E' stata sperimentata al Galliera l'invenzione dello scienziato che
rivoluziona l'approccio terapeutico
nei pazienti thalassemici
Questa mattina nel corso dell'Adunanza Solenne di chiusura dell'anno
accademico dei Lincei, verrà conferito a Mauro Marinelli – Professore
del Dipartimento di Fisica dell'Università di Genova – il prestigioso
Premio Linceo 2007 per la Fisica.
Le motivazioni che hanno indotto la Commissione dell'Accademia dei
Lincei ad assegnare a Marinelli l'ambito premio sono relative alla
ideazione, progettazione e costruzione del “suscettometro”, innovativo
strumento per l'individuazione non invasiva dell'accumulo di ferro nel
fegato nei pazienti affetti da thalassemia, sperimentato presso
l'Ospedale Galliera di Genova. Un sostanziale apprezzamento quello della
giuria sia per l'ingegnosità della concezione sia per importanza sociale
della realizzazione.
Il progetto e la costruzione dell'apparecchio sono avvenuti nel
laboratorio della Sezione di Genova dell’Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare operante presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di
Genova, mentre la sperimentazione dello stesso è stata eseguita presso
il Centro della Microcitemia dell'Ospedale Galliera di Genova, diretto
dal dott. Gianluca Forni, che ha messo a disposizione per l'importante
ricerca il supporto scientifico medico e la casistica per la validazione
della macchina. Il Galliera rappresenta in questo settore un punto di
riferimento non solo nazionale e si occupa attivamente di perfezionare
strategie di prevenzione, di diagnosi e di terapia nei soggetti affetti
da thalassemia, la più diffusa malattia genetica che colpisce ogni anno
nel mondo 45.000 bambini.
La thalassemia causa una grave forma di anemia che fino a qualche
decennio fa non consentiva di sopravvivere oltre i 10 anni. Negli ultimi
tempi, grazie al deciso miglioramento delle cure, l’attesa e la qualità
della vita dei pazienti thalassemici è notevolmente cambiata fino a
farla divenire una malattia a prognosi aperta. Un gran numero di
pazienti thalassemici che avevano un donatore consanguineo è poi potuto
arrivare alla guarigione definitiva grazie al trapianto di midollo. Per
gli altri la cura, che garantisce una qualità di vita quasi normale,
consiste nella trasfusione periodica di sangue e nella somministrazione
di farmaci che prevengono i danni delle trasfusioni, tra questi
l'accumulo di ferro nel fegato. L'invenzione di Marinelli permette di
effettuare il monitoraggio dell'efficacia delle terapie finalizzate alla
progressiva riduzione di ferro nel fegato senza la necessità di biopsie.
Recentemente lo strumento ha avuto la convalida dell'Autorità Sanitaria
anche per uso pediatrico. I pregevoli risultati del Prof. Marinelli
hanno dato l'occasione per oltre un centinaio di pubblicazioni
scientifiche sulle più qualificate riviste internazionali.