La caratteristica della lucertola Gila è di avere un metabolismo
energetico che le consente di vivere nutrendosi soltanto quattro volte
in un anno. Ciò grazie alla regolazione del metabolismo degli zuccheri e
dell'assorbimento intestinale operato da un ormone, l'exendin-4,
prodotto dalle sue ghiandole salivari. Ormone che ha caratteristiche
funzionali molto simili a quelle di un ormone prodotto dall'organismo
umano, il Glp-1 (Glucagon-like peptide-1), detto anche "secretina".
La particolarità metabolica della Gila ha ispirato i ricercatori della
Lilly e della Amylin Pharmaceuticals, in ricerche e sperimentazioni
durate oltre un decennio, a sintetizzare una molecola, registrata col
nome di exenatide, analoga all'ormone presente nella saliva della
lucertola, divenuta capostipite di una nuova classe di farmaci
denominati "incretino-mimetici" (o "mimetici dell'incretina") poichè
svolgono una funzione simile a quella dell'incretina umana. Nella
persona normale l'aumento di glucosio dopo i pasti stimola le cellule
beta del pancreas alla secrezione di insulina (la cui principale
funzione è quella di agevolare l'utilizzo del glucosio da parte delle
cellule ) e contemporaneamente riduce la secrezione da parte delle
cellule alfa del pancreas del glucagone, la cui funzione, contraria a
quella dell'insulina, è quella di mantenere una certa concentrazione di
glucosio nel sangue durante il digiuno o in periodi di inadeguato
apporto di carboidrati. Contemporaneamente si verifica un'attività
umorale del tubo digerente attraverso la secrezione di alcuni ormoni,
fra cui il Glp-1, o incretina, e il Gip (Polipeptide gastrico
inibitore). Questi ormoni rallentano lo svuotamento gastrico e quindi
l'assorbimento intestinale dei carboidrati. Nei pazienti con diabete
tipo 2 oltre ad aversi una progressiva riduzione della produzione di
insulina da parte delle cellule beta del pancreas e una "resistenza"
all'azione della stessa da parte delle cellule periferiche, si ha anche
una riduzione dei livelli post-prandiali di Glp-1.
Gli studi clinici portati a termine negli Stati Uniti (condotti in più
centri in doppio cieco) su diabetici che, sebbene correttamente trattati
secondo gli usuali criteri, avevano un compenso metabolico
insoddisfacente, hanno evidenziato che l' exenatide ha permesso il
raggiungimento del compenso metabolico in oltre la metà dei
partecipanti. Si è inoltre dimostrato che l’exenatide riduce le
concentrazioni post-prandiali di glucagone, rallenta lo svuotamento
gastrico e di conseguenza l'assorbimento dei carboidrati, agisce
modificando il senso di sazietà, per cui si riduce il consumo di cibo,
ottenendosi, di conseguenza, una significativa riduzione del peso
corporeo. Sembra che l'exenatide sia in grado di ripristinare la
capacità delle cellule beta di produrre insulina subito dopo il primo
influsso derivante dalla presenza di glucosio nel sangue: la "risposta
insulinica di prima fase", che rappresenta la normalità ma che viene
perduta precocemente nei pazienti con diabete di tipo 2.
Uno svantaggio di questa medicina è che non può essere assunta per via
orale e deve essere iniettata; il vantaggio è che a differenza
dell'insulina abbassa lo zucchero nel sangue solo quando è alto, e non
quando è già basso, e quindi non può provocare pericolose crisi
ipoglicemiche. Il vantaggio più importante però mi sembra quello che si
tratta di un analogo di una sostanza, l'incretina, che a quanto pare nei
diabetici non è prodotta correttamente e che ha una serie di funzioni,
alcune non ancora completamente accertate, nell'intestino, nel pancreas,
nel fegato e nel cervello.