Sono circa tre milioni le italiane che devono fare i conti con le
macchie scure sul viso. Inestetismi che si “accendono”, diventando
particolarmente evidenti, sotto il sole estivo. Ad essere colpite sono
il 10% delle donne in età fertile. Colpa anche dei profumi, di alcuni
componenti di creme cosmetiche, della pillola contraccettiva e di
particolari farmaci. Tutte sostanze a cui le pelli più sensibili
rispondono sviluppando le tipiche chiazze scure. Colpite, in
particolare, le persone geneticamente predisposte, non solo donne, e
quelle che si espongono “male” al sole: senza protezione, spesso
sottovalutando il sole di città, da temere, in caso di tendenza a
melasma, come al mare o in montagna.
‘’Fino a qualche tempo fa le macchie scure erano legate soprattutto alla
gravidanza, principale momento d’esordio del cosiddetto melasma o
cloasma. Non a caso si parlava di “maschera gravidica”, precisa Torello
Lotti, Ordinario di Dermatologia e Direttore dell’Unità operativa
Complessa di Dermatologia, Dipartimento di Scienze Dermatologiche
dell’Università degli Studi di Firenze. “Ora invece questi inestetismi
sono visibili anche in donne che non hanno avuto bambini. Donne che
utilizzano la pillola anticoncezionale e, in generale, pazienti che
fanno uso di farmaci fotosensibilizzanti”. Ma sono sempre più frequenti
anche le reazioni della cute sensibile ai profumi, alle creme profumate
e ai conservanti,in particolare quelle causate dalle creme cosmetiche a
base di acido linoleico o a base di salicilati’’. Ci sono poi diversi
farmaci fotosensibilizzanti. “I foglietti illustrativi – ricorda
l’esperto – indicano i rischi di fotosensibilizzazione, ma poche persone
ci fanno caso. E’ buona norma però, per le persone che devono assumere
medicinali, controllare il bugiardino prima di lunghe esposizioni al
sole”.
Per eliminare le macchie scure i dermatologi oggi hanno a disposizione
diverse armi. “Recentemente – ricorda Lotti – è stato tolto dal
commercio l’idrochinone, una sostanza che garantiva ottimi risultati
nell’eliminazione delle macchie scure, ma che aveva gravi effetti
collaterali. Siamo dovuti ricorrere quindi ad un nuovo armamentario, più
composito, per sopperire all’eliminazione della terapia di riferimento”.
Ora, dunque, si utilizzano sostanze come l’acido azelaico; l’acido
cogico; le combinazioni tra i due prodotti. Ancora semi-sperimentale
l’acido acetilcisteaminilico Ma sono utilizzati anche i peeling chimici
e i laser. ‘’Il laser più utile per queste forme – precisa Lotti - è l’Herbium:
Yag come pure il Q -Switch, con una lunghezza d’onda di 2.940 nanometri
, che intercetta in maniera specifica la melanina’’. In tutti i casi
alla terapia per cancellare le macchie va associata sempre l’uso
costante di filtri solari ad alta protezione. ‘’Necessario anche
rimuovere le possibili cause: eliminare quindi creme profumate e, quando
possibile, i farmaci fotosensibilizzanti, altrimenti facciamo il gioco
del nemico’’. La scelta dell’”arma” terapeutica è legata la tipo di
melasma, superficiale o profondo (dermico), che viene individuato
attraverso l’esame con la luce di Wood.
Le macchie bianche, invece, compaiono sulla pelle di un italiano su due,
quasi un’epidemia. Non è solo colpa della vitiligine che affligge
“appena” un milione di italiani. A scolorire l’epidermide, per il 4-5%
della popolazione, ci sono anche i segni della dermatite atopica
(pitiriasi alba), più evidenti quando va via l’abbronzatura con il
tipico aspetto “leopardato”. Piccole macchie rotondeggianti, invece,
possono interessare, nel corso della vita, il 50% della popolazione, e
sono dovute a un fungo (pitiriasi versicolor) - molto comune - che si
nutre di cheratine, liberando acido azelaico, una sostanza in grado di
bloccare la produzione di melanina. Congenito, invece, il piebaldismo:
la pigmentazione biancastra è dovuta alla mancata migrazione di
melanociti durante l’embriogenesi. C’è poi il nevo depigmentoso, un neo
“in negativo”, e infine la lebbra, ancora comune in molti Paesi.
Le terapie
Fino a poco tempo fa per eliminare le macchie bianche si utilizzava
un’esposizione ai raggi ultravioletti su tutto il corpo attraverso, per
esempio, gli ultravioletti B a banda stretta. L’esposizione avveniva
tramite una sorta di cabina del telefono che emetteva intorno a 311
nanometri. Molto usata anche la fotochemioterapia orale, Puva terapia,
che emette tra 320 e 400 nanometri e che prevede, prima
dell’esposizione, l’assunzione di un farmaco (Psoralene) con forti
effetti collaterali.
Microfototerpia. “Questa cultura delle terapie generalizzate, viene a
mano a mano soppiantata grazie alla microfototerapia, che permette di
curare solo la parte della pelle interessata, risparmiando il resto -
spiega Torello Lotti. In pratica, si utilizzano sonde, associate a fibre
ottiche, che trasportano la lunghezza d’onda voluta direttamente sulla
chiazza bianca, senza utilizzare l’esposizione total body. Questo ha
rivoluzionato il modo di affrontare la cura offrendo grandi vantaggi:
non c’è più la necessità di ingerire farmaci tossici, si riduce la dose
di esposizione ai raggi e quindi l’invecchiamento cutaneo oltre ai
rischi di tumore della pelle. Infine, molto importante per i pazienti,
non si aumenta il contrasto tra cute sana e cute malata che, molte
volte, permane per mesi dopo l’esposizione generalizzata’’, La tecnica,
inoltre, è particolarmente efficace perché funziona in circa il 75% dei
casi.
Autotrapianto dei melanociti: Nel 25% dei casi in cui le macchie bianche
non si cancellano con la microfototerapia, gli esperti utilizzano
l’autotrapianto dei melanociti. ‘’Si aspirano - da una parte del corpo
meno visibile, come le ascelle - microdosi di melanociti e si “seminano”
nelle aree in cui non c’è la tendenza a pigmentare”, spiega Lotti. Una
tecnica riservata a macchie che da tempo non guariscono, come nella
vitiligine stabile