Nel lavoro quotidiano del medico di famiglia si presentano casi molto
vari e estremamente interessanti. Uno di questi lo descriverò in
seguito.
B. K., una paziente a me sconosciuta, viene a farsi visitare per la
prima volta il giorno 04.04.2005 in seguito alla raccomandazione di una
mia vecchia paziente. Sin dalla prima occhiata mi sono convinta di avere
a che fare con un caso particolare e che la condizione della paziente
non fosse molto buona. Sembrava stanca, le mancavano le forze e a
malapena riusciva a stare in piedi, in faccia era pallida, bianca come
alabastro e con dei riflessi verdastri, le labbra avevano la stessa
pallidità. Comincio a fare l’anamnesi. La ragazza proveniva da una zona
rurale ed arretrata, aveva 22 anni, era stata cresciuta in pessime
condizioni economiche e quindi aveva seguito una dieta povera di
proteine e ricca di carboidrati. Soffriva di una stitichezza continua,
problemi mestruali (ciclo non regolare e a volte addirittura mancante) e
problemi digestivi, con la riduzione, fino alla mancanza, di appetito e
talvolta nausea. Il viso e il suo comportamento mostravano estrema
melancolia e malumore. Durante l’esame obiettivo ho notato polso veloce,
88-90, pressione arteriosa 80/50 mmHg e nell’auscultazione del cuore si
sentiva molto rumore sistolico. La respirazione polmonare era pulita e
vescicolare. Il fegato e la milza si presentavano grandi. Le estremità
(mani e piedi) non avevano edemi. Le analisi di sangue sono state svolte
immediatamente nell’ambulatorio dove io lavoro. Dall’anamnesi e dalle
analisi le ho formulato la diagnosi di Anemia ipocromica Giovanile. Le
analisi sono riportate di seguito:
eritrociti 2.800.000, nel microscopio il singolo eritrocita si presenta
pallido, senza colore
emoglobina 5,5 grammi
sedimento 8
leucociti 2800
Nelle analisi c’è ipocromia macrocitica e microcitica
L’ematocrito è 25%
Vedendo l’anamnesi e le condizioni della ragazza ho pensato che fosse il
caso di mandarla immediatamente all’ospedale per farla seguire da medici
qualificati. La cura a casa mi è sembrata impossibile. La paziente però
non ha accettato di andare all’ospedale, a causa della sua arretrata
mentalità rurale, nonostante io abbia insistito ripetutamente nei miei
consigli. In queste condizioni, dopo la consultazione con il medico di
laboratorio, ho deciso la terapia e di seguire la paziente con frequenti
analisi di controllo. Stavo sempre attenta alle analisi di laboratorio
in modo da poterla mandare immediatamente all’ospedale se non avessi
avuto buoni risultati. Ho cominciato la terapia con:
retafer 100 mg 3 volte al giorno
acido folico 5 mg 3 volte al giorno
vitamina C 500 mg 3 volte al giorno
calcium sandoz 500 mg 3 volte al giorno
Oltre alla precedente terapia le ho raccomandato una dieta ricca di
proteine e frutta. Ogni giorno andavo a casa sua per seguire la
situazione della paziente. Ho notato che cominciava a migliorare.
Cominciava a mangiare volentieri e seguiva la cura regolarmente. Dopo il
terzo giorno è cominciato un miglioramento del quadro ematologico, cosa
che si notava anche dal suo viso. Dopo la prima settimana di terapia
oltre al cambiamente nelle condizioni della ragazza si notavano altri
nel suo quadro ematologico. Riporto le analisi di seguito:
eritrociti 3.720.000
emoglobina 6,8 mg
leucociti 3.300
Il miglioramente si notava anche nel suo buon umore, aveva voglia di
camminare all’aperto, mangiava volentieri e non aveva più la nausea.
Dopo 15 giorni la ragazza veniva regolarmente ogni settimana per fare le
analisi e ogni volta se ne andava felice perché si sentiva meglio. Dopo
il primo mese di terapia le analisi del sangue si presentavano normali,
cosa che mi ha lasciato stupita come medico ma che mi ha anche regalato
un piacere molto particolare. Le ultime analisi sono riportate di
seguito:
eritrociti 4.150.000
emoglobina 11,5 gr
leucociti 4.800
Non si notano ne macro ne microciti. Il cilco mestruale si è
normalizzato e anche la stitichezza. Dopodichè la paziente non è più
venuta per un lungo periodo nell’ambulatorio, se non dopo un anno. Sono
rimasta stupita vedendo davanti a me una ragazza in piena salute,
allegra e dinamica che mi guardava ridendo, era adirittura ingrassata
più del dovuto. Lei non era più la mia vecchia paziente. Era solo venuta
insieme a sua madre per salutarmi e ringraziarmi per il servizio che le
avevo reso.