Dalla fine degli anni ’70 il problema della cute sensibile è stato oggetto di
numerosi studi in Dermatologia. Si tratta di un disturbo molto frequente, che
può interessare anche più della metà della popolazione. La sua prevalenza è
stata valutata in diversi paesi del mondo: oltre che in Italia, studi
epidemiologici sono stati condotti, in particolare, in Inghilterra, Stati Uniti
e Francia.
In passato se ne è messa addirittura in discussione l'esistenza e diverse sono
state le definizioni di cute sensibile, oggi però gli esperti del settore hanno
raggiunto un accordo pressoché unanime.
Esisterebbero diversi tipi di pelle sensibile, caratterizzati da:
la comparsa di sensazioni di punture, bruciore, tensione, secchezza, talora
anche di dolore e prurito, dovute a stimoli fisici (radiazione ultravioletta,
vento, freddo o caldo eccessivi), chimici (detergenti, cosmetici) e psicologici
(stress).
I disturbi sono decisamente più frequenti nelle donne giovani o adulte, talvolta
influenzati anche dalle fasi del ciclo mestruale. A volte vi si accompagna anche
rossore, ma spesso all'osservazione la cute non presenta alcuna anomalia, per
cui molto spesso quello della pelle sensibile è un disturbo puramente
soggettivo, ma in grado di influire sulla qualità della vita.
La diagnosi è basata sulla storia clinica raccontata dai pazienti, da test molto
semplici come quello cutaneo con acido lattico (“stinging test”) e da
misurazioni che si eseguono sulla cute con strumentazioni non invasive, che
consentono di valutare rapidamente alcune funzioni della pelle (perdita di acqua
transepidermica, analisi d’immagine, microscopia confocale, etc).
Certamente non si tratta di un'espressione allergica, come è erroneamente
opinione di molti.
Nei soggetti con cute sensibile è indubbiamente diminuita la soglia di
tolleranza della pelle e le alterazioni della sensibilità cutanea indicano un
coinvolgimento del sistema nervoso cutaneo, probabilmente legato a diversi
neurotrasmettitori come la sostanza P, polipeptidi vasoattivi (VIP) o il CGRP (calcitonin
gene-related peptide).
La pelle, d'altronde, è l'organo più densamente innervato del corpo ed esiste
una stretta correlazione tra cute e sistema nervoso. Molte cellule cutanee
possiedono, sulla loro superficie, recettori per neuromediatori e le stesse
cellule cutanee sono importanti sorgenti di neuromediatori. In particolare, i
cheratinociti umani (le cellule dell’epidermide capaci di produrre cheratine)
sintetizzano neurotrofine ed endorfine. Le neurotrofine appartengono ad una
famiglia di fattori di crescita, che controllano lo sviluppo, la continuità e la
morte per apoptosi di neuroni ed esercitano molte funzioni regolatrici al di
fuori del sistema nervoso.
“E’ come se esistesse – spiega Fabio Ayala, Direttore della Clinica
Dermatologica dell' Università di Napoli Federico II - un dialogo continuo fra
corpo (pelle), cervello e nervi periferici, espressione di un' interfaccia
neuro-immuno-endocrina. L' innervazione della pelle può subire modificazioni
anche significative sia in condizioni fisiologiche sia in condizioni che si
accompagnano ad infiammazione. Esistono, infatti, particolari disturbi cutanei
infiammatori in cui aumenta l' innervazione, così come esistono evidenze
sperimentali che il sistema neuroendocrino può modulare alcune reazioni
infiammatorie della pelle. Nella pelle, quindi, una ricca rete di nervi
sensitivi rilascia neuropeptidi, modulando così la risposta infiammatoria, la
crescita cellulare, la guarigione delle ferite e le risposte del sistema
immunitario cutaneo.”
L'interazione neurormone-recettore è controllata da enzimi denominati
endopeptidasi, capaci anche di interrompere risposte infiammatorie o immunitarie
indotte da neuropeptidi.
Disfunzioni dei neuroni cutanei possono causare sintomi - come prurito, dolore e
parestesie - che spesso inducono a consultare uno specialista dermatologo.