Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali

 del 17/10/2007

 

Glivec e nilotinib: combinazione vincente contro la Leucemia mieloide cronica


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

* Prof. Baccarani

Professor Baccarani, cosa aggiunge nilotinib alla terapia della leucemia mieloide cronica?
Alla terapia della Leucemia mieloide cronica nilotinib aggiunge molto, per almeno due ragioni: perché costituisce un valido mezzo terapeutico per i pazienti resistenti a imatinib, ed è un validissimo presidio per quei pazienti - che sono pochi, ma ci sono - che hanno avuto effetti tossici con imatinib e hanno dovuto sospendere la terapia. Questi pazienti, che non possono assumere imatinib, hanno tollerato molto bene nilotinib. Già questo basterebbe a indicare l’importanza della nuova molecola. Inoltre, vi è un possibile sviluppo futuro che stiamo esplorando e che potrebbe darci risultati molto interessanti: è quello di una possibile combinazione terapeutica tra Glivec e nilotinib. Si tratta per ora di un’ipotesi sperimentale, non di una prospettiva clinica.

Quali sono le differenze con imatinib?
Nilotinib è un “figlio” di imatinib. Non ha un meccanismo d’azione diverso da Glivec, ma è più potente e selettivo nei confronti della molecola che causa la leucemia mieloide cronica. La sua maggiore potenza lo rende attivo anche nei confronti delle forme mutate di questa molecola: sono proprio queste mutazioni a provocare la perdita di risposta alla terapia. Quasi tutte le forme mutanti della molecola resistenti a imatinib sono sensibili a nilotinib e in questo modo con nilotinib riusciamo a trattare i pazienti resistenti. Peraltro, un confronto diretto di efficacia diretto tra le due molecole non è ancora stato fatto: è però in corso uno studio prospettico condotto dal Gimema che riguarda l’uso di nilotinib come farmaco di prima linea e che ci darà delle risposte alla fine del 2008. La prospettiva ottimale dell’impiego di nilotinib è quella di intervenire non dove Glivec ha fallito, ma di utilizzarlo prima, in modo che di fallimenti non ce ne siano affatto.

Che peso ha il problema delle resistenze nella terapia della LCM?
Il problema delle resistenze nella LCM ha dimensioni limitate ma esiste: riguarda una percentuale di pazienti che può essere stimata intorno al 10 per cento. Per un altro tipo di leucemie, le leucemie acute linfatiche Ph positive, il fenomeno è molto più esteso. Per questa forma nilotinib non è ancora stato registrato ma ci aspettiamo che ciò avvenga presto.

Dal punto di vista delle tollerabilità e della tossicità quali sono i vantaggi di nilotinib?
In assenza di un confronto diretto, quello che possiamo dire, sulla base di un’esperienza ancora limitata con nilotinib e ormai vasta per quanto riguarda Glivec, è che tra i pazienti che non rispondono o non tollerano Glivec, nilotinib sembra avere una minore tossicità ematologica e non dà problemi di ritenzione di liquidi. La nuova molecola sembra invece provocare un aumento della bilirubina, che non dà però luogo a malattia epatica, e delle lipasi. Sono stati inoltre registrati alcuni casi di pancreatite. Va però sottolineato che questi inibitori della tirosin chinasi hanno problemi di tollerabilità e tossicità infinitamente minori rispetto ai farmaci tradizionali.

Quale è stato il contributo italiano allo sviluppo di questo farmaco?
Nilotinib è stato sviluppato a livello internazionale con un rilevante contributo di ricercatori italiani e del GIMEMA (Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto). L’Italia appartiene a quel novero di 5-6 paesi che hanno dato il maggiore contributo allo studio della LCM. Le cose vanno meno bene sul fronte amministrativo: l’Emea ha approvato nilotinib con una procedura accelerata ma il suo arrivo in Italia rischia di essere “decelerato”: da noi sarà disponibile prevedibilmente verso aprile-maggio 2008, mentre negli altri paesi arriverà tra un paio di mesi.

Ovviamente il problema delle resistenze resta aperto anche dopo l’arrivo di nilotinib: quali sono gli ulteriori sviluppi terapeutici?
Sono allo studio altre molecole, con un diverso meccanismo di azione; inoltre, come ho detto, valuteremo gli effetti di una terapia sequenziale o combinata di Glivec e nilotinib: sulla base della nostra esperienza di 40 anni, abbiamo motivo di ritenere che usando due molecole insieme o una di seguito all’altra riusciamo a ottenere risultati a lungo termine migliori rispetto all’impiego dell’uno o dell’altro farmaco da soli.


* Michele Baccarani
Direttore Istituto di Ematologia e Oncologia Medica,
“L. e A. Seràgnoli” di Bologna


 






  

 


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