Genova Anno V - n°29 - 13.06.2007 Pagine Nazionali

Cellule staminali ‘corrette’ in laboratorio contro le malattie genetiche della pelle. i primi risultati dai ricercatori italiani


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Riparare gli organi e i tessuti danneggiati da malattie o traumi è l’obiettivo della medicina rigenerativa, che utilizza le cellule staminali come sapienti ‘operai’ per rimetter in funzione le parti dell’organismo ‘in panne’. Non si tratta solo di una sfida per il futuro, perchè in dermatologia queste tecniche sono una realtà clinica: la pelle coltivata in laboratorio, infatti, si utilizza da circa 25 anni per la cura dei grandi ustionati attraverso le cellule staminali dell’epidermide. Ed è proprio dalla grande esperienza in questo campo che arrivano importanti novità.

Per quanto riguarda la terapia cellulare, un importante passo avanti è stato realizzato attraverso i recenti successi ottenuti nella rigenerazione della cornea con cellule staminali adulte. ‘’I nostri lavori hanno dimostrato che è possibile ricostruire la cornea, utilizzando le cellule staminali dell’ epitelio corneale”, spiega Michele De Luca, professore ordinario di Biochimica dell’Università di Modena-Reggio Emilia, direttore scientifico della Fondazione Banca degli occhi del Veneto. “Si tratta di una tecnica già applicata in collaborazione con diversi dipartimenti di oculistica in Italia e che permette di intervenire in situazioni in cui non c’è possibilità di cura, per occhi che non hanno alternative. La ricostruzione della cornea con le cellule staminali, infatti, può riparare i danni, come le ustioni chimiche devastanti che provocano l’opacizzazione dell’occhio. In questi casi non c’è la possibilità di trapianto perché il danno è troppo esteso, spiega Michele De Luca, che ha realizzato gli studi sulla rigenerazione della cornea insieme alla professoressa Graziella Pellegrini, docente di Biologia cellulare all’università di Modena-Reggio Emilia.

Di grande importanza i risultati positivi ottenuti con la terapia genica che ‘’aprono la strada a sviluppi molto ampli, non solo in dermatologia’’, ha sottolineato Michele De Luca che ha coordinato la ricerca insieme al professore Fulvio Mavilio, docente di Biologia molecolare all’università di Modena-Reggio Emilia. Lo studio clinico, pubblicato su Nature Medicine e finanziato in larga parte da Telethon, è stato realizzato presso il Policlinico di Modena su un paziente con epidermolisi bollosa giunzionale, devastante malattia genetica della pelle che provoca il distacco dell’epidermide dal derma.

La patologia è legata a un difetto nel gene per la catena beta 3 della laminina 5, una proteina che permette che l’epidermide si ancori al derma e senza la quale la pelle si stacca creando lesioni seguite da infiammazione ed infezione. ‘’Abbiamo effettuato il trapianto – spiega De Luca - su un solo paziente, un uomo di 37 anni con una forma piuttosto grave di epodermolisi. Dopo un anno dal trattamento, la valutazione del risultato nelle zone trapiantate ha confermato la completa rigenerazione e mantenimento della nuova epidermide, che ha conservato anche il suo Dna ‘corretto’, senza sviluppo di bolle’’.

Prima del trapianto alcune cellule staminali dell’epidermide del paziente, prelevate con una biopsia cutanea, sono state
corrette geneticamente e fatte crescere in laboratorio. La crescita è stata seguita fino a ottenere ‘foglietti’ di epidermide geneticamente corretti, sufficientemente grandi da poter essere trapiantati su due zone delle gambe del malato.
‘’È la prima volta – ha proseguito De Luca - che una malattia genetica della pelle viene curata grazie a un intervento che unisce la terapia genica alla terapia cellulare. Il prossimo passo sarà estendere questo trattamento ad altre malattie genetiche della pelle e a malattie di altri epiteli, come per esempio le distrofie corneali, malattie invalidanti che portano a cecità. Il nostro lavoro ha una particolare valenza, perché si tratta del primo successo di un protocollo di terapia genica al di fuori di quelli ottenuti nel sistema ematopoietico (sulle cellule del sangue), e che utilizza cellule staminali epiteliali’’, ha concluso De Luca.

 






  

 


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