La
ricerca, tra le prime nel suo genere in Italia, è stata condotta dall'IRCCS
"E. Medea" di Bosisio Parini in collaborazione con la Harward Medical
School di Boston. I dati sono stati pubblicati sul Giornale Italiano di
Psicologia.
Come la letteratura specialistica ha evidenziato da tempo, il bambino è
in grado di percepire fin dai primi mesi di vita gli aspetti emotivi
della comunicazione: la madre accenna ad un sorriso, il bambino le
risponde con un energico movimento delle braccia, agita le gambine,
emette vocalizzi...
Ma cosa succede quando la comunicazione viene interrotta o alterata?
Come reagisce il bambino quando la madre non può o non è in grado di
relazionarsi positivamente con lui, come potrebbe accadere per esempio
in caso di depressione?
Come mamma e bambino riescono a recuperare la relazione dopo momenti di
incomunicabilità?
All'IRCCS "E. Medea" – Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini,
in collaborazione con la Harward Medical School di Boston, è stata
valutata la reazione emozionale di bambini molto piccoli (tra i 3 e i 6
mesi di età) nel corso di una situazione in cui la madre simula un
blackout comunicativo.
Venti bambini sono stati videoregistrati mentre interagivano "viso a
viso" con le loro madri.
La procedura di osservazione, nota come "paradigma still-face", prevede
tre fasi di due minuti ciascuna nel corso delle quali alla madre viene
chiesto: 1) di interagire con il figlio come farebbe abitualmente; 2) di
mantenere un'espressione del volto immobile (still-face); 3) di
riprendere a interagire con il figlio.
Uno degli scopi principali di questa procedura è produrre una condizione
controllata di stress relazionale che permetta di verificare la capacità
del bambino di adattarsi alla non-comunicazione materna. Le reazioni dei
bambini sono state valutate codificando lo sguardo, l'espressione
emozionale e lo stato comportamentale.
I risultati indicano che i bambini reagiscono al volto inespressivo
della madre con un incremento dell'emozionalità negativa e una riduzione
del coinvolgimento sociale positivo (aumento dello scanning visivo,
incremento dell'agitazione, richiesta di essere preso in braccio,
pianto). In particolare, nel corso della fase di still-face il bambino
sperimenta una marcata contraddizione: pur essendo fisicamente presente,
la madre non è emotivamente disponibile. Lo studio dimostra che non vi
sono particolari differenze tra maschi e femmine, diversamente da quanto
emerge in analoghe ricerche USA, dove i bambini presentano maggiori
stati emozionali negativi rispetto alle bambine.
Il disagio sperimentato nella fase di still-face può "trascinarsi" nella
terza fase (reunion): infatti il bambino è diviso tra il desiderio di
riprendere ad interagire con la madre e il peso dell'affetto negativo
che ha precedentemente sperimentato.
Il conflitto verrà espresso da un'alternanza di segnali positivi e
negativi che non viene osservata in interazioni normali. Inoltre il
bambino e la madre devono trovare un modo per riparare una vera "rottura
comunicativa". E' proprio la capacità di "ricucire" ciò che determina la
qualità dell'interazione madre/bambino.
Edward Tronick, professore di Pediatria e Psichiatria alla Harvard
Medical School e ideatore di questa procedura sperimentale, evidenzia il
ruolo fondamentale svolto sia dalla mamma che dal bambino nel "riparare"
le rotture che avvengono nella comunicazione: "E' importante che a
seguito dell'interruzione della comunicazione tra madre e bambino vi sia
la capacità e la possibilità di mettere in atto dei processi di
riparazione. Infatti, le interazioni tra mamma e bambino che avvengono
dopo un blackout comunicativo sono occasioni importanti di apprendimento
socio-emozionale. Inoltre le modalità di recupero dell'interruzione
della comunicazione sono gli aspetti che renderanno unica la relazione
tra madre e bambino".
Rosario Montirosso, responsabile del Laboratorio per lo studio della
relazione madre-bambino e della comunicazione emozionale dell'IRCCS "E.
Medea", sottolinea le potenzialità di una osservazione precoce delle
capacità emozionali del bambino e della relazione madre/bambino nella
prevenzione di eventuali disturbi emotivi e comportamentali: "I primi
risultati ottenuti presso questo laboratorio confermano quanto già
documentato da Tronick. Tuttavia, al di là di un approfondimento delle
nostre conoscenze sulla capacità dei bambini molto piccoli di comunicare
e reagire all'ambiente emotivo, questi studi consentono di valutare, fin
da subito, eventuali difficoltà
nella relazione madre-bambino, permettendo interventi precoci di
supporto ai genitori".