Primi in Europa, e terzi nel mondo dopo Usa e Canada, per utilizzi a
testa d’acqua potabile – Ma in Mezzogiorno e Isole se ne disperde ben
[cioè mal] la metà – Adeguarsi a Berlino, dove l’acquedotto già la fa
pagare 5 euro al metro cubo? – Le deroghe della/alla Salute
La desertificazione è una delle più gravi emergenze ambientali e
minaccia circa un miliardo di abitanti degli oltre cento Paesi a rischio
e un quarto delle terre del Pianeta. La situazione è drammatica in
Africa – dove il 73 per cento delle terre aride coltivate sono colpite
dal degrado e dalla desertificazione – ma esistono vaste aree minacciate
anche in Asia, in America Latina, nel Nord del Mediterraneo e quindi
anche in Italia.
Nel nostro Paese, fatto poco noto, è stato addirittura creato un
organismo per tentar di arrestare il deserto che avanza: il Comitato
nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione, istituito
dal Presidente del consiglio nel settembre del 1997, che da una decina
d’anni sta dunque cercando di mettere a punto i mezzi necessari per
combattere tale calamità. Ma non è facile.
Ci sono 14 zone in Italia esposte al rischio desertificazione: migliaia
di ettari diffusi tra le province di Agrigento, Siracusa, Reggio
Calabria, Potenza, Bari, Foggia, Sassari. Novantamila chilometri
quadrati, il 27 per cento del Belpaese esposto allo scirocco e alla
sabbia rossa che arriva dall’Africa.
Non solo clima: sfruttamento & sprechi
I cambiamenti climatici fanno la loro parte, ma lo sfruttamento
eccessivo delle risorse e lo spreco aggravano la situazione.
L’Italia, con 980 metri cubi l’anno d’acqua pro capite [2700 litri
quotidiani a persona], si colloca al primo posto per i consumi di acqua
potabile in Europa e al terzo nel mondo dopo Usa e Canada. Eppure, un
terzo degli italiani non ha un accesso regolare e sufficiente a questo
bene primario. Numerosi centri abitati della Sicilia rimangono a secco
per la maggior parte dell’anno. Ma l’acqua c’è, anche se se sperde oltre
la metà: il 60 per cento in media. Significa che ogni 100 litri pompati
solo 40 ne arrivano a destinazione.
Sprechi e cattiva gestione hanno ridotto molti acquedotti a veri e
propri colabrodo, tanto che il Comitato di vigilanza sulle risorse
idriche ha calcolato che per rimettere in sesto la rete idrica italiana
servono 50 miliardi di euro in 20 anni.
Chi pagherà? Sicuramente noi tutti, mentre l’acqua diventa sempre di più
un bene economico sottoposto alle leggi di mercato, come qualsiasi altro
prodotto di consumo.
Pagheremo bollette sempre più salate, in linea con il trend europeo (a
Berlino l’acqua di rubinetto costa quasi 5 euro al metro cubo), mentre i
nostri servizi idrici subiscono l’assalto delle società per azioni
pubbliche e private: una sorta di capitalismo municipale alleato delle
multinazionali del settore.
L’acqua e la finanza le ritroveremo sempre di più alleate. La
speculazione potrebbe così mettere in pericolo ulteriormente l’accesso a
questo bene così prezioso e vitale, perché l’obiettivo di fornire un
servizio pubblico alle migliori condizioni passa in secondo piano
rispetto al vero obbiettivo: realizzare un profitto, soddisfare gli
azionisti, anche a scapito della qualità del servizio.
Potabile?: per adeguanti decreti
Molte Regioni distribuiscono acqua in deroga ai limiti di potabilità -
imposti dal Decreto legislativo numero 31 del 2001 - grazie ai decreti
emanati dal ministero della Salute. Così invece di investire per
migliorare il servizio, realizzano più profitti. Mentre gli italiani
consumano sempre di più acqua minerale: 191 litri pro capite l’anno, con
una spesa media per famiglia di 300 euro: l’oro blu non è solo una
fantasiosa immagine giornalistica.
Le percentuali di perdite d’acqua potabile nelle Regioni del Sud
Abruzzo 60
Basilicata 52
Calabria 54
Campania 45
Puglia 55
Sardegna 43
Sicilia 60
MEDIA 50 per cento: la metà.....
(da appunti dell’Idroinquisitore Giuseppe ALTAMORE, Capo Redattore
vicario ‘Famiglia Cristiana’)
Fonte: Sogesid