Genova Anno V - n°29 - 13.06.2007 Pagine Nazionali

Il ruolo della dermatologia


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“Uniti per progredire” è lo slogan del 3° Congresso Nazionale Unificato delle due principali società scientifiche di dermatologia e venerologia. La dermatologia italiana festeggia i risultati dei traguardi raggiunti grazie al lavoro congiunto che ha portato alla applicazione della terapia genica, alla messa a punto dei farmaci biologici e alla gestione di patologie complesse che richiedono sempre più competenze specialistiche interdisciplinari, ma anche sistemi organizzativi efficienti.
L’appuntamento è di grande rilievo per l’aggiornamento su tutti gli aspetti rilevanti in tema di dermatologia, dei progressi scientifici conseguiti nella conoscenza delle patologie e dei successi terapeutici, ma anche per un grande esempio di sperimentazione gestionale, riconosciuto per il valore innovativo dalla Comunità Europea, rappresentato dal progetto PSOCARE, uno studio di valutazione sull’efficacia dei nuovi farmaci per il trattamento della psoriasi, i farmaci biologici, frutto della collaborazione tra AIFA, società scientifiche e associazione dei pazienti

Nonostante i notevoli successi, lo specialista dermatologo che opera in ambito ospedaliero, rischia di vedere svilito il proprio ruolo.
I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), la nuova regolamentazione secondo i criteri di appropriatezza delle prestazioni erogate, misurate con i DRG o, le attività svolte in Day Hospital, la riduzione dei posti letto in degenza, rischiano di penalizzare alcune specialità mediche e tra queste la dermatologia.
“Comprendiamo e rispettiamo le esigenze delle Istituzioni, - denuncia Alberto Giannetti, presidente della SIDeMaST - ma si rischia di abbandonare la grande scuola europea per arrivare al modello americano. E’ vero che il dermatologo può fare interventi anche importanti in Day Hospital, ma non basta. Ad esempio la terapia genica, recentemente applicata in particolari patologie della pelle, è impensabile fuori da una struttura ospedaliera dove il lavoro interdisciplinare di figure specialistiche come il dermatologo, il virologo, il genetista e altri specialisti sono la base del successo.”

“Si assiste oggi,– aggiunge Mauro Picardo, Presidente del congresso con Paolo Lisi - ad una costante e progressiva crescita in termini di conoscenza della biologia della cute, dell’inquadramento corretto delle patologie e delle capacità di gestione del paziente dermatologico, spesso caratterizzato da comorbilità, cioè presenza di più quadri patologici e grazie alle nuove tecnologie non invasive a un miglioramento delle procedure diagnostiche.”

La gestione del paziente psoriasico rappresenta, in tal senso, un modello: grazie all’introduzione di nuovi farmaci, con notevole effetto terapeutico e che migliorano la qualità di vita del paziente, si è ridestata una nuova attenzione nei confronti della patologia che ha condotto ad approfondire i problemi tipici o connessi alla patologia, mettendo così in risalto come è spesso associata a rischio cardiovascolare o come sindromi metaboliche vanno ad aggravare il quadro clinico a prescindere dal tipo di terapia scelta. Si è sottolineata quindi la necessità di gestire il paziente nella totalità del quadro clinico, spesso molto complesso e non solo per le sue manifestazioni dermatologiche.
“Pensiamo – aggiunge Patrizio Mulas, Presidente A.D.O.I. – anche alle cognizioni acquisite nella gestione del paziente oncologico, con melanoma o linfoma cutaneo, che necessitano di più approcci in ambito dermatologico, e di diverse competenze specialistiche per gestire l’evoluzione dello stato generale e il percorso terapeutico del paziente.”

La proposta che viene ribadita dai partecipanti al congresso è di sollecitare un corretto inserimento della specialità dermatologica, seppure in strutture dipartimentali, secondo l’attuale modello di aggregazione e riorganizzazione volto al contenimento dei costi delle strutture ospedaliere o universitarie, sottolineando con fermezza come in tale attività specialistica si stiano sviluppando importanti contributi in termini di acquisizioni biologiche.

“E’ possibile trovare un corretto equilibrio economico, - ribadisce Mauro Picardo, - che sottolinei il ruolo della specialità all’interno di un dipartimento, e continuare a favorire le conoscenze delle singole culture specialistiche. L’obiettivo è salvaguardare i centri di riferimento per la diagnosi e la cura di patologie dermatologiche di particolare rilevanza clinica o per quelle associate a patologie sistemiche, al fine di poter continuare ad assicurare al paziente competenze specialistiche”. “Il problema – aggiunge Paolo Lisi - non è eseguire le indagini diagnostiche, il problema è il retroterra culturale, perché la cosa più importante rimane il saper fare la diagnosi. Molte sono le patologie che vanno gestite tra più specialisti. Pensiamo ad esempio alla psoriasi artropatica che coinvolge il dermatologo ed il reumatologo. Ma ricordiamo che non esiste l’artrite psoriasica senza psoriasi, patologia assolutamente dermatologica.”

La cute registra patologie molto frequenti come l’acne o le dermatiti, ma grazie alla maggior conoscenza che si ha della biologia della cute, e in una società ormai multietnica, è stata confermata l’ipotesi che il colore non è solo l’espressione di quantità di melanina, ma di un maggior numero di cellule, e più in generale è espressione di meccanismi complessi.

“Diciamo ai giovani – concordano i Presidenti del congresso e delle società – di difendere e riacquistare quello che per tanti motivi è andato perso nel ruolo storico del dermatologo e riaffermare l’importanza della diffusione territoriale per la cura delle patologie più frequenti, la presenza nelle aree di emergenza e l’identificazione di strutture che gestiscono patologie complesse e in cui la competenza dermatologica è fondamentale per la diagnosi e la terapia del caso”.
Gli organizzatori del congresso hanno prestato particolare attenzione agli aspetti formativi prevedendo corsi pratici per specializzandi o neo-specializzati e per infermieri, per ribadire l’importanza del sapere e del saper fare.

 






 


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