Si è appena conclusa,
presso gli ospedali Riuniti di Bergamo, la Riunione monotematica 2007
dell'Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, dedicata quest'anno
alla formazione sui trapianti, con la partecipazione congiunta dell'AISF
e della ELITA (Società Europea per il Trapianto di Fegato e Intestino).
AISF completa così, idealmente, la costruzione del ponte tra il
cittadino e gli specialisti epatologi, avviata il 4 ottobre scorso con
la presentazione al Senato della Repubblica del primo volume di
un'importante iniziativa editoriale rivolta al pubblico e ai medici del
territorio, "I Grandi Temi AISF".
Ogni ora, 2 persone muoiono, in Italia, a causa di una malattia cronica
del fegato, come cirrosi ed epatocarcinoma. Il 10% di queste persone era
affetto da epatite C, spesso senza nemmeno saperlo, perchè queste
malattie non danno, in genere, sintomi se non nelle fasi più avanzate.
Pertanto, meno del 20% delle persone colpite conosce la propria
condizione prima che sia troppo tardi. Un recente studio coordinato
dall’Istituto Superiore di Sanità in 79 ospedali italiani mostra, per
esempio, che l’epatite C è causa unica o concausa di danno epatico nel
65% delle persone ricoverate per malattia cronica di fegato. La
frequenza dell’infezione cronica da HCV in Italia è stimata fra il 2 e
il 3%.
"Oltre un milione di Italiani – spiega il prof. Antonio Gasbarrini dell'AISF,
Associazione Italiana per lo Studio del Fegato - sono portatori del
virus C (HVC) e, con ogni probabilità, la maggior parte di loro non sa
di esserlo. Almeno il 10% di chi è infettato è destinato a sviluppare
una patologia cronica a carico di questa 'centrale' importantissima
dell'organismo".
Ma per lottare con successo contro una malattia bisogna conoscerla e
capirla. "Ciò di cui abbiamo bisogno, oltre, naturalmente, a uno
screening “mirato” mediante la ricerca di anticorpi anti-HCV su un
campione di sangue– continua il prof. Gasbarrini - è una ampia e diffusa
informazione della popolazione e di quanti hanno come compito
istituzionale l'educazione sanitaria e la prevenzione. In particolare,
per quanto riguarda lo screening “mirato” sono state identificate varie
categorie a rischio sulle quali dovrebbe essere eseguito come anche
suggerito da una recente consensus conference dell’Istituto Superiore di
Sanita coordinata dal dott. Alfonso Mele”.
Ecco perchè l'Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF) ha
lanciato una nuova, forte, iniziativa editoriale: "I Grandi Temi AISF",
con un primo volume dedicato alla "Infezione da Virus dell'Epatite C",
presentato al Senato della Repubblica.
È vero che l’epatite C non provoca danni nella maggior parte delle
persone, ma il numero di soggetti che, invece, sviluppano una malattia
gravemente evolutiva dopo aver contratto l'infezione è tutt’altro che
trascurabile. Quindi, "nei prossimi decenni dobbiamo purtroppo
attenderci un ulteriore incremento di nuovi casi di cancro del fegato –
avverte il dr. Antonio Cricelli, presidente della Società italiana di
Medicina Generale (SIMG) - Ecco perchè è così importante ottenere,
grazie a un'informazione adeguata conoscere la piena collaborazione di
tutti: per individuare tempestivamente chi è infettato dal virus
dell'epatite C e, dunque, deve sottoporsi rapidamente a cure efficaci
per evitare conseguenze ben più gravi".
"Quando una malattia di fegato diventa cronica e non è curata
adeguatamente – aggiunge, infatti, il prof. Antonio Gasbarrini dell'AISF
- il fegato va incontro a cirrosi e a epatocarcinoma". La sola vera
speranza di guarigione per molti pazienti è riposta, al momento, nel
trapianto di fegato, un rimedio risolutivo, ma purtroppo non facile da
realizzare.
“Il trapianto di fegato è ormai da anni uscito dalla sua fase
pionieristica e l’Italia è ai primissimi posti al mondo per qualità e
quantità di trapianti eseguiti – spiega il dott. Stefano Fagiuoli, dell’USC
Gastroenterologia degli Ospedali Riuniti, coordinatore scientifico
locale della Riunione – Anzi, siamo il primo paese in Europa per il
numero di trapianti eseguiti e il secondo per numero di donazioni. La
qualità del sistema, dunque, è eccellente. Vi sono ancora aree della
penisola, dove sussiste una carenza di donatori rispetto alle necessità
dettate dalla alta prevalenza di malattie epatiche croniche ed
epatocarcinoma, che rappresentano le indicazioni maggiori nell’adulto.”
Dal 1982, anno del primo trapianto di fegato eseguito in Italia, questa
soluzione terapeutica, in un certo senso da "ultima spiaggia" viene
utilizzata con sempre maggiore frequenza. "I trapianti in Italia -
afferma la dottoressa Lucia Rizzatto, intervenuta alla Riunione in
rappresentanza del Centro Nazionale Trapianti - sono ormai più di 1.000
l'anno (1.051 trapianti eseguiti nel 2005), un numero in continuo
aumento, che porta a 4.982 i trapianti di adulto portati felicemente a
termine in 5 anni, con una percentuale di sopravvivenza a 1 anno che è
tra le più alte al mondo". Ma ne sarebbe necessario un numero tre volte
superiore: delle 2.500-3.000 persone che potrebbero essere salvate con
un trapianto di fegato, 1.700-2.000 ogni anno non ce la fanno per
mancanza di disponibilità degli organi.
In Italia, dunque, le malattie di fegato in stadio terminale,
potenzialmente curabili con il trapianto, rappresentano non solo e non
tanto un problema clinico, ma piuttosto un rilevante problema di sanità
pubblica. Ecco perchè AISF dedica proprio ai trapianti di fegato il suo
più importante incontro annuale di formazione, la Riunione Monotematica
2007, che si è tenuta a Bergamo. Con l'auspicio che la ricerca, le nuove
tecniche e, soprattutto, l'instancabile attività di formazione degli
epatologi italiani (già oggi tra i primi al mondo quanto a livello
scientifico), contribuisca a salvare sempre più vite e a dare nuove
speranze ai molti che ancora soffrono di malattie croniche del fegato. A
noi spetta fare il resto: essere consapevoli e tenerci informati, per
tutelare e proteggere la salute del nostro fegato.