causa di cecità nell'adulto ed è dovuta a un danno dei
piccoli vasi sanguigni che irrorano la retina. Secondo le stime dell'OMS, dopo 15 anni di diabete il 2% di pazienti sviluppa cecità e il 10% presenta deficit visivo.

Un’altra conseguenza del diabete può essere la cosiddetta neuropatia diabetica: anche i nervi risultano danneggiati dal diabete, e più del 50% dei pazienti soffre di disturbi quale perdita di sensibilità, dolore e danni agli arti. La neuropatia può comportare disfunzioni del cuore, degli occhi, dello stomaco ed è una delle principali cause di impotenza maschile.
Inoltre, l'associazione di neuropatia e danno vascolare può causare ulcere ai piedi e necessitare l'amputazione degli arti inferiori.

Fattori di rischio modificabili
Benché le cause per le quali si sviluppi il diabete di tipo II non sono ancora state identificate, esistono diversi fattori di rischio che espongono il paziente alla malattia.
Primo fra tutti lo stile di vita scorretto: l'iperalimentazione, il sovrappeso e l'obesità aumentano la produzione di insulina favorendo così l'instaurarsi dell'insulino resistenza dei tessuti, il meccanismo dal quale dipende il diabete di tipo II. Il ruolo della dieta è fondamentale per l'insorgenza di questo disturbo metabolico tanto che il 90% dei pazienti con diabete di tipo II è obeso.

Anche una vita troppo sedentaria favorisce la malattia. Infatti, il movimento fisico facilita l'assorbimento del glucosio, inducendo quindi un riduzione della glicemia.

Fattori non modificabili
Tra i fattori non modificabili che possono aumentare il rischio di malattia uno dei più importanti è l'età. Quasi tutti i pazienti, infatti, hanno più di 40 anni anche se, ultimamente, a causa della diffusione dell'obesità in età pediatrica, il disturbo metabolico è comparso anche tra i bambini: in Europa, il numero dei casi di diabete di tipo II tra i bambini si aggira attorno all'1-7 ogni 100.000 (Bhuleta 2007)

La familiarità è un altro fattore importante. Circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia. La forte componente ereditaria è dimostrata anche dal fatto che nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%.

Prevenzione e controllo del diabete
Poiché la malattia diabetica ha una forte componente comportamentale, uno stile di vita corretto, la riduzione di peso corporeo in presenza di sovrappeso e obesità e una costante attività fisica di almeno mezz'ora al giorno ne può prevenire lo sviluppo.
Secondo le evidenze, gli effetti positivi sul metabolismo del glucosio si evidenziano già con una perdita pari al 5-10% del peso totale.

Nelle fasi iniziali della malattia, queste norme possono anche essere sufficienti per controllare i livelli glicemici. Al progredire della malattia o nei casi più gravi, si rende però necessaria la terapia farmacologica, a base di ipoglicemizzanti orali o, nel caso questi trattamenti non siano sufficienti, insulina.

 

Diabete, Ipertensione e Rischio Cardiovascolare Globale


Sono molti i fattori che, combinandosi tra loro, sono in grado di aumentare la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, che per questo vengono definite patologie multifattoriali. Tra questi, il diabete e l'ipertensione sono tra i più importanti, insieme all’ipercolesterolemia.

A partire da questo presupposto, gli specialisti hanno elaborato una ‘carta del rischio cardiovascolare globale’, in grado di prevedere, in base alla combinazione dei diversi fattori di rischio del paziente, il ‘rischio cardiovascolare globale’, cioè la probabilità di sviluppare un evento cardiovascolare in dieci anni.
 

Rischio cardiovascolare globale

 

Pressione arteriosa:

Altri fattori di rischio

o riscontro della malattia:

Normale               Sistolica

120 -129  

   

Diastolica

80-84

Normale alta      Sistolica 130-139  

   Diastolica 85-89

Grado

1  

            Sistolica 160-179    

 Diastolica 90-99

Grado 2            Sistolica 160-179  

 

Diastolica 100-109

Grado 3           Sistolica ≥ 180   

 

Diastolica ≥ 110

 I Nessun Fattore di rischio

 

Rischio

nella media

Rischio aggiuntivo

Rischio basso

Rischio medio

Rischio moderato elevato

 II 1-2 Fattori di rischio

 

Rischio basso

Rischio basso

Rischio moderato

Rischio moderato

Rischio

molto elevato

 III 3 o più fattori di rischio o Danno d'organo o Diabete

Rischio moderato

Rischio elevato

Rischio elevato

Rischio elevato

Rischio

molto elevato

 IV Condizioni cliniche associate (ictus,infarto, ischemia…)

Rischio elevato

Rischio

molto elevato

Rischio

molto elevato

Rischio

molto elevato

Rischio

molto elevato

Come risulta evidente dalla tabella, la copresenza di diabete e pressione arteriosa aumenta in modo importante il rischio cardiovascolare.

Dal punto di vista terapeutico, le linee guida ESH/ESC per la cura dell'ipertensione, stabiliscono obiettivi di controllo della pressione molto severi per i diabetici, inferiori ai valori soglia della pressione arteriosa 'normale'.

Infatti, in assenza di altri fattori di rischio, viene considerato normale un valore pressorio inferiore o uguale a 140/90 mmHg, ma quando sia presente il diabete, tale valore dovrebbe essere inferiore a 130/80 mmHg e, in presenza di danno renale con macroproteinuria, tali valori scendono a <125/<75 mmHg.


 






  

 


Queste pagine sfruttano standard di programmazione avanzata , sebbene i contenuti sono visibili con tutti i browser, una grafica più piacevole è ottenibile con un browser attuale. Se leggete questo messaggio, avete salvato la pagina sul Vs. disco, oppure siete in Internet con un browser non attuale. Se lo desiderate potete scaricare gratuitamente un browser standard attuale adatto alla Vs. piattaforma dal sito http://webstandards.org/act/campaign/buc/

Stampa ottimizzata con standard avanzati