Genova Anno V - n°29 - 13.06.2007 Pagine Nazionali

del 11/07/2007

 

La reazione emozionale del bambino piccolo all'interruzione della comunicazione materna


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it 

La ricerca, tra le prime nel suo genere in Italia, è stata condotta dall'IRCCS "E. Medea" di Bosisio Parini in collaborazione con la Harward Medical School di Boston. I dati sono stati pubblicati sul Giornale Italiano di Psicologia.

Come la letteratura specialistica ha evidenziato da tempo, il bambino è in grado di percepire fin dai primi mesi di vita gli aspetti emotivi della comunicazione: la madre accenna ad un sorriso, il bambino le risponde con un energico movimento delle braccia, agita le gambine, emette vocalizzi...

Ma cosa succede quando la comunicazione viene interrotta o alterata?
Come reagisce il bambino quando la madre non può o non è in grado di relazionarsi positivamente con lui, come potrebbe accadere per esempio in caso di depressione?
Come mamma e bambino riescono a recuperare la relazione dopo momenti di incomunicabilità?

All'IRCCS "E. Medea" – Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, in collaborazione con la Harward Medical School di Boston, è stata valutata la reazione emozionale di bambini molto piccoli (tra i 3 e i 6 mesi di età) nel corso di una situazione in cui la madre simula un blackout comunicativo.
Venti bambini sono stati videoregistrati mentre interagivano "viso a viso" con le loro madri.
La procedura di osservazione, nota come "paradigma still-face", prevede tre fasi di due minuti ciascuna nel corso delle quali alla madre viene chiesto: 1) di interagire con il figlio come farebbe abitualmente; 2) di mantenere un'espressione del volto immobile (still-face); 3) di riprendere a interagire con il figlio.
Uno degli scopi principali di questa procedura è produrre una condizione controllata di stress relazionale che permetta di verificare la capacità del bambino di adattarsi alla non-comunicazione materna. Le reazioni dei bambini sono state valutate codificando lo sguardo, l'espressione emozionale e lo stato comportamentale.

I risultati indicano che i bambini reagiscono al volto inespressivo della madre con un incremento dell'emozionalità negativa e una riduzione del coinvolgimento sociale positivo (aumento dello scanning visivo, incremento dell'agitazione, richiesta di essere preso in braccio, pianto). In particolare, nel corso della fase di still-face il bambino sperimenta una marcata contraddizione: pur essendo fisicamente presente, la madre non è emotivamente disponibile. Lo studio dimostra che non vi sono particolari differenze tra maschi e femmine, diversamente da quanto emerge in analoghe ricerche USA, dove i bambini presentano maggiori stati emozionali negativi rispetto alle bambine.

Il disagio sperimentato nella fase di still-face può "trascinarsi" nella terza fase (reunion): infatti il bambino è diviso tra il desiderio di riprendere ad interagire con la madre e il peso dell'affetto negativo che ha precedentemente sperimentato.
Il conflitto verrà espresso da un'alternanza di segnali positivi e negativi che non viene osservata in interazioni normali. Inoltre il bambino e la madre devono trovare un modo per riparare una vera "rottura comunicativa". E' proprio la capacità di "ricucire" ciò che determina la qualità dell'interazione madre/bambino.

Edward Tronick, professore di Pediatria e Psichiatria alla Harvard Medical School e ideatore di questa procedura sperimentale, evidenzia il ruolo fondamentale svolto sia dalla mamma che dal bambino nel "riparare" le rotture che avvengono nella comunicazione: "E' importante che a seguito dell'interruzione della comunicazione tra madre e bambino vi sia la capacità e la possibilità di mettere in atto dei processi di riparazione. Infatti, le interazioni tra mamma e bambino che avvengono dopo un blackout comunicativo sono occasioni importanti di apprendimento socio-emozionale. Inoltre le modalità di recupero dell'interruzione della comunicazione sono gli aspetti che renderanno unica la relazione tra madre e bambino".

Rosario Montirosso, responsabile del Laboratorio per lo studio della relazione madre-bambino e della comunicazione emozionale dell'IRCCS "E. Medea", sottolinea le potenzialità di una osservazione precoce delle capacità emozionali del bambino e della relazione madre/bambino nella prevenzione di eventuali disturbi emotivi e comportamentali: "I primi risultati ottenuti presso questo laboratorio confermano quanto già documentato da Tronick. Tuttavia, al di là di un approfondimento delle nostre conoscenze sulla capacità dei bambini molto piccoli di comunicare e reagire all'ambiente emotivo, questi studi consentono di valutare, fin da subito, eventuali difficoltà
nella relazione madre-bambino, permettendo interventi precoci di supporto ai genitori".

 






  

 


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