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Genova Anno V - n°30 - 20.09.2007 Pagine Nazionali
Apparato endocrino nell'obesità * R. Bechi - Ospedale Versilia AUSL 12 Il paziente obeso
presenta spesso alterazioni dell’assetto ormonale che sono per lo più
secondarie alla obesità stessa. Analizzando in particolare le varie
ghiandole endocrine si può rilevare che a livello tiroideo l’obeso non
presenta significative differenze rispetto al normopeso, se si esclude
la frequente presenza di livelli aumentati di T3 in verosimile rapporto
con l’eccesso alimentare, associati però ad una ridotta attività della
T3 stessa, come dimostrato dalla minore funzionalità deiodasica
tissutale, in particolare a livello del tessuto adiposo. Se questa
ridotta attività degli ormoni tiroidei possa contribuire al mantenimento
del tessuto adiposo è oggetto di studio. Al momento non vi sono comunque
evidenze che giustifichino l’uso terapeutico di ormoni tiroidei se non
in caso di ipotiroidismo conclamato o subclinico. Per ciò che concerne
l’asse GH IGF1 si può rilevare come l’obeso presenti ridotti livelli di
GH sia basale che dopo stimolo, in relazione verosimilmente alla
eccessiva insulinemia ed agli elevati livelli di acidi grassi liberi.
Per contro, i livelli del principale effettore della attività del GH,
cioè l’IGF 1 si presentano generalmente nella norma, se non aumentati.
Se il relativo GH deficit possa, analogamente a quanto avviene in ambito
patologico, contribuire alla alterazione del rapporto massa magra/ massa
grassa nella obesità essenziale è anch’essso oggetto di studio. Anche in
questa situazione nessuna indicazione terapeutica esiste se non in
presenza di deficit documentato con tests specifici in un appropriato
contesto clinico. Assai complessa appare la valutazione della funzione
surrenalica dell’obeso. In particolare sembra che l’obesità viscerale
favorisca lo sviluppo di uno stato di ipercortisolismo ematico derivato
da meccanismi di maggior produzione centrale (iperpulsatilità dell’ACTH)
associati a maggiore produzione del tessuto adiposo per meccanismi
enzimatici locali. Il significato clinico di questo stato di
ipercortisolismo potrebbe essere quello di giustificare alcuni aspetti
psico comportamentali, quali la tendenza alla depressione, manifestati
da questi soggetti. Esistono pertanto difficoltà nella diagnosi
differenziale tra il cosiddetto pseudo cushing tipico anche della
obesità e la sindrome di Cushing vera e propria: tali difficoltà possono
essere generalmente risolte ricorrendo a tests multipli, quali il
dosaggio della cortisoluria delle 24 ore, della cortisolemia alle ore 24
o dopo soppressione con desametazone). Per concludere questa breve
rassegna delle modificazioni endocrine dell’obeso non possiamo
trascurare l’assetto gonadico. Per il sesso maschile si verifica un calo
del testosterone totale in rapporto al ridursi della SHBG (principale
proteina di trasporto degli androgeni), con testosterone libero (la
frazione metabolicamente attiva) mantenuto nei limiti. Ciò spiega
l’assenza di segni di ipogonadismo della obesità semplice. Nel sesso
femminile invece in ragione della diversa distribuzione della obesità si
possono avere o uno stato di iperestrogenismo (obesità sottocutanea) od
uno stato di iperandrogenismo (obesità viscerale), in cui sembrano
rivestire un ruolo patogenetico la iperinsulinemia associata al deficit
di SHBG. Il modello clinico di questa situazione è rappresentato dallla
sindrome dell’ovaio policistico. * R. Bechi Ospedale
Versilia AUSL 12 , Lido di Camaiore (Lu) Div. Medicina Interna (Dir.
Dssa P.Lambelet) Modulo di Endocrinologia
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