Il Brutto e il Cattivo.
E’ un’accoppiata micidiale. Fibrillazione Atriale e Scompenso Cardiaco,
spesso viaggiano insieme, ma ormai sono sempre meno un’incognita per la
nostra salute.
I protagonisti della 7^ edizione del Congresso Internazionale Atrial
Fibrillation, la Fibrillazione Atriale e lo Scompenso Cardiaco sono
oggetto di studio e verifica da parte di una nutrita compagine di
cardiologi nazionali ed internazionali che si ritrovano, ogni due anni,
come ospiti e relatori del congresso organizzato e presieduto dal prof.
Alessandro Capucci, direttore della Divisione di Cardiologia
dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza.
La FA è brutta perché costringe ad una qualità di vita il più delle
volte ridotta a parità di età, e lo scompenso cardiaco è cattivo in
quanto tende ad evolvere nel tempo fino alla possibilità di portare ad
un esito sfavorevole.
I dati. La realtà è allarmante. La FA può raggiungere più del 5-7% della
popolazione al di sopra dei 65 anni di età con il 35% di correlazione
con l’ipertensione arteriosa. Nei casi di scompenso cardiaco più
avanzato la FA è presente fino al 50% dei pazienti ed è considerata un
fattore prognostico nettamente sfavorevole sia per quanto riguarda
l’aggravamento dello scompenso cardiaco che per la mortalità.
I costi. Enormi per trattare la FA se consideriamo che è l’aritmia a più
alto tasso di ricoveri in ospedale per anno, con una durata media che
varia dai 5 ai 7-9 giorni a seconda che avvengano in Cardiologia o in
reparti medici non specialistici (dove la degenza è in media più lunga).
Ingenti sono i costi sia per la FA che per lo scompenso, relati alla
instaurazione della terapia ipocoagulante che serve a prevenire i
possibili e temuti episodi tromboembolici.
La terapia ipocoagulante richiede ambulatori attrezzati e programmati
all’uopo che garantiscano controlli di esami del sangue seriati atti a
mantenere il valore ottimale di un esame del sangue (attività
protrombinica), valore che deve stare all’interno di un determinato
range per garantire efficacia e prevenire maggiori possibilità di
emorragia.
La stretta correlazione fra il Brutto ad il Cattivo è sottolineata anche
dall’esistenza di casi di scompenso cardiaco che si manifesta con
dispnea, incremento ponderale per eccesso di deposito di acqua nei
tessuti e stanchezza, sintomi scatenati direttamente da una FA ad
elevata frequenza ventricolare.
Il riconoscimento di questi casi (spesso persone di età non anziana,
senza cardiopatie in atto) può portare alla decisione di riportare
immediatamente il ritmo sinusale con una cardioversione elettrica ciò
che si accompagna, il più delle volte, ad una completa risoluzione del
quadro clinico. La ripresa del ritmo regolare si accompagna rapidamente
alla scomparsa dei sintomi con l’eliminazione dell’acqua in eccesso e il
ripristino anche anatomico delle dimensioni del cuore, che si era
allargato, ai livelli normali.
Da queste precedenti osservazioni si nota pertanto la stretta
correlazione fra queste due importanti patologie che tanto impegnano gli
sforzi sanitari e che a buon diritto possono essere chiamati “ugly and
nasty”.