Anno II - n°8 - 02.10.2003 Pagine Nazionali

 


L'insonnia


Silvia Robiglio - silviarobiglio@clicmedicina.it 

Paradossalmente il sonno, che nel senso comune viene visto come un momento in cui si interrompono le proprie attività vitali, è in realtà uno degli stadi di coscienza dell’uomo, appartiene quindi  “al giorno biologico di ogni individuo”: lo stato di veglia in realtà continua mentre si dorme, anche se in un altro modo. 

Dormire è una necessità istintiva dell’uomo; se si paragona lo stato di veglia e lo stato di sonno alle funzioni digestive il primo è analogo alla ricerca del cibo e all’atto del mangiare, mentre il secondo al digerire, all’impiegare le componenti nutritive del cibo e dunque acquistare forza. Infatti tutto il metabolismo (soprattutto nella fase REM) aumenta, aiutando così l’organismo a immagazzinare energia. Il sonno è una fase attiva della vita quotidiana assolutamente necessaria a completare l’equilibrio di tutto il corpo e di conseguenza quanto possa essere nocivo non dormire. L'insonnia è un disturbo più comune di quanto si creda e una recente statistica indica che circa il 14% delle persone lamenta un qualche disturbo del sonno ed è insoddisfatta del proprio dormire. 

La percentuale di insonnia aumenta poi con l'età raggiungendo, dopo i 60-65 anni, il 33% e il sesso femminile sembra essere il più colpito.
Ma quando si può parlare realmente di insonnia?

E’ difficile dare una precisa definizione del termine, perché ci sono differenze individuali circa la necessaria "durata" del sonno, per alcuni bastano poche re, altri non si sentono riposati se non dormono almeno dieci ore per notte. Dunque, per definire questo disturbo del sonno è estremamente importante tenere conto della soggettività. Si può definire insonne chiunque, indipendentemente dalla durata del sonno, non dorma bene e per questo non si senta in completa efficienza fisica e mentale durante il giorno. 

L’insonnia può manifestarsi a diversi livelli, sporadici o cronici: l’ "insonnia iniziale", è una difficoltà ad addormentarsi a cui può seguire un sonno anche prolungato ma riferito oggettivamente insoddisfacente; l’”insonnia centrale", è data da numerosi e a volte prolungati risvegli; mentre l’insonnia terminale, spesso conseguenza del secondo provoca un’impossibilità di riaddormentarsi dopo un risveglio precoce notturno.
Ma perché non si riesce a dormire? Spesso le cause si ricercano nel vita giornaliera, nello stress, nelle abitudini alimentari scorrette, ma per essere precisi occorre distinguere un’insonnia detta primaria e una secondaria; nella primaria non è riconoscibile nessuna chiara causa, mentre nella secondaria è possibile riconoscere sia cause fisiche che psichiche. 

L’insonnia primaria, la più difficile da curare perché difficilmente spiegabile. Le diverse scuole psicologiche la affrontano con differenti terapie. La scuola comportamentista riconduce l’insonnia in gran parte a stati di ansia e di depressione derivanti da una capacità variabile di ogni persona di adattarsi o no a stimoli ambientali. In quest’ultimo caso occorre individuare gli stimoli che in una data persona provocano riposte disadattive procedendo poi (con tecniche dette, appunto, comportamentali) a un decondizionamento. Secondo la classica scuola psicanalitica freudiana, l’insonnia può essere correlata a paure nei confronti di pensieri, fantasie o sogni angosciosi che possono presentarsi durante il sonno. Il sonno è il momento in cui la mente razionale non può efficacemente controllare la parte istintiva presente in ogni essere umano e l’insonnia rappresenterebbe il tentativo di perpetuare il controllo. 

Nell'insonnia secondaria i disturbi più frequenti sono: l’angina pectoris, lo scompenso cardiovascolare, le apnee notturne per un periodo variante da 20 a 90 secondi date da ostruzioni delle vie aeree superiori (polipi nasali, sinusiti), il ciclo mestruale caratterizzato dalla cosiddetta tensione premestruale, la menopausa, l’iper e l’ipotiroidismo, l’ipertrofia prostatica, l’ultimo mese di gravidanza, l’alterazione del normale ciclo di attività-riposo che si verifica frequentemente nelle persone che volano da un continente all’altro (jet-lag) oppure che sono sottoposte a turnazione lavorativa, l’ansia (causa l’insonnia iniziale), la depressione (causa l’insonnia centrale e la terminale).








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