Genova Anno V - n°29 - 13.06.2007 Pagine Nazionali

del 22/06/2007

 

Incontinenza urinaria maschile dopo chirurgia prostatica: un problema risolvibile


Prof. Alchiede Simonato - alchiede.simonato@unige.it

Dr. Andrea Gregori - greg001@libero.it  

Attualmente, l’incidenza dell’incontinenza urinaria da sforzo a 12 mesi dall’intervento, nei pazienti sottoposti a prostatectomia radicale per carcinoma prostatico varia dal 5% al 15-20% mentre l’incontinenza dopo resezione endoscopica (transuretrale) della prostata per ipertrofia prostatica benigna è circa dell’ 1%.


Ogni paziente che è sottoposto a terapia chirurgica prostatica per via endoscopica o a cielo aperto riceve inevitabilmente, per motivi anatomici, una lesione dello sfintere uretrale prossimale che si trova a livello del collo vescicale. Di conseguenza la continenza del paziente viene affidata allo sfintere uretrale esterno che si trova a livello dell’apice prostatico.


Le cause chirurgiche che determinano l’incontinenza urinaria dopo chirurgia prostatica sono da ricondurre ad una lesione più o meno grave dello sfintere uretrale esterno. Tuttavia oltre ai problemi di tecnica chirurgica esistono fattori di rischio preoperatori dell’incontinenza come lo stadio della malattia, l’età del paziente, alcune malattie del sistema nervoso e del sistema endocrino.
L'incontineza urinaria post-chirurgica si può manifestare con caratteristiche diverse: associata a condizioni di sforzo (la tosse, lo starnuto, il sollevamento d’oggetti da terra o in situazioni di cambio di postura), ma alcune volte, può essere mista, associata cioè; ad urgenza (quando lo stimolo urinario improvviso non consente di arrivare fino al bagno). Nei casi più gravi la perdita d’urina è continua ed il paziente non riesce ad interrompere lo sgocciolamento.


Possibilità terapeutiche:


Riabilitative
La riabilitazione perineale è indicata dalle linee-guida dell’International Continence Society come primo approccio terapeutico per l’incontinenza urinaria a tutti i livelli e secondo alcuni Autori può raggiungere il 70 per cento di guarigione nei pazienti con incontinenza lieve. Ai nostri pazienti dopo l’intervento di prostatectomia radicale viene sempre prescritto almeno un ciclo riabilitativo.


Farmacologiche
È possibile avere dei buoni risultati con la farmacoterapia solo nell'incontinenza legata ad un'anormale attività vescicale (incontinenza da urgenza.
La duloxetina è l’unico farmaco indicato per l’incontinenza urinaria da sforzo. È un inibitore bilanciato del reuptake della serotonina e della noradrenalina (i due neurotrasmettitori sono i principali regolatori dei movimenti dello sfintere uretrale e l’aumento della loro concentrazione migliora la capacità di contrazione dello sfintere e quindi della continenza). Il farmaco è abbastanza ben tollerato anche se la sua efficacia non è ottimale nelle incontinenze iatrogene. Ai dosaggi maggiori può dare nausea.


lniezioni periuretrali
Sono stati proposti diversi tipi di materiali biologici e sintetici inerti e anallergici da iniettare vicino allo sfintere uretrale. Questi materiali, comprimendo l’uretra, cercano di ripristinare il meccanismo della continenza. La tecnica è semplice e quasi ambulatoriale ma i risultati sono il più delle volte temporanei.

Protesi regolabili pro ACT (Adjustable Continence Therapy)
Queste nuove protesi agiscono con lo stesso meccanismo delle sostanze iniettabili con il vantaggio di poter regolare il grado di compressione dell’uretra. Le protesi consistono in due palloncini in silicone espandibili posizionati ai lati dell’uretra e gonfiabili ambulatorialmente fino ad ottenere il risultato desiderato.
 


