Negli ultimi anni si è
giunti a prospettare una condizione morbosa che, partendo dal semplice
russamento, attraverso tutta una serie di gradi intermedi, può nel tempo
arrivare ad episodi di apnee ostruttive del sonno, definendo quest’ultima
condizione, Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS) 1. La
Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (O.S.A.S.) è caratterizzata
dalla insorgenza di episodi ripetuti di apnea o ipopnea durante il sonno
(almeno 5 per ora di sonno) 2, 3, 4.
Il sintomo principale e predominante nei pazienti affetti da sindrome
delle apnee ostruttive del sonno è la sonnolenza diurna 5, di intensità
variabile da lieve a grave. Nei casi più gravi si verificano anche
importanti alterazioni della sfera neuropsichica, che consistono in
riduzione della capacità di concentrazione, riduzione delle performances
cognitive, riduzione della capacità di memoria, irritabilità e
cambiamento dell’umore, depressione, disturbi della sfera sessuale4, 6.
I pazienti affetti da questa sindrome lamentano spesso risvegli ripetuti
notturni con sensazione di fame d’aria (talvolta associati a crisi
dispnoiche), secchezza orale e faringea, cefalea mattutina.
L’obesità è chiaramente un importante fattore di rischio per
l’insorgenza dell’OSAS anche se l’esatto meccanismo con il quale questo
rischio agisce non è ancora del tutto chiaro.
Si è pensato, con parer discordi, alla possibilità di una preferenziale
deposizione di tessuto grasso nei tessui molli parafaringei, portando ad
una diminuzione del lume faringeo. Inoltre negli obesi si verificano
anomalie del controllo ventilatorio. Comunque la maggiorparte di
evidenze portano al fatto che l’obesità influenzi l’anatomia faringea,
portanto ad una maggiore vulnerabilità delle vie aeree superiori.
Nella maggiorparte dei pazienti sono i familiari i primi ad evidenziare
la presenza di una alterazione del sonno del soggetto, riferendo
tipicamente la presenza di russamento a tonalità grave, intervallato da
brevi periodi di silenzio (arresto respiratorio o apnea) seguiti da
rumori “come da soffocamento”.
Riscontrata la presenza di questi sintomi viene ritenuta necessaria
l’esecuzione di indagini strumentali atte ad obiettivare la presenza di
disturbi respiratori del sonno. Tra queste l’esame di primo livello è
rappresentato dal monitoraggio cardio-respiratorio (che permette il
rilievo dei principali parametri cardio-respiratori durante il sonno,
quali flusso aereo oro-nasale, movimenti toracici ed addominali, rumore
respiratorio, saturazione di ossigeno, frequenza cardiaca)
Giunti alla formulazione della diagnosi di Sindrome delle Apnee
Ostruttive del Sonno (OSAS), si deve passare all’approccio terapeutico
che risulta estremamente complesso e che va personalizzato in base alla
storia clinica del paziente, all’esame obiettivo dei vari apparati ed
ovviamente al risultato dello studio polisonnografico. Non vi sono
terapie di tipo strettamente farmacologico per la sindrome delle apnee
ostruttive del sonno.
La terapia medica del paziente OSAS si basa essenzialmente sulla
modificazione dello stile di vita del paziente, sulla sospensione (o
almeno limitazione) dell’utilizzo di sostanze voluttuarie quali come
l’alcool e fumo, e della assunzione di sedativi.
Come norma andrebbe consigliato al paziente di evitare la posizione
supina durante il sonno, anche se questo consiglio è ovviamente di
difficile attuazione.
Altro punto importante della terapia medica del paziente OSAS,
limitatamente ai pazienti in sovrappeso, si fonda sull’intraprendere una
dieta controllata, in modo da far venire meno la componente della
sindrome addebitabile all’aumento ponderale 9.
Spesso l’approccio di tipo chirurgico nel paziente OSAS viene
prospettato al paziente solo dopo che quest’ultimo è riuscito ad
ottenere un evidente calo ponderale.
