Genova Anno V - n°29 - 13.06.2007 Pagine Nazionali

Focus esperienziali: panacee per il “mal d’anima”


Anna Carderi - anna.carderi@libero.it

Oggi, più che mai, la psicologia, nel tentativo di adeguarsi alla domanda del mercato mette a disposizione dell’utenza le formule di intervento più disparate e preferibilmente di gruppo.


Ai classici gruppi di psicoterapia si sono aggiunti gruppi esperienziali, workshop, conselling di gruppo, etc.


Uno sguardo nuovo sul malessere è apportato da una nuova formula, i Focus Esperienziali. Nati dall’incontro tra competenze manageriali di comunicazione e di autosservazione proprie dei focus group e le tecniche di intervento più propriamente psicologiche, ne esaltano la dimensione interazionale creando un contesto espressivo-comunicativo che ricalca le situazioni naturali di interazione sociale. Presupposto di partenza è che il disagio non è un male da eliminare ma un messaggio da codificare, comprendere ed esaminare in profondità, nel modo meno direttivo possibile.


Promuovono una nuova applicazione della psicologia, non più centrata sulla patologia ma sul benessere. I Focus Esperienziali sono un insieme di abilità, atteggiamenti e tecniche che consentono ai partecipanti di far emergere le proprie risorse e di autoconsapevolizzarsi sugli strumenti di cui dispongono. Si attuano in uno spazio gruppale ben strutturato in cui, in assenza di lezioni teoriche e in una situazione di full immersion (ogni focus ha una durata minima di una giornata) viene incoraggiata l’espressione delle emozioni e dei sentimenti attraverso la libera espressione del corpo che diviene lo strumento principale di azione. Per queste loro peculiarità sono un utile strumento di formazione alla crescita personale ed un utile percorso verso l’autorealizzazione.


I vantaggi offerti derivano dal fatto di poter sperimentare in prima persona diversi modi di relazionarsi con gli altri e di toccare con mano gli schemi di comportamento adottati nel corso della propria vita.


Penso che il merito ed anche il successo di questi gruppi è quello di rendere consapevole la persona di non essere deterministicamente legata alla propria infanzia, educazione, esperienza passata, ma di avere un margine di autonomia nel disegnare la propria vita. Questa consapevolezza permette l’existere il “venire fuori, emergere” come dire come out!


 






  

 


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