Le disfunzioni del basso tratto urinario, le alterazioni della
defecazione nonché i disturbi femminili della sfera sessuale possono
oggi avvalersi di una nuova metodica terapeutica di stimolazione delle
radici sacrali conosciuta come “neuromodulazione” sacrale.
La neuromodulazione sacrale è una nuova metodica di elettrostimolazione
continua della radice sacrale S3 presso la fuoriuscita dal suo forame,
mediante l’impianto chirurgico di un sistema controllabile dall’esterno
per via telemetria.
L’attuale procedura prevede due tempi: un primo tempo durante il quale
si esegue un test di stimolazione mediante puntura percutanea di uno o
entrambe le radici sacrali S3. Questo tempo è previsto per valutare
l’effettiva risposta neurogena dei nervi sacrali e viene definito PNE (Percutaneous
Nerve Evaluation). Viene così impiantato provvisoriamente un elettrodo,
connesso con uno stimolatore esterno, che verrà lasciato in sede per un
periodo che può variare da 7 a 10 giorni. Il primo tempo rappresenta la
fase più importante della procedura e, solo se correttamente eseguito,
può fornire indicazioni precise per l’impianto definitivo. Durante
questo primo tempo, in anestesia locale il chirurgo cerca la sede dei
forami sacrali S2-S4 e, sotto guida fluoroscopica o sotto guida TC ,
esegue il centraggio.
In caso di risposta positiva al test, al paziente viene proposto il
secondo tempo della procedura che prevede, tramite un piccolo atto
chirurgico, l’impianto definitivo dell’elettrodo in S3 alimentato da un
piccolo pace-maker che viene posizionato in una tasca sottocutanea
sovraglutea o addominale.
Per il momento, le indicazioni alla neuromodulazione sacrale sono
rappresentate da:
- disfunzioni del basso tratto urinario: incontinenza da urgenza,
ritenzione urinaria di origine non ostruttiva, sindrome
urgenza/frequenza, vescica iperattiva, cistiti interstiziali refrattarie
a terapia medica
- disfunzioni defecatorie: incontinenza fecale, defecazione ostruita
- dolore pelvico cronico
- disturbi sessuali nella donne: vaginismo
Molti sono gli studi fino ad oggi pubblicati su ciascuna di queste
indicazioni anche se, purtroppo, non vi è univocità di risultati. Il
campo di maggiore interesse è stato finora quello dell’incontinenza
urinaria da urgenza, della sindrome urgenza/frequenza e della vescica
iperattiva, disturbi che spesso non hanno una risposta ottimale con la
terapia medica. Molti pazienti affetti da disfunzioni del basso tratto
urinario, resistenti alla riabilitazione perineale, alla terapia medica
e chirurgica classica, hanno trovato giovamento in questa nuova
metodica.
In conclusione, la
neuromodulazione sacrale da una parte, in casi
selezionati, rappresenta una nuova possibilità terapeutica che aggiunge
una speranza di guarigione a chi ha già provato molte altre cure senza
successo, dall’altra potrebbe forse rappresentare la terapia di primo
livello per alcuni disturbi specifici, in quanto mini-invasiva e ben
tollerata e potrebbe, in questo senso, evitare a molti pazienti terapie farmacologiche di lunga durata.