L’attenzione
in corsia è al massimo livello: anche negli ospedali italiani si aggira
un batterio-killer. “ Non siamo ancora all’allarme come negli Stati
Uniti dove lo stafilococco aureo, è il batterio incriminato, ha
provocato diversi decessi – dice Giovanni Mathieu, Presidente della
Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) - ma
siamo a livelli di seria preoccupazione anche nelle nostre corsie. Lo
stafilococco aureo, come altri batteri, si rinforza e si diffonde perché
ha due preziosi e insospettabili alleati: l’uso troppo libero e non
sempre appropriato degli antibiotici e la ridotta attenzione all’igiene
da parte di medici ed infermieri. C’è gente, è triste dirlo ma è così,
che non si lava le mani, non usa guanti e non presta molta attenzione ai
processi di sterilizzazione. Lo stafilococco aureo provoca infezioni
molto gravi, come polmoniti e sepsi. La diffusione è favorita anche dal
fatto che vengono ricoverati sempre più pazienti immunodepressi per le
malattie di cui soffrono e per le terapie aggressive alle quali sono
sottoposti”.
“ C’era stato tempo fa un richiamo del Ministero della Salute - continua
Mathieu -all’igiene e alla gestione dei rischi legati alle infezioni ma
non sembra che tutti abbiano recepito il messaggio. La diffusione
crescente dello stafilococco aureo non è favorita solo dall’uso spesso
improprio degli antibiotici e della scarsa attenzione dei medici e degli
infermieri all’igiene ma anche da situazioni altrettanto preoccupanti
riguardanti il sistema sanitario. Si acquistano strumenti, ad esempio i
guanti, al prezzo più basso. Costano meno ma si rompono più facilmente.
Non si rinnovano lavandini, rubinetti, docce e apparecchiature per la
sterilizzazione che diventano ben presto obsolete. Si riduce sempre più
il personale e così l’ingente mole di lavoro porta spesso a trascurare
la più elementare prudenza professionale. Uno studio condotto un anno fa
ha evidenziato che la diffusione del batterio-killer è legata anche alla
scarsità del personale medico ed infermieristico. La FADOI presta molta
attenzione a questo problema, sempre più preoccupante, organizzando
corsi di formazione sulla gestione del rischio clinico, sull’uso
appropriato degli antibiotici e sulle misure di prevenzione”.