Miriam, la terza dei miei quattro figli, a 15 anni era una ragazza
sanissima, di bell’aspetto, brillante a scuola, piena di interessi e di
voglia di fare. Poi un brutto giorno del marzo 1994 tutta la sua vita è
entrata in un baratro. La vaccinazione obbligatoria anfitifica per il
rilascio del libretto sanitario ha cambiato tutte le sue prospettive.
All’improvviso è diventata allergica praticamente a tutto, vomitava ogni
cosa che metteva nello stomaco, ed il suo corpo di gonfiava a dismisura
oltre che a coprirsi di piaghe, eczemi e orticaria. Tutti i farmaci
prescritti non solo non producevano alcun effetto benefico, ma sembrava
peggiorassero la situazione. A quel punto nel giro di poco tempo, non
riusciva più nemmeno a camminare.
Un giorno, contro il parere del medico di famiglia di allora e di
diversi amici, ho caricato Miriam sulla mia “Uno” e sono andata in
Germania, presso un centro specializzato nella medicina biologica ed
omotossicologica.
Dagli esami clinici è subito comparso il grave danno da vaccino. Grazie
a questa tempestività diagnostica la vita di Miriam è stata salvata.
Ancora una settimana e forse non ce l’avrebbe più fatta. La risalita
però è stata lunga. Ci sono voluti circa 3 anni prima che potesse
tornare a fare una vita quasi normale e riprendere in maniera privata
gli studi interrotti.
Il solo sospendere pochi giorni la terapia faceva ricomparire tutti i
sintomi iniziali, in forma grave, per cui per assicurarle la continuità
terapeutica abbiamo fatto i salti mortali per trovare i soldi (siamo una
famiglia molto modesta). Siamo arrivati a nutrirci solo di pasta e acqua
ogni giorno, e privarci del riscaldamento per ben quattro anni (benché a
casa avessi un figlio più piccolo e mia madre anziana), Ruben il mio
figlio più giovane per finire la scuola media e frequentare le superiori
è andato a lavorare ogni estate (da 13 anni) in modo da pagarsi non solo
i costi scolastici, ma anche l’abbigliamento ecc.
Nel 1998 lo Stato ha finalmente riconosciuto il nesso causale della
malattia di Miriam con la vaccinazione. A quel punto ho cominciato a
chiedere partendo dall’Asl fino alla Regione e al Ministero, un sostegno
economico per pagare le terapie. Ovviamente abbiamo trovato un solido
muro contro cui sbattere.
Ho scritto letteralmente centinaia di lettere, ho fatto molte decine di
viaggi sia all’Asl che alla Regione, in modo regolare a chiedere quello
che ritenevo fosse un diritto. Questa sanità aveva distrutto la vita di
mia figlia, ma non voleva provvedere a curarla.
La diagnosi per anni è stata quella di “allergie multiple”, poi
nell’agosto del 2000 la rivista “Svegliatevi” (edita dai Testimoni di
Geova) ha trattato in maniera approfondita una malattia abbastanza nuova
la MCS (allora conosciuta come sindrome del Golfo e poi anche come
sindrome dei Balcani). Ho subito riconosciuto la malattia di Miriam.
Oggi si trova molta letteratura medica in merito. Una ricercatrice l’ha
definita l’AIDS del XXI secolo, ma mentre per l’Aids ci sono terapie e
centri di cura, per la MCS non ne esistono. L’unico approccio
terapeutico possibile è di natura omotossicologica, in modo da aiutare i
diversi organi ed il sistema immunitario a funzionare. Può rallentare il
decorso della malattia, ma non arrestarlo (almeno questo è quanto ho
potuto constatare di persona).
Questa patologia è molto seria, il sistema immunitario non solo è
praticamente distrutto, ma spesso attacca diversi organi. Si presentano
patologie autoimmuni, anche piuttosto gravi e dolorose. La MCS fa
scatenare malattie molto gravi quali leucemie, vari tipi di tumore,
sclerosi multipla ecc. Il malato di MCS non può assumere nessun farmaco
chimico. Accedere ad un’area ospedaliera, persino il pronto soccorso può
mettere a serio rischio la sua incolumità. Non essendoci una struttura
adatta, tutte le emergenze le dobbiamo trattare noi familiari, con i
rischi che comporta, e con il continuo terrore che possa presentarsi
un’emergenza di natura chirurgica.