Il presidio terapeutico strumentale fondamentale per il paziente affetto
da sindrome delle apnee ostruttive del sonno è rappresentato dalla
terapia ventilatoria, che consiste nell’utilizzo di uno strumento che
produce una pressione aerea positiva continua (Continuos Positive Air
Pressure), la quale viene erogata al soggetto mediante applicazione di
una maschera nasale (o, in casi particolari, facciale) durante le ore di
sonno. La maschera è collegata ad un piccolo compressore che insuffla,
per via nasale, una pressione aerea positiva che vince meccanicamente il
collasso della pareti della vie aeree superiori (alla base dell’episodio
apnoico) 10.
In pazienti OSAS selezionati può essere indicato il ricorso alla
chirurgia. Sebbene molte procedure siano proposte e messe in atto per
aumentare il diametro e diminuire la tendenza al collasso delle alte vie
aeree, nessuna di esse fino ad ora ha permesso di assicurare un sicuro
successo terapeutico. Spesso viene proposta più di una procedura per
ottenere una maggiore possibilità di risultati terapeutici.
Fondamentale in questi pazienti è l’identificazione della sede di
ostruzione sulla base della quale si dovrà basare il tipo di metodica
chirurgica: lo scopo della chirurgia è quello di risolvere le
alterazioni morfologiche presenti a livello orofaringeo, base lingua,
ipofaringe, cavità nasale, in modo da migliorare la pervietà delle vie
aeree superiori e ridurre la tendenza al collasso 7.
Spesso è necessario agire con interventi condotti in momenti successivi
sui vari siti. A questo proposito sono stati eseguiti vari studi per
determinare il vantaggio nella esecuzione simultanea di interventi su
più sedi di ostruzione, nei confronti della esecuzione in tempi
successivi, dimostrando che forse l’unico vero vantaggio è dato dal
minor numero complessivo di giorni di ospedalizzazione del paziente nel
primo tipo di approccio29.
In linea generale comunque la terapia chirurgica si indica in caso di
inefficacia di altri presidi a carattere generale, nel caso di
identificazione della sede di ostruzione e sulla base dell’indice di
gravità della sindrome stessa. Il paziente dovrà essere valutato dal
punto di vista anestesiologico e dovrà essere ben informato su tutte le
modalità alternative di trattamento, lasciando al paziente stesso la
scelta della modalità che risulta a Lui più congeniale.
Il razionale del trattamento chirurgico è perciò basato sulla
valutazione dei parametri cardio-respiratori e clinico ipnologici (e
quindi sostanzialmente sulla valutazione dell’indice di apnea-ipopnea o
RDI, della Scala di Epworth 8 e della latenza media al sonno o MSLT).
Dovrà comunque essere la valutazione dei parametri morfologici del
paziente ad indicare al chirurgo quale tecnica chirurgica mettere in
atto per trattare nella maniera più indicata il paziente.
Tra i parametri morfologici come suddetto il rilievo del sito di
ostruzione gioca un ruolo predominante, indicando in modo mirato la sede
su cui il chirurgo dovrà agire. In base a questo, seguendo il Protocollo
a Stadi indicato dalla Scuola di Stanford, potranno essere indicate
tutta una serie di procedure adattate al singolo paziente, che potranno
essere attuate in modo concomitante oppure in tempi successivi29.
Nei bambini affetti da OSAS, quindi con sintomatologia caratterizzata da
sonno frammentato, irritabilità, diminuzione della concentrazione e,
ovviamente, dalla presenza di russamento e respirazione orale, quando si
evidenzia alla endoscopia del rinofaringe la presenza di vegetazioni
adenoidee ostruenti, deve essere posta indicazione all’intervento di
adenoidectomia (spesso associato alla tonsillectomia) in modo da
determinare il ripristino della funzionalità nasale, evitando il ricorso
alla respirazione orale 12.
