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| Prof. Sergio Amadori |
“Ospitare il 41°
Congresso SIE a Bologna è un vero onore.” commenta il Prof. Michele
Baccarani, Direttore Istituto di Ematologia e Oncologia Medica "L. e A.
Seràgnoli, Presidente Comitato Organizzatore del Congresso di Bologna,
“I continui progressi che registriamo di fronte a patologie in costante
incremento e il prestigio della società medico-scientifica rendono il
Congresso un’occasione davvero unica per uno stato dell’arte e un
aggiornamento condivisi.”
• Tumori del sangue: le sfide, i risultati
“Possiamo definire senza mezzi termini una vera e propria sfida,
quella che fronteggiamo contro i tumori del sangue: leucemie, linfomi e
mielomi, fra i focus centrali del 41° Congresso SIE.” - sono le parole
del Prof. Sergio Amadori, Ordinario di Ematologia Università degli Studi
Tor Vergata di Roma e Presidente della Società Italiana di Ematologia -
“Sono stimati infatti circa 20.000 nuovi casi per anno in Italia.”
Si pensi ai linfomi (i più frequenti fra i tumori del sangue e, secondo
le prioiezioni, la neoplasia più diffusa in assoluto nel 2020) per i
quali vengono stimati 70.000 nuovi casi ogni anno nell’Unione Europea.
Si tratta di una trasformazione neoplastica delle cellule residenti
prevalentemente nei linfonodi; vengono distinti in ‘Hodgkin’ e non ‘Hodgkin’,
patologie ben differenziate sia dal punto di vista istologico che
terapeutico, oltreché per fasce di età più colpite e progressione
epidemiologica. Le stime relative ai linfomi non Hodgkin, per il nostro
Paese, si attestano sui circa 5.600 nuovi casi diagnosticati ogni anno
fra gli uomini e circa 4.600 fra le donne*.
“Di fronte a questa sfida, oggi si può parlare di risultati terapeutici
che non esitiamo a definire notevoli e di sempre nuove speranze per i
pazienti. Per quanto riguarda i Linfomi ‘Hodgkin’ (due le fasce di età
più colpite: 20-30 anni e dopo i 60-70), registriamo una percentuale di
guarigione intorno al 70-80%.” - Prosegue Amadori – “Anche per i ‘non
Hodgkin’ (più frequenti dopo i 60 anni e per gli uomini) il progresso è
costante, ma abbiamo più strada da percorrere, di fronte ad una
situazione apparentemente paradossale. I non Hodgkin si distinguono
infatti in ‘aggressivi’, ovvero di evoluzione più rapida, forme per le
quali la percentuale di guarigione si attesta intorno al 50%, grazie ad
una maggiore efficacia dei farmaci nei confronti di questa patologia e ‘indolenti’,
per i quali si registra invece un 20-30% di guarigione.”
Le cause dell’evoluzione epidemiologica di questa patologia, in
progressivo e deciso aumento non sono ancora conosciute con esattezza.
Si lavora a ipotesi di ‘fattori di rischio’ quali, fra gli altri:
inquinamento ambientale, infezioni virali, mentre possiamo affermare
senza dubbio che l’innalzamento dell’età media è, quanto meno per i ‘non
Hodgkin’, un fattore determinante.” - Spiega Amadori - “Di certo vi sono
inoltre i progressi che registriamo sul fronte della diagnosi e della
terapia in ambito onco-ematologico, per quanto riguarda le leucemie
(notevoli i successi ad esempio per la Leucemia mieloide cronica), così
come i mielomi per i quali stiamo sperimentando farmaci sempre più
promettenti (2.000 nuovi casi/anno di mieloma in Italia). Progressi che
portano oggi le patologie ematologiche ad essere quelle con maggior
percentuale di guarigione nell’ambito oncologico generale.”
• Farmaci ‘intelligenti’ – ‘Target Therapy’. Verso un futuro
‘senza chemioterapia’ ?
“Possiamo affermare che, sia nella diagnosi che nella terapia, risulta
vincente la sempre maggior ‘specificità’. Specificità che nella diagnosi
porta ad una più efficace tipizzazione e differenziazione per
l’individuazione del più efficace percorso terapeutico.” - come spiega
il Prof. Sante Tura, Presidente Commissione Linee Guida SIE – Prof.
Emerito di Ematologia dell’Università degli Studi di Bologna –
“Questa strada ci ha portato fra l’altro dalle terapie ‘aspecifiche’,
quali la chemioterapia convenzionale, a farmaci sempre più mirati e
intelligenti, quali gli anticorpi monoclonali e altre terapie selettive
o ‘target therapy’, per le quali i progressi sono costanti.”
“Quella apportata dagli anticorpi monoclonali è stata una vera e propria
rivoluzione, sul fronte della quale registriamo sempre continue e
ulteriori innovazioni” - prosegue Tura - “Queste molecole biologiche,
presenti nel nostro organismo e finalizzate a combattere i germi, sono
state modificate dalla ricerca avanzata fino a farle diventare dei
proiettili o, se si preferisce, dei convogli capaci di individuare,
raggiungere e colpire selettivamente le cellule malate con una maggiore
efficacia terapeutica e una minore tossicità per il paziente. Un sorta
di ‘chiave’ capace di entrare nella serratura chiamata antigene,
presente sulla cellula malata e solo in quella. La loro efficacia è
stata incrementata nel tempo, fra l’altro grazie all’associazione alla
chemioterapia.