Non ho ricevuto l’aiuto necessario, bensì porte chiuse, addirittura
scherni. Quando ho detto che in un’emergenza grave non sapevamo dove
andare, un alto funzionario della Regione mi ha risposto: “Tanto prima o
poi tutti dobbiamo morire”. Questo è il clima in cui, per 13 lunghi
anni, ho lottato per mia figlia. Il TAR ci ha dato torto, perché i
farmaci non sono nell’elenco del SSN, ed il giudice di Fano ci ha
respinto dicendo che quello prodotto era solo un “effetto placebo”.
Alcuni medici che avevano addirittura prescritto un salvavita, poi hanno
fatto marcia indietro, attenendosi più al “giuramento di Ipocrita”
anziché al “giuramento di Ippocrate”.
Ma non mi sono arresa, perché in questi Enti ci sono anche delle persone
con un cuore. Funzionari del mio Comune e il Sindaco hanno cercato di
darci una mano sostenendoci un po’ con il sociale. Ma l’anno scorso la
Regione ha tagliato anche questi fondi.
Nel 2005 presso il S.Orsola di Bologna, Miriam ha ricevuto una diagnosi
scritta della malattia, anche se in Italia non è ancora stata
riconosciuta (lo è in USA, Canada e la maggior parte degli Stati
Europei). Ma l’Asl ha fatto ostruzionismo dicendo che tutto dipendeva
dalla Regione. Così ho ricominciato a scrivere, andare e chiedere.
Il terzo assessore in ordine di tempo, Mezzolani, si è mostrato
comprensivo, e quando gli ho detto che se la malattia non è riconosciuta
e le terapie non sono riconosciute noi non abbiamo nessuna chance, ha
manifestato la volontà di risolvere il nostro problema, con
l’atteggiamento di un buon padre di famiglia. Ma benché a dicembre 2006
ci fosse fatta la promessa che entro gennaio 2007 avrebbero fatto
qualcosa, dopo sei mesi, nulla era stato fatto. Nel frattempo avevo
presentato una dettagliata perizia medica stilata da un medico italiano
che conosce molto bene questa patologia. Non potevano quindi negarmi più
l’aiuto, ma evidentemente qualcuno non voleva darlo. Così a ogni mia
richiesta ho trovato solo silenzio.
E’ allucinante come vengono trattati i cittadini più deboli da coloro
che dovrebbero difenderli, mentre sono stati solo capaci di
danneggiarli. Noi genitori abbiamo ben poche frecce nel nostro arco. Ho
iniziato uno sciopero della fame per protesta, ho informato la stampa.
Il mio attuale medico di famiglia ha scritto un certificato dichiarando
la sua contrarietà alla mia iniziativa a causa del mio stato di salute.
Forse questo li ha “costretti” ad agire. Quindi con la seduta del 11
giugno 2007, delibera n. 643, la Regione Marche ha stabilito di
provvedere a Miriam i fondi per continuare a curarsi. Dopo molte
peripezie il diritto alla salute è stato acquisito anche per lei.
Qualche funzionario Asl ha tentato di fare ostruzionismo anche con la
delibera in mano, vediamo come va a finire….
Qualcuno ha detto che sono “tosta”, ma io penso che tutti noi genitori
che ci siamo visti portare via la vita o la salute di un figlio, e che
tutti i giorni lottiamo con situazioni difficili e spesso drammatiche
siamo gente “tosta”. Il profondo amore per i nostri figli, il nostro
senso di giustizia ci spinge a lottare, nonché il forte desiderio che
altri possano evitare esperienze così tragiche.
Luciana Casagrande
Vorrei ringraziare di cuore la Presidente del Condav Nadia Gatti che
comunque in questi anni mi ha dato un supporto notevole.