Il 91,3 per cento delle
acque costiere italiane sono balneabili. E' questo il dato principale
dell'annuale Rapporto sulle acque di balneazione che presenta i dati
sulla balneabilità delle acque italiane marine, lacustri e fluviali. I
dati derivano da un imponente lavoro delle strutture regionali, Arpa, e
Asl che hanno controllato ben 4.667 punti di prelievo marini, 5.410 Km
di coste, e circa 478 punti di prelievo lacustre e 7 fluviali, con
52.745 campioni/anno.
Confermato il trend di miglioramento rispetto agli anni precedenti. "La
balneabilita' delle nostre coste - commenta il sottosegretario alla
Salute Gian Paolo Patta - è tra le migliori d'Europa, con una media che
supera il 90%. E i controlli sono costanti, rigorsosi e sempre
aggiornati".
L'annuale Rapporto sulla qualità delle acque di balneazione deriva da un
programma di controlli molto articolato. La sorveglianza delle acque di
balneazione costituisce infatti un momento importante della tutela della
salute pubblica e questo spiega l'attenzione e l'impegno che il
Ministero della Salute ha costantemente dato al programma ed alla sua
attuazione.
Obiettivo del programma di sorveglianza è l'esatta conoscenza, sia sotto
il profilo microbiologico, sia sotto quello fisico-chimico, dello stato
delle acque marine, lacustri e fluviali e, quindi, l'identificazione sia
delle situazioni di degrado ambientale che di situazioni, anche solo
potenzialmente, pericolose. Ciò comporta la necessità, in particolare
per Regioni e Comuni, di interdire alla balneazione i tratti di costa
che non rispondono ai requisiti di legge, ricorrendo a provvedimenti
spesso difficili, soprattutto per regioni a spiccata vocazione
turistico-balneare, ed impopolari, ma indispensabili per raggiungere
l'obiettivo della massima garanzia per i bagnanti.
La normativa italiana, a garanzia della salute dei cittadini, giudica
non idonee alla balneazione anche le acque per le quali, a causa della
incompletezza del monitoraggio, non possa essere espressa una
valutazione. La normativa italiana in materia di acque di balneazione,
già tra le più rigorose in Europa, impone criteri più restrittivi sia
per i tratti di costa insufficientemente campionati che per quelli
vietati per inquinamento microbiologico: i primi saranno interdetti alla
balneazione fino a quando non sarà rispettata la frequenza di
campionamento prescritta, le coste inquinate non potranno essere
riammesse alla balneazione finché non saranno messi in atto gli
opportuni interventi di risanamento e conseguente recupero.
Tale sistema, attualmente, rappresenta un momento di eccellenza nei
programmi di sorveglianza sanitaria in Italia costituendo un data base
affidabile ed utile per consentire di attuare e valutare, correggendole
se del caso, le azioni di risanamento ambientale e di prevenzione
sanitaria. D’altra parte, questa esperienza mostra come le sinergie
operative e tecnico-scientifiche tra Organismi dello Stato Centrale e
delle Regioni, anche nelle loro articolazioni territoriali, produca un
effetto favorevole con miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia
del sistema.
Fonte: Ministero della salute