• (I Tumori in Italia – Rapporto 2006)
“La strada dei ‘farmaci intelligenti’, quali gli anticorpi
monoclonali, è quella che ci consente fra l’altro di ridurre
notevolmente impiego e impatto della chemioterapia” - è il commento di
Amadori - se non addirittura di escluderla, con risultati decisivi e
senza dubbio positivi in termini di riduzione degli effetti collaterali
per i pazienti. È già vero oggi per la Leucemia Mieloide Cronica (si
attestano intorno ai circa 900 i nuovi casi/anno in Italia) e la
Leucemia Acuta Promielocitica (percentuale di guarigione intorno
all’80%), grazie ai farmaci capaci di interagire con la lesione genetica
tipica di questa patologia.
• Cellule staminali – Trapianto sempre più ‘avanzato’ e
‘personalizzato’
Un importante Simposio ad hoc, a cura del GITMO, Gruppo Italiano
Trapianto Midollo Osseo, si terrà nell’ambito del Congresso di Bologna,
finalizzato al confronto sulle più avanzate procedure trapiantologiche,
sempre più personalizzate alle necessità del paziente. “Oggi è possibile
ottenere e trapiantare con successo cellule staminali ematopoietiche
(cellule ‘adulte’ non embrionali) da diverse fonti (sangue, midollo,
cordone ombelicale) e con diversi gradi di compatibilità” - spiega
Michele Baccarani – “Unitamente alla sempre minore invasività dei
protocolli di condizionamento ‘pre-trapianto’, queste innovazioni
consentono di espandere a più pazienti il trapianto di cellule staminali
per la cura di un ampio spettro di malattie ematologiche (leucemie,
linfomi, mielomi, talassemie, aplasie midollari).”
• Diagnosi avanzate e tecniche di biologia molecolare. ‘Malattia
minima residua’
“Per quanto riguarda i protocolli diagnostici, è da evidenziare
il ruolo decisivo della diagnostica di laboratorio nei confronti dei
tumori del sangue più che in altri ambiti patologici.” – prosegue
Amadori – “È infatti grazie alle più avanzate e sofisticate tecniche di
biologia molecolare e di tipizzazione immunologica che oggi è possibile
quantificare fra l’altro con sempre maggior efficacia la ‘malattia
minima residua’ - uno dei focus del Congresso di Bologna - valutando in
progress l’efficacia della terapia. Non si corre così il rischio di
‘ipertrattare’ o ‘sottotrattare’ il paziente ed è possibile ridurre
progressivamente l’impatto della chemioterapia. A partire dalla
‘fotografia della malattia prima del trattamento’ abbiamo a disposizione
una sorta di navigatore, sempre più preciso, che ci guida nella terapia
più personalizzata ed efficace, con successi notevoli per patologie
quali, fra le altre: la Leucemia mieloide cronica, promielocitica e
linfatica acuta.
• Patologie ematologiche ‘non oncologiche’
Nel corso del Congresso verranno presentati innovativi studi
clinici in relazione a importanti malattie non oncologiche che vedono
colpiti in Italia oltre un numero sempre crescente di pazienti. Fra i
focus in programma: l’impiego evoluto di anticorpi monoclonali per la
cura di piastrinopenie idiopatiche, emoglobinuria parossistica notturna
e aplasie midollari. La ricerca italiana ha contribuito e contribuisce
in modo sostanziale anche a questi avanzamenti, con contributi originali
e coordinando spesso team internazionali.
• Ricerca italiana all’avanguardia in Europa e nel mondo – Le
risorse necessarie
“Il livello delle presentazioni del Congresso, le novità che
registriamo sul fronte diagnostico terapeutico e le percentuali di
guarigione in costante incremento credo possano essere interpretati come
un’ulteriore conferma dell’impegno della comunità medico-scientifica
italiana nella lotta ai tumori del sangue e alle patologie ematologiche
‘non oncologiche’.” - conclude Amadori – “Penso sia giusto ricordare che
la ricerca italiana è fra le più vivaci e riconosciute in Europa e nel
mondo. La SIE è una delle più antiche società medico-scientifiche in
questo ambito e la scuola ematologica italiana è costantemente ai primi
posti per contributi medico-scientici in occasione dei Congressi
internazionali, come quello europeo tenutosi nel giugno scorso a Vienna,
nonché per lavori scientifici originali pubblicati sulle più prestigiose
riviste internazionali. Il nostro Congresso biennale è un’occasione
unica per il confronto condiviso sulle sempre nuovi sfide che la ricerca
si propone e per fronteggiare le quali sono necessari senza dubbio
maggiori fondi. In questo senso è importante riconoscere il decisivo
apporto di organizzazioni no profit quali l’AIL, Associazione Italiana
contro le Leucemie, Linfomi e Mielomi i cui sforzi incessanti
contribuiscono in modo determinante al reperimento delle risorse
necessarie.”