L’ablazione non è sempre
la migliore soluzione per debellare la Fibrillazione Atriale. Esistono
infatti pericoli per il paziente che si deve sottoporre a questo
intervento.
La comunità internazionale, presente anche alla VII Edizione di Atrial
Fibrillation, ha posto dei limiti e dei vincoli che si riferiscono a
pazienti specifici. Fra questi limiti rientrano i pazienti cosiddetti
giovani (al di sotto dei 60 anni), i pazienti sintomatici e quelli che
non hanno risposto alla terapia farmacologica. Si tratta del 20% della
popolazione che soffre di fibrillazione atriale.
Al di fuori di questo gruppo ben definito, non ci sono indicazioni per
ricorrere all’ablazione perché è una terapia con complicanze e il
rapporto rischi / benefici non è favorevole.
Cosa è l’ablazione?Tale procedura fa di solito seguito allo studio
elettrofisiologico e consiste nella eliminazione di particolari aritmie
cardiache attraverso il riscaldamento di alcune aree del cuore, in cui
si trovano dei circuiti capaci di provocare in perpetuarsi delle aritmie
stesse. Viene eseguito in anestesia locale e a paziente sveglio. E'
necessario un ricovero di due giorni. Si introducono, tramite le vene o
le arterie periferiche, all'interno delle cavità cardiache una o più
sonde chiamate catereri con le quali si esegue uno studio
elettrofisiologico atto a provocare in laboratorio l'aritmia clinica del
paziente stesso per studiarne le origini.
Dopo la diagnosi, nell'ambito della stessa seduta, si localizza con un
catetere la sede dove "nasce" l'aritmia e si esegue in quel punto una
piccolissima lesione sfruttando un'energia particolare chiamata
radiofrequenza.
Cosa e’ un’aritmia ? Tra i disturbi del ritmo cardiaco, le tachicardie
sono un fenomeno di grande impatto epidemiologico e di grandissimo
allarme per pazienti e medici. Si parla di tachicardia quando la
frequenza del battito cardiaco, che si rileva eseguendo un conteggio dei
battiti al polso è superiore a 100 battiti per minuto.
Ma ovviamente esistono circostanze in cui questo fenomeno è da
considerarsi normale(fisiologico): nel neonato e nei primi anni di vita;
praticando un qualunque esercizio fisico; in caso di febbre; stress per
vari motivi (paura, irritazione).
Esistono, però, altre situazioni in cui l'aumento del battito cardiaco
non è più fisiologico, ma è sintomo di tachicardia o di tachiaritmia
parossistica. Per motivi non legati a circostanze evidenti il cuore
comincia a pulsare in modo estremamente veloce (anche superiore a 100
battiti / minuto) e continua per minuti e anche ore o fino a quando un
intervento medico risolve il problema. Questo provoca diversi spiacevoli
disturbi: la sensazione del battito accelerato (cardiopalmo o
palpitazioni), la sensazione di respiro difficoltoso (dispnea), la
sensazione di oppressione al petto (precordialgia o angina).
L'elettrocardiogramma registrato nel momento di crisi consente la
diagnosi, si parla così di "tachicardia parossistica", "fibrillazione
atriale", "flutter atriale" ecc…
Queste aritmie "veloci" possono capitare una volta nella vita a
qualunque persona ma in altre circostanze chi ne è affetto ha continue
recidive che determinano preoccupazione, disagio, e pessima qualità di
vita. Le cause possono addursi a: forme di cardiopatia strutturale
(esiti di un infarto miocardico, alterazione delle valvole cardiache,
anomalie del muscolo…); forme congenite (sindrome da preeccitazione
ventricolare); natura degenerativa (fibrillazione atriale dell'anziano);
cause non riconoscibili di malattia (aritmie idiopatiche).
In tali casi è necessario l'intervento del medico prima con cure mediche
convenzionali (farmaci antiaritmici) e successivamente, se necessario,
con trattamento curativo più efficaci di tipo interventistico come
"l'ablazione transcatetere del circuito aritmico".