“Uniti per progredire” è lo slogan del 3° Congresso Nazionale Unificato
delle due principali società scientifiche di dermatologia e venerologia.
La dermatologia italiana festeggia i risultati dei traguardi raggiunti
grazie al lavoro congiunto che ha portato alla applicazione della
terapia genica, alla messa a punto dei farmaci biologici e alla gestione
di patologie complesse che richiedono sempre più competenze
specialistiche interdisciplinari, ma anche sistemi organizzativi
efficienti.
L’appuntamento è di grande rilievo per l’aggiornamento su tutti gli
aspetti rilevanti in tema di dermatologia, dei progressi scientifici
conseguiti nella conoscenza delle patologie e dei successi terapeutici,
ma anche per un grande esempio di sperimentazione gestionale,
riconosciuto per il valore innovativo dalla Comunità Europea,
rappresentato dal progetto PSOCARE, uno studio di valutazione
sull’efficacia dei nuovi farmaci per il trattamento della psoriasi, i
farmaci biologici, frutto della collaborazione tra AIFA, società
scientifiche e associazione dei pazienti
Nonostante i notevoli successi, lo specialista dermatologo che opera in
ambito ospedaliero, rischia di vedere svilito il proprio ruolo.
I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), la nuova regolamentazione
secondo i criteri di appropriatezza delle prestazioni erogate, misurate
con i DRG o, le attività svolte in Day Hospital, la riduzione dei posti
letto in degenza, rischiano di penalizzare alcune specialità mediche e
tra queste la dermatologia.
“Comprendiamo e rispettiamo le esigenze delle Istituzioni, - denuncia
Alberto Giannetti, presidente della SIDeMaST - ma si rischia di
abbandonare la grande scuola europea per arrivare al modello americano.
E’ vero che il dermatologo può fare interventi anche importanti in Day
Hospital, ma non basta. Ad esempio la terapia genica, recentemente
applicata in particolari patologie della pelle, è impensabile fuori da
una struttura ospedaliera dove il lavoro interdisciplinare di figure
specialistiche come il dermatologo, il virologo, il genetista e altri
specialisti sono la base del successo.”
“Si assiste oggi,– aggiunge Mauro Picardo, Presidente del congresso con
Paolo Lisi - ad una costante e progressiva crescita in termini di
conoscenza della biologia della cute, dell’inquadramento corretto delle
patologie e delle capacità di gestione del paziente dermatologico,
spesso caratterizzato da comorbilità, cioè presenza di più quadri
patologici e grazie alle nuove tecnologie non invasive a un
miglioramento delle procedure diagnostiche.”
La gestione del paziente psoriasico rappresenta, in tal senso, un
modello: grazie all’introduzione di nuovi farmaci, con notevole effetto
terapeutico e che migliorano la qualità di vita del paziente, si è
ridestata una nuova attenzione nei confronti della patologia che ha
condotto ad approfondire i problemi tipici o connessi alla patologia,
mettendo così in risalto come è spesso associata a rischio
cardiovascolare o come sindromi metaboliche vanno ad aggravare il quadro
clinico a prescindere dal tipo di terapia scelta. Si è sottolineata
quindi la necessità di gestire il paziente nella totalità del quadro
clinico, spesso molto complesso e non solo per le sue manifestazioni
dermatologiche.
“Pensiamo – aggiunge Patrizio Mulas, Presidente A.D.O.I. – anche alle
cognizioni acquisite nella gestione del paziente oncologico, con
melanoma o linfoma cutaneo, che necessitano di più approcci in ambito
dermatologico, e di diverse competenze specialistiche per gestire
l’evoluzione dello stato generale e il percorso terapeutico del
paziente.”
La proposta che viene ribadita dai partecipanti al congresso è di
sollecitare un corretto inserimento della specialità dermatologica,
seppure in strutture dipartimentali, secondo l’attuale modello di
aggregazione e riorganizzazione volto al contenimento dei costi delle
strutture ospedaliere o universitarie, sottolineando con fermezza come
in tale attività specialistica si stiano sviluppando importanti
contributi in termini di acquisizioni biologiche.
“E’ possibile trovare un corretto equilibrio economico, - ribadisce
Mauro Picardo, - che sottolinei il ruolo della specialità all’interno di
un dipartimento, e continuare a favorire le conoscenze delle singole
culture specialistiche. L’obiettivo è salvaguardare i centri di
riferimento per la diagnosi e la cura di patologie dermatologiche di
particolare rilevanza clinica o per quelle associate a patologie
sistemiche, al fine di poter continuare ad assicurare al paziente
competenze specialistiche”. “Il problema – aggiunge Paolo Lisi - non è
eseguire le indagini diagnostiche, il problema è il retroterra
culturale, perché la cosa più importante rimane il saper fare la
diagnosi. Molte sono le patologie che vanno gestite tra più specialisti.
Pensiamo ad esempio alla psoriasi artropatica che coinvolge il
dermatologo ed il reumatologo. Ma ricordiamo che non esiste l’artrite
psoriasica senza psoriasi, patologia assolutamente dermatologica.”
La cute registra patologie molto frequenti come l’acne o le dermatiti,
ma grazie alla maggior conoscenza che si ha della biologia della cute, e
in una società ormai multietnica, è stata confermata l’ipotesi che il
colore non è solo l’espressione di quantità di melanina, ma di un
maggior numero di cellule, e più in generale è espressione di meccanismi
complessi.
“Diciamo ai giovani – concordano i Presidenti del congresso e delle
società – di difendere e riacquistare quello che per tanti motivi è
andato perso nel ruolo storico del dermatologo e riaffermare
l’importanza della diffusione territoriale per la cura delle patologie
più frequenti, la presenza nelle aree di emergenza e l’identificazione
di strutture che gestiscono patologie complesse e in cui la competenza
dermatologica è fondamentale per la diagnosi e la terapia del caso”.
Gli organizzatori del congresso hanno prestato particolare attenzione
agli aspetti formativi prevedendo corsi pratici per specializzandi o
neo-specializzati e per infermieri, per ribadire l’importanza del sapere
e del saper fare.