Il funzionamento della protesi è legato al corretto e preciso posizionamento che all’inizio era eseguito sotto controllo floroscopico. La tecnica originaria rendeva la manovra molto difficile e doveva essere affidata a mani esperte. Attualmente grazie ad una nostra semplice intuizione [1] posizioniamo la protesi in maniera precisissima sotto controllo ecografico ed in anestesia locale.
 

 

 


E’ un intervento mini invasivo indicato per le incontinenze da sforzo lievi e moderate ed i risultati sono molto incoraggianti con pochissime complicanze.

Gli "Sling"
"Sling" significa amaca, ed, in effetti, questo tipo di intervento consiste nel posizionare, con un intervento chirurgico una benderella (di materiale autologo, eterologo o sintetico) sotto l'uretra. È un intervento relativamente nuovo nell’uomo ma già utilizzato da diversi anni nella donna. Tale intervento può essere eseguito con diverse tecniche tramite l’ancoraggio della bendarella all’ischio con delle viti in titanio (InVance), con un sistema in grado di regolare la tensione (Argus) o con la tecnica trans otturatoria anch’essa mutuata dalla chirurgia dell’incontinenza femminile. E’ un intervento mini invasivo indicato per le incontinenze da sforzo lievi e moderate e nell’uomo è tutt’ora in fase di valutazione dei risultati clinici a medio e lungo termine anche se i buoni risultati maturati con l’esperienza nelle donne fa ben sperare.

 

 

Lo sfintere urinario artificiale AMS 800
Nei casi di incontinenza grave il trattamento di scelta rimane il posizionamento di uno sfintere urinario artificiale tipo AMS 800. Questo dispositivo è composto da una cuffia circolare che avolge l’uretra chiudendola, da un serbatoio che serve a trasferire il liquido presente nella cuffia per poter urinare che viene posizionato in addome ed un dispositivo di attivazione (pompa) che apre lo sfintere posizionato nello scroto.

 

 

 


È un intervento delicato, che richiede una buona esperienza ed ha una probabilità di successo nel 90% dei casi. Richiede 2-3 giorni di degenza. In questo periodo si stanno studiando dispositivi con due cuffie nel tentativo di migliorare ulteriormente i risultati.


Interventi di chirurgia maggiore
Alcune volte oltre all’incontinenza si può associare la stenosi dell’anastomosi refrattaria a plurimi tentativi di disostruzione endoscopica. Questa è una condizione piuttosto rara e può richiedere un intervento di chirurgia ricostruttiva altamente specialistica per ripristinare la pervietà del canale uretrale per via perineale o addirittura per via addomino-perineale. Il posizionamento di uno sfintere artificiale avverrà solo in un secondo tempo quando si è certi che il problema della stenosi è stato definitivamente risolto. Questa è la soluzione chirurgica che abbiamo elaborato e che preferiamo per rendere continenti queste persone[2].

 


Considerazioni
Il trattamento dell’incontinenza dopo chirurgia prostatica è complesso ma risolvibile. Ad oggi non esiste la possibilità di avere un unico trattamento efficace per tutti i tipi di incontinenza iatrogena. È necessario quindi avere una buona dimestichezza con tutte le tecniche più valide e dare le giuste indicazioni al singolo caso.
 

 

Bibliografia
1. Gregori A., Simonato A. et Al:

Transrectal ultrasound guided implantation of the ProACT adjustable continence therapy system in patients with post-radical prostatectomy stress urinary incontinence: a pilot study.

J Urol. 2006 Nov;176(5):2109-13; discussion 2113.

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2. Simonato A, Gregori A, et Al:

Two-Stage Transperineal Management of Posterior Urethral Strictures or Bladder Neck Contractures Associated with Urinary Incontinence after Prostate Surgery and Endoscopic Treatment Failures.

Eur Urol. 2007 Mar 26; [Epub ahead of print]

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Prof. Alchiede Simonato
Clinica Urologica Università degli Studi di Genova
e-mai: alchiede.simonato@unige.it

Dr. Andrea Gregori
UO Urologia L.Sacco Milano
e-mai: greg001@libero.it


 






  

 


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