Va sottolineato che nei pazienti adulti l’intervento di settoplastica,
riduzione turbinati inferiori e tutta la chirurgia funzionale nasale, se
attuata in maniera isolata, generalmente non risolve la roncopatia e a
maggior ragione non porta alla scomparsa della sindrome delle apnee
ostruttive del sonno. Resta comunque un tempo importante nel trattamento
del paziente affetto da questa sindrome, soprattutto in quanto può
ridurre la sintomatologia soggettiva del paziente migliorando in parte
la qualità del sonno.
Indicazione particolare alla chirurgia nasale si ha nei pazienti che
sono in previsione di terapia ventilatoria con maschera nasale o nei
pazienti già in precedenza adattati alla terapia ventilatoria stessa che
abbiano dimostrato una scarsa compliance a questo tipo di terapia per
presenza di resistenze nasali notevoli.
Nel caso in cui venga evidenziata la presenza di di ostruzione a livello
dell’orofaringe, possono essere messi in atto tutta una serie di
interventi di chirurgia orofaringea composta da diverse procedure
chirurgiche13, 14, 15, 16.
Studi recenti riportano una frequenza di successi del 40-60% (per
successo si intende non la eliminazione degli episodi di apnea, bensì
una diminuzione dell’indice di apnea di almeno il 50%) 17.
Importante è informare il paziente circa la finalità dell’intervento, le
prospettive di risoluzione della patologia e la presenza di dolore
post-operatorio, che si protrae per un periodo di circa 3 settimane.
Un’altra metodica eseguibile in anestesia locale ed ambulatorialmente è
rappresentata dalla uvulopalatoplastica tramite radiofrequenze
utilizzata in pazienti russatori. E’ una alternativa alla laser
uvulopalatoplastica. Con questa metodica vengono erogate radiofrequenze
tramite un generatore di onde elettromagnetiche a frequenza compresa tra
3000 Hz e 300 MHz. Questa energia, applicata sul palato tramite un
manipolo dedicato, provoca una agitazione ionica nella zona di
applicazione, alla quale consegue una lesione necrotica del tessuto e
infine, in circa un mese, una retrazione cicatriziale dello stesso, che
si manifesta con una riduzione volumetrica dell’ugola e palato molle ma
soprattutto con un irrigidimento della struttura21.
In presenza di pazienti con principale sede di ostruzione a livello
dell’ipofaringe, vengono indicate tutta una serie di interventi che
mirano appunto a diminuire la possibilità di insorgenza del collasso
delle vie aeree a questo livello.
L’intervento che però più di altri ha riportato successo nella cura dei
pazienti OSAS con pattern ipofaringeo, è l’intervento di avanzamento
maxillo-mandibolare. Questa procedura25, 26 ha il fine di aumentare lo
spazio respiratorio sia a livello retropalatale che retrolinguale,
riposizionando in direzione anteriore la lingua (quindi aumentando lo
spazio aereo posteriore retrolinguale), mettendo in tensione i muscoli
sovraioidei, palatali ed anche la muscolatura laterale del faringe, il
tutto eseguendo una sezione di un tratto osseo sia della mandibola che
della arcata mascellare superiore, con conseguente spostamento in avanti
delle strutture anteriori maxillo-mandibolari.
La tecnica necessita ovviamente di una collaborazione
dell’otorinolaringoiatra con l’odontoiatra, dovendo essere valutata la
variazione della occlusione del paziente in seguito all’intervento
chirurgico.
La tracheotomia, primo storico presidio terapeutico utilizzato nei
pazienti affetti da sindrome delle apnee ostruttive del sonno, con
risoluzione della problematica in tutti i pazienti trattati27 oggi, per
ovvi motivi è una procedura terapeutica riservata come estremo rimedio,
eseguibile per ovviare alla ostruzione delle vie aeree superiori in
pazienti affetti da OSAS che presentino problemi generali gravi (cardiologici,
pneumologici, etc.), e grave obesità e che non abbiano ottenuto benefici
o abbiano dimostrato scarsa compliance alla terapia ventilatoria28.
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