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1. Perché la salute della donna è un vero e proprio paradigma del
livello di civiltà, democrazia e sviluppo di un Paese.
In altri termini, le donne, il loro mondo, la loro vita e la loro salute
quali veri e propri "indicatori del benessere" di una società nel suo
complesso. Si può capire meglio questo approccio se si considera che la
disuguaglianza di genere specchia ancora oggi tutte le altre
disuguaglianze, discriminazioni e oppressioni. Nel mondo le donne sono
ancora le più povere, le meno istruite, quelle con minor reddito e con
minori diritti civili. E anche nel nostro paese, nonostante la
straordinaria crescita di soggettività e di protagonismo, la maggioranza
delle donne resta esiliata dai luoghi decisionali delle istituzioni,
della politica, del lavoro. E questo soprattutto nel nostro Mezzogiorno.
Mentre le donne possono essere esse stesse protagoniste di un grande
cambiamento della sanità italiana per il quale penso a un vero e proprio
"patto tra donne e sistema sanitario" per renderlo più equo, più umano,
più efficiente.
Il Piano di Azioni che abbiamo predisposto parte proprio da qui. Dalla
consapevolezza che il diritto alla salute delle donne diventa il diritto
forte che promuove e tutela tutti gli altri diritti, sociali, civili,
politici. I diritti e le libertà delle donne costruiscono infatti
relazioni sociali e umane, fondano le regole di convivenza di una
comunità rispettosa delle diversità, producono progresso perchè
impongono il riconoscimento del rapporto tra produzione e riproduzione
sociale e perché promuovono la partecipazione ai processi decisionali.
In questo quadro vanno quindi lette alcune azioni innovative che
intendiamo promuovere. Come quella per l'apertura di uno sportello
all'interno dei pronto soccorso ospedalieri per rispondere alle donne
vittime della violenza di strada o domestica. Oppure come la scelta di
avviare una sorta di "umanizzazione in rosa" di tutti i reparti di
oncologia dei tumori femminili, prevedendo l'integrazione dei servizi
con supporti psicologici ma anche di chirurgia e medicina estetica. Ma
anche con la scelta di promuovere la naturalità del parto e la sua
dimensione umana e straordinaria contro un eccesso di medicalizzazione
della nascita. Ma per fare questo, non bastano modelli, servizi,
risorse. Occorre attivare la partecipazione consapevole delle persone e
promuovere una nuova stagione ideale, di grandi valori etici e di forti
passioni civili. Con le donne e per le donne.
2. Perché le donne si ammalano di più. Secondo l'indagine Istat
presentata il 2 marzo scorso l'8,3% delle donne italiane denuncia un
cattivo stato di salute contro il 5,3% degli uomini. Le malattie per le
quali le donne presentano una maggiore prevalenza rispetto agli uomini
sono: le allergie (+ 8%), il diabete (+ 9%), la cataratta (+ 80%),
l'ipertensione arteriosa (+ 30%), alcune malattie cardiache (+ 5%),
tiroide (+ 500%), artrosi e artrite (+ 49%), osteoporosi (+ 736%),
calcolosi (+ 31%), cefalea ed emicrania (+ 123%), depressione e ansietà
(+ 138%), Alzheimer (+ 100%).
3. Perché dobbiamo sviluppare la ricerca di genere. E questo
perché:
• le donne consumano più farmaci degli uomini;
• sono anche più soggette degli uomini alle reazioni avverse;
• perché le donne sono da sempre paradossalmente sottorappresentate nei
trials clinici (sperimentazioni) con il risultato che la donna
consumatrice di farmaci è assimilata al maschio per quanto riguarda sia
l'efficacia che le controindicazioni del farmaco.
La ricerca di genere permetterebbe invece di segnalare le differenze di
assimilazione e di risposta dell'organismo femminile rispetto a quello
maschile. Queste differenze vanno studiate sia per i potenziali rischi
ma anche per i benefici diversi che si possono rilevare tra i generi.
Ricordo qui gli esempi fatti stamattina dalla Professoressa Franconi che
mi sembrano particolarmente significativi e che ci dimostrano l'utilità
della ricerca di genere:
• la ricerca fatta per verificare l'effetto di un farmaco per il cuore
(la digossina) sulla mortalità da scompenso cardiaco, che ha messo in
luce un significativo aumento della mortalità nelle donne ma non negli
uomini;
• le diverse reazioni che sono state registrate per un farmaco
antidiabete (rosiglitazone), che nelle donne produce fratture degli arti
superiori in percentuale tripla rispetto agli uomini;
• e, di segno opposto, la ricerca fatta su un nuovo farmaco anti Aids (saquinavir),
che ha permesso di scoprire che esso agisce meglio sulle donne che sugli
uomini.
Per sviluppare la ricerca di genere stiamo pensando di dedicare una
quota significativa delle risorse che, in base all'articolo 12 del
decreto legislativo 502 (art.12 bis), saranno attribuite dal Ministero
dell'Economia al Ministero della Salute. L'obiettivo è sviluppare un
progetto "Salute donna per la ricerca nella medicina di genere" in
diverse aree.
Questo finanziamento va nella direzione auspicata dall'OMS, che ha
sottolineato la necessità di sviluppare la medicina di genere in modo da
ottimizzare così terapie e prevenzione rispetto al target femminile in
cui è sempre più evidente che farmaci e patologie si comportano in modo
differente rispetto al target maschile.
4. Perché serve che i medici siano formati sulla medicina di genere.
Dobbiamo infatti porci da ora l'obiettivo di un avanzamento culturale
nel mondo medico prevedendo specifici corsi di formazione sulle
specificità della salute della donna. Sono quindi particolarmente lieta
che l'Università di Roma Tor Vergata abbia deciso di istituire a partire
dal prossimo anno accademico un master in medicina di genere presso la
Facoltà di medicina. E' un primo esempio al quale spero che altri
seguiranno.
* Ministero della Salute
Fonte: ISS