Genova Anno V - n°29 - 13.06.2007 Pagine Nazionali

Macchie della pelle: quelle scure affliggono 3 milioni di donne italiane. le bianche fioriscono sulla cute di un italiano su due


clicMedicina - redazione@clicmedicina.it

Sono circa tre milioni le italiane che devono fare i conti con le macchie scure sul viso. Inestetismi che si “accendono”, diventando particolarmente evidenti, sotto il sole estivo. Ad essere colpite sono il 10% delle donne in età fertile. Colpa anche dei profumi, di alcuni componenti di creme cosmetiche, della pillola contraccettiva e di particolari farmaci. Tutte sostanze a cui le pelli più sensibili rispondono sviluppando le tipiche chiazze scure. Colpite, in particolare, le persone geneticamente predisposte, non solo donne, e quelle che si espongono “male” al sole: senza protezione, spesso sottovalutando il sole di città, da temere, in caso di tendenza a melasma, come al mare o in montagna.

‘’Fino a qualche tempo fa le macchie scure erano legate soprattutto alla gravidanza, principale momento d’esordio del cosiddetto melasma o cloasma. Non a caso si parlava di “maschera gravidica”, precisa Torello Lotti, Ordinario di Dermatologia e Direttore dell’Unità operativa Complessa di Dermatologia, Dipartimento di Scienze Dermatologiche dell’Università degli Studi di Firenze. “Ora invece questi inestetismi sono visibili anche in donne che non hanno avuto bambini. Donne che utilizzano la pillola anticoncezionale e, in generale, pazienti che fanno uso di farmaci fotosensibilizzanti”. Ma sono sempre più frequenti anche le reazioni della cute sensibile ai profumi, alle creme profumate e ai conservanti,in particolare quelle causate dalle creme cosmetiche a base di acido linoleico o a base di salicilati’’. Ci sono poi diversi farmaci fotosensibilizzanti. “I foglietti illustrativi – ricorda l’esperto – indicano i rischi di fotosensibilizzazione, ma poche persone ci fanno caso. E’ buona norma però, per le persone che devono assumere medicinali, controllare il bugiardino prima di lunghe esposizioni al sole”.

Per eliminare le macchie scure i dermatologi oggi hanno a disposizione diverse armi. “Recentemente – ricorda Lotti – è stato tolto dal commercio l’idrochinone, una sostanza che garantiva ottimi risultati nell’eliminazione delle macchie scure, ma che aveva gravi effetti collaterali. Siamo dovuti ricorrere quindi ad un nuovo armamentario, più composito, per sopperire all’eliminazione della terapia di riferimento”. Ora, dunque, si utilizzano sostanze come l’acido azelaico; l’acido cogico; le combinazioni tra i due prodotti. Ancora semi-sperimentale l’acido acetilcisteaminilico Ma sono utilizzati anche i peeling chimici e i laser. ‘’Il laser più utile per queste forme – precisa Lotti - è l’Herbium: Yag come pure il Q -Switch, con una lunghezza d’onda di 2.940 nanometri , che intercetta in maniera specifica la melanina’’. In tutti i casi alla terapia per cancellare le macchie va associata sempre l’uso costante di filtri solari ad alta protezione. ‘’Necessario anche rimuovere le possibili cause: eliminare quindi creme profumate e, quando possibile, i farmaci fotosensibilizzanti, altrimenti facciamo il gioco del nemico’’. La scelta dell’”arma” terapeutica è legata la tipo di melasma, superficiale o profondo (dermico), che viene individuato attraverso l’esame con la luce di Wood.

Le macchie bianche, invece, compaiono sulla pelle di un italiano su due, quasi un’epidemia. Non è solo colpa della vitiligine che affligge “appena” un milione di italiani. A scolorire l’epidermide, per il 4-5% della popolazione, ci sono anche i segni della dermatite atopica (pitiriasi alba), più evidenti quando va via l’abbronzatura con il tipico aspetto “leopardato”. Piccole macchie rotondeggianti, invece, possono interessare, nel corso della vita, il 50% della popolazione, e sono dovute a un fungo (pitiriasi versicolor) - molto comune - che si nutre di cheratine, liberando acido azelaico, una sostanza in grado di bloccare la produzione di melanina. Congenito, invece, il piebaldismo: la pigmentazione biancastra è dovuta alla mancata migrazione di melanociti durante l’embriogenesi. C’è poi il nevo depigmentoso, un neo “in negativo”, e infine la lebbra, ancora comune in molti Paesi.

Le terapie

Fino a poco tempo fa per eliminare le macchie bianche si utilizzava un’esposizione ai raggi ultravioletti su tutto il corpo attraverso, per esempio, gli ultravioletti B a banda stretta. L’esposizione avveniva tramite una sorta di cabina del telefono che emetteva intorno a 311 nanometri. Molto usata anche la fotochemioterapia orale, Puva terapia, che emette tra 320 e 400 nanometri e che prevede, prima dell’esposizione, l’assunzione di un farmaco (Psoralene) con forti effetti collaterali.

Microfototerpia. “Questa cultura delle terapie generalizzate, viene a mano a mano soppiantata grazie alla microfototerapia, che permette di curare solo la parte della pelle interessata, risparmiando il resto - spiega Torello Lotti. In pratica, si utilizzano sonde, associate a fibre ottiche, che trasportano la lunghezza d’onda voluta direttamente sulla chiazza bianca, senza utilizzare l’esposizione total body. Questo ha rivoluzionato il modo di affrontare la cura offrendo grandi vantaggi: non c’è più la necessità di ingerire farmaci tossici, si riduce la dose di esposizione ai raggi e quindi l’invecchiamento cutaneo oltre ai rischi di tumore della pelle. Infine, molto importante per i pazienti, non si aumenta il contrasto tra cute sana e cute malata che, molte volte, permane per mesi dopo l’esposizione generalizzata’’, La tecnica, inoltre, è particolarmente efficace perché funziona in circa il 75% dei casi.

Autotrapianto dei melanociti: Nel 25% dei casi in cui le macchie bianche non si cancellano con la microfototerapia, gli esperti utilizzano l’autotrapianto dei melanociti. ‘’Si aspirano - da una parte del corpo meno visibile, come le ascelle - microdosi di melanociti e si “seminano” nelle aree in cui non c’è la tendenza a pigmentare”, spiega Lotti. Una tecnica riservata a macchie che da tempo non guariscono, come nella vitiligine stabile

 






  

 


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